GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

di Felice Francesco Delfino
Nei giorni scorsi Palazzo Alvaro ha ospitato il convegno-dibattito sulla separazione delle carriere: perché votare Sì e perché votare No. A moderare gli interventi è stato il giornalista e direttore del giornale In Cammino, Francesco Scopelliti.
«È importante – ha sottolineato il dott. Saverio Mannino – la partecipazione attiva di tutti, soprattutto in vista delle prossime elezioni amministrative che si terranno in primavera. Un ringraziamento particolare va al dott. Fortunato Scopelliti, presidente di Nuova Solidarietà, per essere un punto di riferimento della società civile, anche su temi che non riguardano una legge ordinaria, ma una riforma che interviene direttamente sulla Costituzione».
Ad aprire il confronto è stato Giuseppe Lombardo, magistrato e rappresentante del Comitato per il No, che ha messo in discussione l’intera architettura della riforma. Il suo intervento ha puntato al nodo centrale della critica: la separazione delle carriere, a suo avviso, non risolve le inefficienze del sistema giudiziario, non accelera i processi e non colma le carenze di organico e di risorse.
Secondo Lombardo, il rischio concreto è quello di indebolire l’unità della magistratura e di esporre il pubblico ministero a pressioni esterne, snaturandone il ruolo di garante dell’interesse pubblico. Una riforma che, ha sostenuto, finirebbe per spostare l’attenzione dai problemi reali a un cambiamento più formale che sostanziale.
Sulla stessa linea Stefano Musolino, magistrato ed esponente del No, che ha parlato di un possibile stravolgimento dell’equilibrio costituzionale. La creazione di carriere separate e di due distinti organi di autogoverno, secondo Musolino, rischierebbe di frammentare il sistema e di aprire la strada a una giustizia meno autonoma e più vulnerabile alle interferenze politiche.
Per rendere più comprensibile un tema altamente tecnico, Musolino ha utilizzato una metafora calcistica, spiegando come il sorteggio dei magistrati e l’eventuale vittoria del Sì potrebbero portare, a suo dire, a un giudice intimorito dal potere politico.
Dal fronte opposto è arrivata la replica di Francesco Calabrese, avvocato e rappresentante del Comitato per il Sì, che ha difeso la riforma come un passaggio necessario per restituire credibilità al sistema giudiziario. Separare i percorsi di giudici e pubblici ministeri, ha sostenuto, significherebbe chiarire definitivamente i ruoli e rafforzare la percezione di imparzialità del giudice agli occhi dei cittadini.
A rafforzare la posizione del Sì è intervenuto anche Francesco Siclari, avvocato e membro del comitato promotore, che ha definito la riforma una scelta culturale prima ancora che giuridica. Non una resa alla politica, ma un tentativo di modernizzare l’ordinamento e superare ambiguità storiche che, a suo avviso, hanno alimentato conflitti interni alla magistratura e diffidenza nell’opinione pubblica.
Il tema della separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti (pubblici ministeri) è da anni al centro del dibattito politico e giuridico italiano. La proposta mira a distinguere in modo netto il percorso professionale dei giudici da quello dei PM, che oggi appartengono allo stesso ordine e possono, seppur con limiti, passare da una funzione all’altra.
Ma questa riforma rafforzerebbe davvero la giustizia o rischierebbe di comprometterne l’equilibrio?
Perché votare Sì
Maggiore imparzialità del giudice
La separazione renderebbe più evidente la terzietà del giudice, riducendo anche solo il sospetto di una vicinanza culturale tra accusa e giudicante.
Parità tra accusa e difesa
In un processo di tipo accusatorio, accusa e difesa dovrebbero trovarsi su un piano di piena parità. La riforma renderebbe il PM una parte processuale come le altre.
Modelli internazionali
In molti ordinamenti occidentali, come Stati Uniti, Regno Unito e Francia, esiste una netta distinzione tra chi accusa e chi giudica.
Maggiore chiarezza e specializzazione
Due carriere separate favorirebbero una maggiore specializzazione e una più chiara definizione dei ruoli.
Perché votare No
Rischio per l’indipendenza della magistratura
I contrari temono che la separazione possa aprire a forme di controllo politico sul pubblico ministero.
Il PM come garante della legalità
Nel sistema italiano il PM non è solo accusatore, ma anche garante della legalità e della ricerca della verità.
I problemi della giustizia sono altri
Lentezza dei processi, carenze di risorse e inefficienze organizzative resterebbero irrisolte.
Possibile aumento della conflittualità
Una netta divisione potrebbe irrigidire il processo e accentuare lo scontro tra accusa e giudice.
In conclusione: la separazione delle carriere è una riforma complessa, che incide su principi fondamentali come imparzialità, indipendenza ed equilibrio tra i poteri dello Stato.
Votare Sì significa puntare su una maggiore distinzione dei ruoli e su un modello più marcatamente accusatorio; votare No vuol dire difendere l’attuale assetto della magistratura come garanzia di unità e autonomia.
In entrambi i casi, si tratta di una scelta che richiede consapevolezza: non solo su come funziona la giustizia, ma su quale idea di giustizia si intende sostenere.
