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Figec pronta a un nuovo anno di sfide

Da giornalistitalia.it

La Giunta esecutiva Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione chiude il 2025 con le nomine dei nuovi consiglieri nazionali e dei fiduciari territoriali che, con grande entusiasmo, hanno deciso di impegnarsi nel nuovo sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione. Su proposta del segretario generale Carlo Parisi, la Giunta esecutiva, di cui fanno parte anche il presidente Lorenzo Del Boca e i componenti Stefano Biolchini, Andrea Bulgarelli, Enzo Colimoro, Paolo Corsini, Pierantonio Lutrelli, Pippo Mazzarino, Pino Nano, Enrico Paissan, Pierluigi Roesler Franz, Raffaella Salamina, Alessandro Sansoni, Sabrina Talarico e Carola Vai, ha approvato le nomine, che saranno ratificate dal prossimo Consiglio nazionale, di Antonio Boschi (Emilia Romagna), Renato D’Argenio (Friuli Venezia Giulia), Anna De Feo (Puglia), Vincenzo Lombardo (Sicilia), Laura Magli (Lombardia), Stefano Pallotta (Abruzzo), Enrico Romagnoli (Valle d’Aosta) ed Eleonora Tomassi (Lazio).

Questi, invece, i nuovi fiduciari provinciali: Renato D’Argenio (Udine), Enrico Romagnoli (Aosta), Filippo Rosace (Bolzano), Marta Rosati (Terni), Monica Surace (Campobasso), Clara Varano (Catanzaro). Vice fiduciari: Franco Arcidiaco (Reggio Calabria), Rossella Mancusi (Matera), Roberta Nardacchione (Potenza) e Iole Perito Pileria (Cosenza).

«Sedici stimati e valorosi colleghi, in maggioranza donne – sottolineano Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca – che, nel 2026, daranno ulteriore linfa vitale al sindacato che entra nel suo quarto anno di attività con un importante bagaglio di riconoscimenti istituzionali, ma soprattutto con il crescente numero di colleghi che, sempre più numerosi, accordano la loro fiducia alla Figec federata Cisal».

«Ci lasciamo alle spalle – affermano il segretario generale Carlo Parisi e il presidente Lorenzo Del Boca – un 2025 triste dal punto di vista umano, soprattutto per la scomparsa di tre illustri colleghi, ma ancor più grandi amici: i consiglieri nazionali Mario Nanni e Franco Calabrò e il componente del Collegio nazionale dei probiviri Cosimo Bruno.

Qualcun altro, per motivi personali o professionali, ha gettato la spugna, ma la vita è fatta così. Tutti siamo utili, ma nessuno di noi è indispensabile. L’importante è essere onesti con se stessi e con gli altri, per contribuire a dare una mano ai colleghi in difficoltà, soprattutto a chi un lavoro non ce l’ha, rischia di perderlo o è costretto a lavorare in condizioni di precarietà o inaccettabile sfruttamento».
Indipendentemente dal contratto di lavoro o di collaborazione applicato dalle aziende o negli enti pubblici o privati, in ogni provincia del nostro Paese, la Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione dalla sua costituzione, il 28 luglio 2022, ha sempre avuto le porte aperte al pluralismo e alla libertà di opinione e di espressione offrendo risposte concrete ai tanti problemi che investono un settore che, soprattutto negli ultimi anni, ha registrato un radicale cambiamento. Circa tremila giornalisti beneficiano del contratto collettivo nazionale di lavoro Figec Cisal – Uspi che, dal 1° gennaio 2023, garantisce sostenibilità alle aziende e dignità ai lavoratori grazie a diritti e tutele, molti dei quali mai riconosciuti prima da alcun contratto nazionale di lavoro giornalistico. Contratto che scade oggi, 31 dicembre 2025, e che vede già il nostro sindacato e l’Uspi, guidata dal segretario generale Francesco Saverio Vetere, pronti ad aprire la trattativa per il rinnovo con elementi migliorativi per tutti.
«A proposito di contratti, ridicole – affermano Parisi e Del Boca – le gratuite accuse di chi parla di un costo aziendale inferiore del 30 percento, ma ignora i perimetri di applicazione e nasconde di averne firmati addirittura tre di depotenziati, dei quali due regolarmente in vigore e, soprattutto, di aver concesso ben sedici deroghe all’applicazione di un contratto ben più basso, sia a livello normativo che economico, di quello che ci viene contestato. Senza contare che nessuna delle aziende nelle quali è applicato il Figec-Uspi è sottoposta ad ammortizzatori sociali, né gode dei sostanziosi contributi del Dipartimento Editoria del Consiglio dei Ministri, ovvero in entrambi i casi dell’intervento pubblico».

