GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Da Lanovitaonline
In merito alle dichiarazioni del Procuratore Nicola Gratteri all’Assemblea Generale dell’ANM
Abbiamo ascoltato con attenzione le dichiarazioni del Procuratore di Napoli Nicola Gratteri, che ha invitato ANM alla compattezza contro la separazione delle carriere, paventando il rischio che dietro la riforma vi sia il disegno di “controllare il pubblico ministero” e di “normalizzare la magistratura”.
Riteniamo doveroso, tuttavia, osservare che le parole del Procuratore non dialogano con la realtà dei fatti.
Egli stesso ha ricordato di non essere mai intervenuto a una riunione dell’ANM, accusando l’associazione dei magistrati di non aver sostenuto la Procura di Catanzaro quando, a suo dire, avrebbe condotto indagini, non più sui “soliti noti”, ma “alzando il livello”.
Aggiunge di essere rimasto solo, di aver “lottato a mani nude” e di esserne uscito comunque “bene”, vantando un tasso di ingiuste detenzioni inferiore alla media nazionale.
Ebbene, non sappiamo a quali dati ideali il Procuratore faccia riferimento.
Quelli reali raccontano una storia drammaticamente diversa: molte delle indagini della Procura di Catanzaro negli anni della sua direzione si sono concluse con numerose scarcerazioni e assoluzioni, anche di grande rilievo, con un tasso di ingiuste detenzioni che, in Calabria, risulta essere di gran lunga superiore alla media nazionale.
“Negli ultimi sette anni lo Stato ha sborsato 220 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione. Ben 78 milioni (il 35 per cento dei casi) in Calabria, terra di maxi operazioni con decine di arresti poi finite in un flop.”
Non sappiamo a quale Calabria si riferisca Gratteri, nel suo mondo immaginario.
In quello reale delle molte vittime delle sue maxi-operazioni, i numeri sono impietosi.
Una questione più profonda
Occorre chiedersi se, in quegli anni, la magistratura calabrese sia stata davvero “libera, indipendente e serena”, come oggi invoca Gratteri, o se piuttosto lo squilibrio di potere interno – determinato da un ruolo dominante della Procura – non abbia tolto serenità soprattutto alla magistratura giudicante.
È lecito domandarsi se un GIP che non accoglieva una sua richiesta cautelare non avvertisse il timore di essere equivocato o esposto, e se molti magistrati di quell’Ufficio così delicato (dove si decide la libertà del cittadino) non abbiano preferito lasciare il ruolo di giudice, trasferendosi altrove pur di mantenere la loro autonomia e indipendenza.
Il silenzio dell’ANM
Occorre interrogarsi, ancora, se la responsabilità dell’ANM non sia stata piuttosto un’altra:
non già nell’“averlo lasciato solo”, come egli sostiene, ma nell’averlo lasciato “indisturbato”.
Il silenzio della magistratura associata di fronte al modo di operare della Procura di Catanzaro è stato davvero assordante.
Senza ipocrisie: tutti sapevano, molti non condividevano, ma nessuno aveva il coraggio di parlare.
Una Procura che ha adottato un approccio spettacolare all’amministrazione della giustizia, seguendo un modello operativo “spinto”, “a trazione anteriore”, senza porsi il problema se tale metodo violasse i diritti e le garanzie degli indagati – in primis la presunzione di innocenza.
La vera indipendenza
Ecco perché la separazione delle carriere non è un rischio per l’indipendenza, ma lo strumento autentico per garantirla davvero:
per assicurare al giudice di essere libero, indipendente e soprattutto sereno rispetto al pubblico ministero, e per affermare una reale indipendenza interna tra funzioni requirenti e giudicanti.
“La verità è che mantenere unite le carriere serve solo a conservare un assetto di potere che, proprio a Catanzaro, ha mostrato la sua pericolosità.”
In nome di una lotta al male condotta spesso con la logica della “pesca a strascico”, sono stati travolti cittadini, famiglie e imprese, risucchiati in procedimenti poi sgonfiati nel tempo — ma non prima di aver lasciato dietro di sé macerie umane e sociali.
La falsa narrazione
Non è stata la Calabria ad essere smontata come un Lego, ma la vita di tante vittime innocenti, risucchiata dalla logica del sospetto e finita nel mirino del gigantismo processuale.
“Forse sarebbe opportuno chiedersi se la falsa narrazione non consista proprio nel sostenere che quelle indagini abbiano retto al vaglio del contraddittorio e del giusto processo.”
La giustizia, quando arriva troppo tardi, non ripara: lascia solo rovine e vite spezzate.
Peccato che, su questa quota di dolore, il Procuratore non abbia mai sentito il dovere di esprimersi, né la responsabilità di chiedere scusa.
Conclusione
Continueremo a batterci per una magistratura davvero libera, indipendente e serena, non in apparenza, ma nei fatti.
E questa libertà passa – oggi più che mai – dalla separazione delle carriere.
Palmi, 27 ottobre 2025
Per il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi
Per il Coordinamento delle Camere Penali Calabresi
Avv. Giuseppe Milicia
