La Calabria, il toto-Giunta e altri sport inutili

Da LaNovità online di Pa.Mi
In Calabria c’è un gioco che torna puntuale come la febbre d’estate: il toto-assessori.
Editorialisti e cronisti si accapigliano, sfornano pronostici, compilano schede come se stessero facendo la formazione del fantacalcio. Noi no. Noi guardiamo alle dinamiche vere del potere, quelle che muovono gli equilibri, ridisegnano le gerarchie e spiegano, più dei nomi, chi comanda davvero.
Il sogno spezzato di Wanda Ferro
Dentro Fratelli d’Italia il sisma ha un nome e un cognome: Wanda Ferro.
Non è stata una “scelta di servizio”, come raccontano oggi i suoi fedelissimi in vena di agiografia: è stata una mossa politica precisa, un segnale a Occhiuto e al suo cerchio magico. Wanda doveva fare da tutor, da garante, da controllore politico e istituzionale.
Il progetto, però, è imploso.
E non lo diranno mai, ma la vicepresidenza è il lutto non dichiarato di Fratelli d’Italia.
Un partito che, organizzativamente, resta l’ultimo vero leninista d’Italia non può improvvisare un sostituto qualsiasi.
Così Antonio Montuoro, l’uomo che ha battuto Wanda (con la complicità dello stesso Occhiuto?), entra in Giunta con una delega pesante — Ambiente, Cooperazione Internazionale e Beni Confiscati — ma resta l’osservato speciale, quello che “non ha avuto spirito di sacrificio”.
Certo, Montuoro gode della protezione di Cirielli ma il partito è ferito: si scopre improvvisamente più democristiano che missino, pur restando nostalgico. Due assessorati sì, ma nessuna leadership. E il futuro, dicono i bene informati, passerà da Catanzaro, primo banco di prova di una destra che deve decidere se crescere o richiudersi nei propri santini.
La Lega cambia accento
Sull’altro fronte, la Lega si è rifatta il guardaroba.
Filippo Mancuso, prossimo vicepresidente, è ormai il dominus.
L’asse Furgiuele-Raso-Argento, che per anni ha controllato il partito come un feudo, è saltato.
E il colpo di grazia lo ha dato Giampaolo Bevilacqua, outsider messo all’ultimo, diecimila voti personali alle comunali di Lamezia, un consenso che ha mandato in tilt i vecchi padroni del vapore.
Bevilacqua, per un pugno di voti, diventa primo dei non eletti.
L’asse lametino tenta di ribaltare il verdetto — qualcuno sussurra pressioni in Corte d’Appello — ma la Corte conferma: Bevilacqua è dentro.
E così la Lega non parla più con l’accento di Lamezia ma con quello di Catanzaro.
Mancuso blinda la vicepresidenza, guarda a Roma, e sul tavolo resta l’effetto domino: se lui salisse alle politiche, Bevilacqua diventerebbe consigliere titolare.
Difficile, però, che diventi assessore: lì si riaprirebbe la partita di Mattiani e, chissà, il ritorno dell’eterno Sarica, l’uomo di Scopelliti.
I sogni infranti di Scopelliti
Già, perché anche i sogni di Peppe Scopelliti hanno subito un brusco risveglio.
Tutti si aspettavano che il suo candidato, Sarica, potesse far risuonare gli antichi tamburi reggini. Invece: flop. Nessun boom, nessun seggio.
Un fallimento che segna la fine di un’illusione di rinascita reggina.
E qui, ironia della storia, bisogna dire chapeau a Ciccio Cannizzaro.
Il suo obiettivo era semplice e spietato: far fuori le velleità scopellitiane.
Missione compiuta.
E quando, durante la manifestazione a Reggio, ha detto: “Sono pronto a indossare la maglia amaranto della Reggina politica”, non era solo un gioco di parole.
Era un messaggio ai nostalgici: “Il campo è mio”.
Forza Italia, il partito-Stato
Dentro Forza Italia, Occhiuto gioca da equilibrista.
Ha ridimensionato Cannizzaro sul fronte catanzarese, ma non può togliergli la presidenza del Consiglio regionale: dopo Gianluca Gallo, è il politico con più consenso e più truppe.
Gallo 30 mila, Cannizzaro 20 mila: insieme fanno 50 mila preferenze, un piccolo esercito.
Gallo resta in Giunta, Cannizzaro sale alla presidenza del Consiglio (tramite Cirillo).
Nel frattempo, Pino Galati scalpita: vorrebbe un assessorato, ma il presidente teme le ombre ingombranti.
Possibile allora una figura femminile di Crotone per equilibrare il quadro.
E nella lista “Occhiuto Presidente” si affacciano Caputo o Succurro ma dietro l’angolo potrebbe esserci la sorpresa Emanuele Ionà, il candidato-simbolo su cui il governatore ha puntato più di ogni altro.
Occhiuto, l’illusionista
Sul piano del governo reale, Occhiuto resta un mistero: la sanità affonda, i trasporti cigolano, i giovani scappano.
Ma sul piano tattico è un illusionista da applausi.
Ha demolito l’opposizione, addomesticato i malpancisti, fatto fuori la Ferro e trasformato il racconto in potere grazie alla regia impeccabile di Veronica Rigoni.
Una Calabria immaginaria, narrata meglio di come esista: è questa la vera opera politica del presidente.
L’opposizione tra risveglio e masochismo
Sul fronte opposto, il centrosinistra prova a rimettere insieme i cocci.
Non è morto, ma ha il colorito di chi ha visto il fantasma della sconfitta.
Il simbolo della disfatta è Nicola Fiorita, il sindaco-filosofo di Catanzaro: uomo di sinistra, severo nei principi, inflessibile nei toni — finché non è arrivata la telefonata di Occhiuto.
Gli hanno offerto la presidenza dell’Arrical, e lui, come Ulisse con le sirene, si è lasciato incantare.
Un atto di “spirito istituzionale”, dicono. In realtà, un suicidio politico travestito da promozione.
Con un colpo solo, Occhiuto lo ha tolto di mezzo e ha guadagnato un alleato-ornamento: un “avversario” utile, potremmo dire, con affetto ma senza ipocrisia.
Questa è la Calabria politica di oggi: un mosaico di tattiche più che di idee.
Fratelli d’Italia si lecca le ferite, la Lega cambia geografia, Forza Italia governa come uno Stato parallelo, Scopelliti archivia i ricordi, l’opposizione cerca una voce.
E Occhiuto? Occhiuto sorride.
Mentre gli altri giocano al Toto-Giunta, lui gioca a Risiko — e, finora, ha già conquistato tutto. Avanti con l’Occhiuto Bis.









