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Fritz Lang 50: una retrospettiva sul cinema di Metropolis 

di Nadir Masuero 

Il 2026 segna un anniversario fondamentale per la storia del cinema: i cinquant’anni dalla scomparsa di Fritz Lang, uno dei registi più influenti e visionari del Novecento. In occasione di questa ricorrenza, il mondo del cinema celebra l’autore che ha saputo ridefinire i confini del linguaggio visivo, partendo dalle radici dell’espressionismo tedesco per giungere alle vette della fantascienza e del noir. Eventi commemorativi e rassegne ripercorrono la sua straordinaria carriera, che da febbraio a marzo troverà spazio tra discussioni e rappresentazioni nelle sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma. Dagli esordi fino ai grandi capolavori della maturità, la figura di Lang viene oggi riscoperta non solo come quella di un pioniere tecnico, ma come un creatore dell’immagine talmente abile da anticipare le inquietudini della modernità e la complicata rete di rapporti tra esseri umani, benessere e tecnologie. 

La produzione artistica di Fritz Lang si distingue per un rigore geometrico e una ricerca estetica senza precedenti. Il regista ha saputo spaziare tra generi diversi, mantenendo sempre uno specifico stilistico inconfondibile, caratterizzato da un uso d’avanguardia delle cineprese e dal drammatismo teatrale delle prime rappresentazioni mute. Dalle prime esperienze nel cinema muto tedesco, Lang ha indagato costantemente la lotta dell’individuo contro il destino e le strutture di potere. La sua capacità di orchestrare masse di comparse e scenografie monumentali ha reso ogni suo film un’esperienza architettonica, trasformando lo schermo in un labirinto di significati simbolici e riflessioni sociologiche profonde. 

Il 26 febbraio, al primo incontro della celebrazione langhiana, brilla inevitabilmente il film-monumento Metropolis (1927), un’opera da subito di ispirazione degli orizzonti del cinema mondiale. Il film, ambientato in un futuro distopico che coincide proprio con l’anno 2026, è stato oggetto di uno dei più complessi lavori di restauro e recupero della storia del cinema. Per decenni, la versione originale voluta da Lang è stata considerata perduta a causa dei pesanti tagli imposti dalla distribuzione dell’epoca e dalla guerra. Tuttavia, il ritrovamento in Argentina nel 2008 di bobine contenenti circa 25 minuti di girato inedito ha permesso un recupero quasi integrale dei negativi. La trama completa racconta di una futuristica città divisa tra l’opulenza dei grattacieli e la schiavitù del sottosuolo, dove il giovane Freder scopre l’orrore dello sfruttamento operaio. Tra lavoratori in subbuglio e macchine umanoidi che tentano di distruggere le tecnologie non automatizzate, il conflitto sociale esplode. Al finale, solo la mediazione tra grattacieli e sottosuolo potrà finalmente unire la mano alla mente per cessare il conflitto civile. Grazie a innumerevoli e minuziosi interventi tecnici, oggi è possibile ammirare Metropolis nella sua potenza originaria, comprendendo appieno il gioco di contrasti che influenzerà molti colossi moderni, da Blade Runner a Star Wars. 

Lang non è stato solo un regista, ma un architetto di sogni e incubi che, a mezzo secolo dalla sua dipartita, continua a parlarci di potere, amore e redenzione. Celebrare oggi il suo cinema visionario significa riconoscere in quel “mediatore tra il cervello e le mani” – il cuore, come recita il celebre aforisma del suo film più noto – la chiave di lettura universale per comprendere la nostra stessa società tecnologica e le sfide del futuro. 

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