GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il letto del Sole è là «dove il Sole va a dormire», l’Occidente. Vera Zamagni, nell’agile volumetto intitolato, appunto, Occidente (Il Mulino, Bologna, 2020), tra la storia e la geografia, rintraccia anche «le radici della civiltà occidentale». E’ chiaro che «la cultura greco-romana» e «la religione ebraico-cristiana» hanno permesso di «costruire categorie di pensiero e realizzazioni pratiche tali da permettere alle persone di vivere una vita con maggiore chance per lo spirito umano di esprimersi creativamente, sia limitando progressivamente i lavori di mera routine degradante sia permettendo una lunghezza di vita tale da dare agio a ciascuno di far fiorire i propri talenti». L’Occidente (ma, più che altro: la visione della vita occidentale) contempla il concetto di persona e quelli di libertà, uguaglianza, fraternità, democrazia e soprattutto l’idea di progresso. Il letto del Sole ha un materasso molle e a molle. E’ stato a causa della flessibilità e della capacità di adattamento (alle varie situazioni storiche) che l’Occidente ha conosciuto «una continua tensione a superare i limiti con tutti i mezzi». In questa direzione, la civiltà (prima di tutto europea) è una civiltà «marittima»; certamente non tellurica. Vera Zamagni ha così l’occasione per farci entrare dentro quel sogno dei marinai, dentro quella stella polare che accompagna i naviganti, e questo sogno, questa visione, questa progettualità ci conduce, oggi, verso una precisa sfida: occorre «ripensare il concetto stesso di progresso». L’Occidente, che Oswald Spengler dava per tramontato già nel 1918, rischia di tramontare nuovamente (esattamente a distanza di un secolo) a causa dell’ «impallidirsi dei suoi valori», ovvero della «perdita dei valori fondativi». «L’Occidente non è più capace di proporsi mete trasformative che indichino sentieri da percorrere, azioni che richiedano oggi sacrifici che daranno frutto nel futuro, un futuro da identificarsi nell’al di là o in un modello di società migliore, e il tempo si sta sempre più schiacciando sul presente». La perdita dei valori fondanti dell’Occidente «ha una radice comune». «L’aver mantenuto all’interno della società occidentale la presenza di un trascendente ha dato a questa civiltà per molti secoli la spinta a migliorarsi, sostituendo un’idea di “progresso” a quella di “fato”, un’idea di tempo ascensionale anziché ciclico». Bisogna, così, tornare a «una visione “trascendente” della politica, basata su valori universali e su obiettivi di lungo periodo». Per Vera Zamagni, il sogno del marinaio (già di per sé) andava oltre. Oltre la realtà. Oltre l’effettuale. Oltre l’immediato. Oggi, che la tecnologia, il neoliberismo e i vari populismi «producono persone solipsiste, sempre attaccate al loro smartphone e distaccate dalle relazioni umane dirette e dalla concentrazione sul lavoro», occorre ripristinare quel sogno, quel miraggio, quel desiderio. Andare oltre, guardare oltre il presente e la sua presentificazione. Ricordarsi che si è figli di un processo che ha attuato un «depotenziamento della verità a preferenze individuali». Vera Zamagni abbranca, ancora una volta, quel sogno. Siamo di fronte a persone che «non sanno sollevare la testa dal presente».
