GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

L’idea è che se il giudice non è più un collega stretto di chi ti accusa, sarà più imparziale. Il Referendum del 12 e 13 marzo è, dunque, un Referendum psicologico. Non mi occupo delle riforme del CSM o di quella dell’introduzione di una Corte Disciplinare e neppure del sorteggio; mi occupo della separazione delle carriere. La legge è oggettiva, ma appare in essa un elemento di soggettività: la sua interpretazione. Il quesito referendario (confermativo; per cui: niente quorum) chiede un giudizio politico (il voto) su una questione psicologica (il sospetto, la fantasia, la credenza o la falsa credenza, la supposizione che il giudice – una volta separato di carriera dal PM – dovrebbe o non dovrebbe sostenere). In sostanza, l’idea è che una volta che le due carriere siano effettivamente separate (Giudice e PM): costoro non possano più influenzarsi a vicenda. Ma non in termini oggettivi; in termini, appunto: psicologici. E’ un po come chiedere a me, che lavoro nella scuola e che con la mia laurea posso insegnare sia filosofia che storia, se preferiscono insegnare solo filosofia oppure solo storia. Nella certezza che, se io scelgo filosofia, non posso essere più influenzato dal docente di storia – che, prima, tra l’altro ero io stesso. Ma non è solo questo. Ci sono due laureati in filosofia che, al momento attuale, possono insegnare filosofia e storia nei licei. Se vincesse il «si» (trasponendo l’esempio dal mondo della scuola a quello della magistratura), se ne avrebbe che io potrei insegnare solo storia e l’altro mio collega: solo filosofia. Il tutto nella convinzione che, precedentemente (se avesse vinto il «no» io potevo influenzare il mio collega (e lui me) solo perché eravamo entrambi laureati in filosofia. Tale influenza, nel mondo della magistratura stavolta, sarebbe del tutto evitata dalla vittoria del «si». In termini oggettivi: c’è la stessa laurea che è uguale per PM e giudici. In termini soggettivi: c’è il dato dell’interpretazione della legge. Friedrich Nietzsche, che ha scritto «Non ci sono i fatti, ci sono solo le interpretazioni», voterebbe sicuramente «si» a questo referendum. Il punto è che, disgraziatamente, ci sono i fatti. Dunque la nostra preferenza ora per il «si» ora per il «no» non riguarda un dato di fatto. Sul quale, ovviamente, si possono e si devono avere opinioni («interpretazioni») diverse. Riguarda invece un aereo, tragicamente plurale, impercettibile, vago, sfumato, inconscio stato d’animo. L’ho detto, questo è un Referendum psicologico. Stiamo per andare a votare su una possibile nostra interpretazione della possibile psicologia che subentrerebbe o meno nell’interrelazione tra un PM e un Giudice. Ora, il voto di per sé è sempre, anche, un fatto psicologico. Stavolta siamo alle prese su un voto psicologico che deve esprimersi su un quesito psicologico. Sarebbe un po’ come dire «mi è venuto da grattarmi la schiena»: voto per il «si» se penso che ciò sia dovuto a un attimo di relax nella mia vita; voto per il «no», se credo che sia colpa del mio stato di tensione dovuto ai troppi impegni che ho preso ultimamente. Sembrerebbe uno scherzo, ma non lo è. Si vota proprio solo per questo! Il PM potrebbe influenzare Giudice se le due carriere fossero unite. Il PM non può (o può meno) influenzare il Giudice se le due carriere sono separate. Un’impressione. Un flash. Qualcosa che aleggia nell’aria. Un ceno. Un gesto. Io chiaramente dico di andare a votare. Ci mancherebbe altro. E di votare come meglio si crede. Non è affatto questo il punto. Il punto è filosofico. Votare su un’impressione è impressionante. Abbiamo fatto fuori completamente la realtà, il dato di fatto. Votare un gesto o un cenno è la piena realizzazione della distopia dell’intelligenza artificiale che, da sola, governa il mondo senza più bisogno degli uomini (della realtà). Jean Baudrillard, a suo tempo, aveva scritto: «Oggi il virtuale ha sostituito il reale»; e il giuridico, aggiungo io!