Di strada la Figec ne ha fatta. Dal riconoscimento del Tar del Lazio, che ha equiparato a tutti gli effetti la Figec-Cisal alla Fnsi che, quindi, non ha più l’esclusiva nell’Inpgi, alla storica sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito che il diritto di costituire rappresentanze sindacali aziendali (RSA) spetta non solo alle organizzazioni firmatarie dei contratti collettivi, ma anche alle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nella motivazione della sentenza n. 156, l’Alta Corte ha ricordato che il 24 dicembre scorso era stata depositata l’opinione “Amicus Curiae” della Figec che, come sindacato dei giornalisti e comunicatori di nuova istituzione, aveva chiesto di valutare l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori.

Valutarlo anche «nella parte in cui non si riconosce la rappresentatività in favore di sindacati di recente nascita che, pur non avendo potuto sottoscrivere i precedenti contratti di lavoro perché all’epoca non erano stati ancora costituiti, abbiano comunque ampiamente dimostrato di possedere tutti i requisiti di legge per il loro riconoscimento ufficiale in base al numero degli iscritti e alla loro presenza in azienda e nel territorio». Opinione, va ricordato, ammessa il 29 luglio scorso con decreto del Presidente della Consulta, Giovanni Amoroso.

Tre anni di intenso lavoro, insomma, nei quali la Figec-Cisal ha incontrato centinaia di colleghi e soggetti istituzionali (ministri, sottosegretari, presidenti di Regione e di Provincia, sindaci, prefetti, questori, magistrati) illustrando programmi e progetti, concordando importanti strategie comuni in materia di diritti e di tutele per il mondo dell’informazione e della cultura tutta e fatto indire o rettificare bandi di concorso nella Pubblica Amministrazione.

«Abbiamo collaborato con numerosi Ordini e associazioni professionali sottoscrivendo – ricordano Del Boca e Parisi  – importanti intese in materia di comunicazione; organizzato decine di corsi per giornalisti e professionisti di altre categorie perché riteniamo che l’alta formazione, quella vera, sia l’unica garanzia di crescita per chi crede seriamente nell’informazione professionale di qualità e non vuole sentirsi un pesce fuor d’acqua in un mondo in continua evoluzione».

Pierluigi Roesler Franz, Carlo Parisi, Francesco Palese, Elisabetta Abbate, Virginia Lozito, Sara Verta, Antonella Gurrieri, Gian Vito Cafaro e Stefano Fumagalli con lo storico accordo firmato con la Rai per l’assunzione di 127 giornalisti

«Il 16 dicembre 2023 – ricordano ancora Del Boca e Parisi – abbiamo istituito il Dipartimento Unirai-Figec-Cisal che, grazie al segretario Francesco Palese, al Consiglio direttivo e all’entusiasmo di tutti i Liberi Giornalisti Rai, in pochi mesi ha superato i 400 iscritti.

Con il protocollo firmato il 17 dicembre scorso, ottenuto il pieno riconoscimento dall’azienda e la piena agibilità sindacale come sindacato significativamente rappresentativo sul territorio nazionale dei giornalisti nell’azienda concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiofonico e televisivo in Italia. Un ulteriore traguardo storico per il pluralismo e la fine del monopolio sindacale anche nella categoria dei giornalisti Rai».
Ed ancora, dal 5 giugno scorso, l’inserimento a pieno titolo della Figec quale nuovo componente dell’organismo permanente del “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, presieduto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al pari del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Fnsi, previsti nel 2017 all’epoca della sua istituzione.

Insomma, evidenziano Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca, «un grande e intenso lavoro senza un centesimo di contributi economici da parte di chicchessia. Senza stipendi o gettoni di presenza, ma con la genuina passione dei tanti colleghi che, con convinzione, hanno voluto mettere al servizio di tutti il patrimonio di esperienza e di idee per credere ancora nel giornalismo professionale di qualità e in tutte le professioni legate al mondo dell’informazione, della comunicazione, dell’arte e della cultura che creano lavoro serio, pulito e dignitoso».

«L’unico collante che ci ha unito – concludono Del Boca e Parisi formulando a nome della Figec, i migliori auguri di un sereno 2026 – è il rispetto della persona e della dignità di tutti, il non girarsi dall’altra parte, il credere veramente nel valore e nel merito e, soprattutto, l’attenzione a non calpestare i sogni e le speranze delle persone perbene mortificandone la dignità personale e professionale».

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