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LA FORZA DELLA CONTINGENZA: Il porcospino d’acciaio di Luciano Canfora

La forza della contingenza è che può diventare effetto. Effetto di quale causa? Luciano Canfora, in questo suo prelibato Il porcospino d’acciaio. Occidente ultimo atto (Laterza, Bari-Roma, 2025), non ha dubbi: della contingenza precedente. Prendiamo, per un attimo, il concetto e la storia dell’Occidente. Intanto, apprendiamo subito che «il concetto stesso di Occidente non regge». E non regge perché, sia oggi che nel suo passato, esso è frutto di un astrazione scissa. «L’errore concettuale che si commette è di considerare questa parola e il suo contenuto come un’entità compatta, unitaria: i paesi che si propongono come Occidente sono i portatori dei “valori occidentali”, in blocco, in antitesi a tutto il resto del mondo». «La realtà concreta è una smentita costante di tale autostima e della connessa contrapposizione». In sostanza, il Porcospino d’acciaio (tale lemma è, nientemeno, stato coniato da Ursula von der Lyen) rizza i propri aculei (come nel caso di Taiwan e della Corea del Sud) per frenare, limitare, spaventare e, anche all’occorrenza, ferire «il resto del mondo». Non è tanto questione di retaggi storici, di tradizioni che risalgono agli antichi greci o di nostalgie di trascorsi più o meno leggendari: qui è questione di potere. Occidente, infatti, «è una parola che imbelletta la politica di potenza facendo intravedere i “valori”. I quali, ove tradotti in pratica, comporterebbero crisi radicale dell’Occidente armato». Canfora è maestro nell’indicare, in vari momenti storici, l’inconsistenza di una radice univoca e definitiva dell’applicazione del concetto di Occidente al «concreto farsi della storia». La forza del contingente è la causa che, trasformata in concetto unitario, fa diventare effetto l’attuale (e contingente) momento presente. «L’inganno consiste dunque nell’aggredire il mondo, sostenendo di fare ciò nel nome e per la propagazione di quei “valori” in realtà tutt’altro che stabilmente assodati persino in casa propria, e comunque presentando le realtà che vengono investite come meno valide, sebbene siano soltanto diverse». Con l’affermarsi di un particolare concetto di Occidente emergono, pure (per traslato), alcune richieste esplicite: che ci sia un nemico, che ci sia «una macchina propagandistica incaricata di ficcare nella testa delle persone che – contro il nemico di turno – l’Occidente si batte per imporre i suoi “valori”. I quali vengono deglutiti perché sono, per definizione, i migliori», che ci sia qualche popolo o nazione da colonizzare e magari ricolonizzare, che ci siano degli schiavi, infine che – per esempio, oggi – si sappiano fronteggiare le diverse ondate migratorie. La forza della contingenza è una forza onniavvolgente. Si interpretano gli eventi del passato alla luce di quello che «dopo» (peraltro, a causa di un altra contingenza) si è verificato. Ed ecco che nascono le divisioni greci-barbari, Occidente-Oriente, noi e loro, società e comunità, capitalismo-comunismo, ma anche, «una lotta feroce e perdente, che coalizza l’Occidente armato contro i tre quarti dell’umanità». Luciano Canfora apre il suo libro in maniera lapidaria: «due “Occidenti” appaiono oggi in conflitto: le principali potenze europee e il Nord America». Ulteriore e ultima «scissione», quella tra UE e USA, giunge oggi a testimoniare un storia fatta di dilacerazioni, conflitti e suprematismi tutti sorti attorno a un «concetto vagante e addirittura strumentale».  

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