GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Non azzardo paralleli letterari partendo dalla frase che compone parte del titolo di questo pezzo, scritta da uno dei miei autori preferiti, Cesare Pavese.
In lui, anima tormentata, il nostos ha trovato dignità di significato.
Nostalgia e ritorno hanno accompagnato una tormentata esistenza finita in un albergo, una notte di fine estate, che si chiamava esattamente come il caffè frequentato nel suo confino in terra ionica. Lo penso sempre, passando dalle mie terre di ritorno.
E passandoci in treno, parallelo al mare ed alle agavi inchinate ad esso. Quindi non mi addentrerò in materie non mie.
Non ne sono capace.
Mi assumo tuttavia la responsabilità di riportare il sentimento del nostalgico ritorno ad una dimensione intima, ancestrale, arcaicamente segreta, ogni qual volta mi reco in un borgo.
Dove?
Semplicemente ovunque.
I luoghi sono persone. Le vie in pietra, quando la frettolosa modernità di chi fa le cose senza significato non le ha ancora ricoperte di asfalto, sono impregnate dei passi della gente.
Se ci cammini senti l’impronta delle scarpe altrui e sovente strumenti di cammino unidirezionale, senza ritorno.
Un nostos diviso in parti diseguali.
Tre quarti di nostalgia, un quarto di ritorno.
I borghi possono essere ovunque.
Sono tutti uguali, con le finestre ancora non corrotte dall’alluminio, le viuzze pubbliche che diventano private a causa di sedie impagliate che i pochi residenti dispongono appena fuori la porta.
Perlopiù anziani.
Insieme si cura lo spazio ed ancora, in qualche luogo, qualche persona spazza la rua.
Sono tutti diversi, i Borghi. Sono fatti di storie di persone, nella loro unicità.
Accade al Paese Vecchio di Melito, ma anche nella parte alta di Gioiosa, o di Altomonte.
Accade ovunque il luogo coincide con l’anima di chi lo abita.
I luoghi sono persone, e narrano.
Quando mi avvicinavo all’adolescenza, in quel limbo di tempo dove il bambino sente il corpo premere attraverso istinti sconosciuti, sentivo forte la nostalgia del luogo fin allora abitato.
E le pressioni narrative del nuovo paese.
I due luoghi si affiancavano mischiandosi, e i volti della gente si sovrapponevano.
Sullo sfondo, Palizzi Marina.
In evidenza, Melito, appena sotto la collina del Vecchio Paese.
Non c’era nostos, non era ritorno.
Solo nostalgia incompiuta.
Era un viaggio di andata che si sarebbe risolto soltanto attraverso le storie della gente.
In quell’aspro terreno di lacrime e riso, lì soltanto, senti di appartenere ad una terra.
Ecco l’esperienza, un po’ guascona ed estemporanea, delle letture di strada.
Si è iniziato oltre l’ombra di un solo campanile.
Palizzi, Melito. Bova, Bova Marina, Roccella, Reggio Calabria, San Lorenzo, Bagaladi, Condofuri, Caulonia, Montebello.
Mi sia perdonata la dimenticanza di qualche luogo.
Non mi sia perdonata la dimenticanza di qualche storia.
Mi sia da condanna aver dimenticato qualche persona.
Formula semplice.
Un tema scelto da chi vive il luogo. Ognuno porta un brano, una poesia, un proprio scritto.
E si legge, cementando le relazioni umane e incastrando le parole con il suono dei vecchi passi.
Chi legge, legge sempre sé stesso.
Poi le relazioni umane hanno subito l’affronto della distanza precauzionale da pandemia.
Sarà difficile, quando tutto passerà, tornare ad abbracciarci.
Ostinati, i lettori erranti, hanno rifiutato sdegnati la trasformazione da volti e suoni, e pericolose gocce di saliva, in facce da zoom, o meet, a dividersi in parti eguali lo schermo di un computer.
Ed hanno atteso, pazienti, i lettori erranti e ostinati
Da domani si prova a respirare, a ripartire da un borgo, il vecchio paese di Melito, dove la porta d’ingresso sono i baffi a forma di sorriso di Meno.
Che accoglierà per tre giorni i visitatori.
Ci saranno disegni, musica e parole.
Poesie nei muri.
Suoni e fiato finalmente liberi per aprire un’estate di ritorno alla vita.
Discuteremo le nostre origini, ma anche della nostra “vil razza dannata”.
E parleremo di letture come rinascita dei borghi. E di Battiato, artista colto.
E di tutto ciò che verrà fuori dalle relazioni umane, necessariamente incastrate nei piccoli spazi di memoria che sono le viuzze arcaiche e i saliscendi ornati di buganvillea.
Da venerdì 4 giugno a domenica 6, al Vecchio paese di Melito.
Vi aspettiamo, per raccontarci.

