LA FONDAZIONE CORRADO ALVARO SALUTA IL NUOVO VESCOVO DI LOCRI-GERACE
Ecco il testo della lettera che Franco Arcidiaco, Presidente della Fondazione Corrado Alvaro, ha inviato...

Ecco il testo della lettera che Franco Arcidiaco, Presidente della Fondazione Corrado Alvaro, ha inviato...
E ora mi sfogo. In viaggio per Roma, sala d’imbarco, chi non mette la mascherina sul naso? I “soliti” italiani indisciplinati che si fanno sempre riconoscere, anche perché raramente capiscono che bisogna fare la fila. Arrivo a Fiumicino alle 17,30, prendo la navetta per andare all’autonoleggio, scendono in quattro senza mascherina (neanche appesa alle orecchie) con faccia truce e sguardo di sfida, vaglielo a dire “mettiti la mascherina”. Così si sono incamminati verso l’ingresso senza che nessuno dicesse nulla. Ma non basta: ho fatto il test e compilato la scheda, qualcuno ha controllato al mio arrivo? No, avevo con me solo carta straccia… Arrivo al parcheggio e prendo una macchina (servizio ineccepibile) e mi incammino sulla Portuense, che sembrava un avamposto della foresta amazzonica. Da quanti anni è così? Non lo so, ma si tratta di molto tempo. L’abbandono di quel pezzo di periferia è agghiacciante. Poi le strade dissestate, il traffico e la solita indisciplinata romanità che ormai non fa ridere, ormai fa pena. Arrivo a destinazione e giro un po’ per parcheggiare, poi rilevo un aumento ignobile di lavori condominiali, naturalmente fatti ingolfando marciapiedi e parcheggi. Poi le solite automobili in tripla fila, clochard eccetera. Poi vado al supermercato e noto che almeno una persona su tre non porta la mascherina. Non è che la lascia appesa all’orecchio, non la porta proprio. Faccio la spesa e torno a casa a fare le mie cose. Mi accorgo che è tardi, scendo a comprare un pezzo di pizza, non funziona la carta di credito e non hanno il resto di una banconota, è la prima volta che mi vedono, eppure mi dicono “non ti preoccupare paghi domani”, dico “choukran” (sono egiziani) e vado via pensando che si tratta di gentilezza d’importazione. Roma, una capitale europea, una città meravigliosa, vi siete mai chiesti perché i turisti preferiscono andare a Londra, a Parigi o a Madrid? Ve lo siete mai chiesto? Ebbene io la risposta l’avrei: perché Roma è una città maleducata, ed oggi anche aggressiva. Perché non c’è speranza? perché gli italiani che vanno in giro in vacanza tornano dicendo “Roma è meglio”, senza pensare che una carta d’identità te la fanno in cinque mesi, l’attesa all’Agenzia delle entrate è di 4-5 ore, le strisce pedonali dopo una settimana si cancellano (in altre capitali durano due anni, ma non le fanno spruzzando vernice), che tutti i muri sono imbrattati dai “writers”, che i cassonetti sono uno spettacolo indegno eccetera… perché le altre capitali hanno meno problemi di questo tipo? Roma è un tesoro d’arte e di cultura che ha dimenticato cosa significa il rispetto del bene comune e che ha sostituito il senso civico con “ma tanto noi semo mejo, noi ci avemo er Colosseo, l’altri che ci hanno?”. Autocritica, cari miei, questo è quello che serve, e invece di dire “anche Milano s’è inondata”, datevi da fare a sturare i chiusini (lo sapevate anche cinque anni fa che bisognava farlo, perché non lo avete fatto? Eppure, Marino aveva iniziato, non lo ricordate?), invece di dire “il vento sta cambiando”, dimostrate di avere uno straccio di dignità, e invece di amare le vostre chiacchiere, amate questa meravigliosa città, ma coi fatti, non coi post sulle reti sociali o con le comparsate dove a voi conviene… perché se altre capitali europee sono amministrate come capitali europee, fare altrettanto a Roma non è impossibile. E fate rispettare le leggi, cacchio: ho fatto il test, perché diamine in aeroporto non hanno controllato? la mascherina è ancora obbligatoria, perché diamine vige l’anarchia? A Madrid se non porto la mascherina la polizia mi ferma, fatelo anche a Roma! E se vogliamo che sia ancora una capitale europea, trattiamola come tale! Sono veramente dispiaciuto di vedere la mia amatissima Roma deteriorarsi come un vecchio abbandonato da tutti.
Mi è stato giustamente segnalato da un amico che Roma non è solo fatta di “brutture”. È vero. Chi mi conosce sa quanto io ami questa mia città, così disordinata, così pasticciata, così anarchica e allo stesso tempo così piena di vita e ricca di colori e di profumi. Ricca, però, anche di piccoli gesti eroici e silenziosi. Per rendere giustizia alle piccole cose che la rendono meravigliosa vi racconto anche una storia diversa. Incontravo spesso la mattina, in strada, una piccola suora, silenziosa e avanti con gli anni, che girava per i cassonetti e quando vedeva l’immondizia sparsa in terra, semplicemente la raccoglieva e buttava la carta nel cassonetto bianco, le buste chiuse nel cassonetto nero, le bottiglie nella campana eccetera, in ordine e in silenzio. Lei non giudicava, non sbraitava, non scriveva sui giornali o nelle reti sociali, non fotografava, lei semplicemente agiva, e i suoi piccoli gesti la trasformavano in un gigante. Ecco, l’anima di Roma è anche in questi gesti, da cui dovremmo trarre ispirazione.
