Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino a Cava d’Ispica

Una dimensione esplorativa inedita tra luoghi, letteratura, archeologia e fotografia
di Giuseppe Nativo
Un canyon, profondo e selvaggio, una voragine impenetrabile; una forra sprofondata nel tavolato roccioso della Sicilia mediterranea, fra Modica e Ispica: questa valle, ricca di vegetazione, è la Cava d’Ispica. Luogo ricco della memoria europea dove Houel e altri hanno consacrato a questa valle pagine fra le più intense della letteratura del viaggio in Sicilia fra il Settecento e l’Ottocento lambendo una dimensione evocativa tra Eros e Thanatos.
Questo è uno dei tanti solchi tematici trattati nel libro dal titolo “Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino a Cava d’Ispica. Eros e Thanatos tra letteratura e archeologia” (Kromato Edizioni, Ragusa, pp.92) di Giovanni Di Stefano e di Evelina Barone, con immagini di Antonino Lauretta.
L’opera, multidisciplinare, sarà presentata venerdì 29 maggio 2026 (ore 18.00), a Palazzo della Provincia di Ragusa (sala convegni “Gianni Molè”). Dopo i saluti istituzionale di Maria Rita Schembari (presidente Libero Consorzio Comunale di Ragusa) che ha curato la prefazione del libro, seguiranno gli interventi di: Rosalba Galvagno (Università di Catania) che nel libro le è stata affidata l’introduzione a Capuana; Giuseppe Traina (Università di Catania) che nel volume ha curato la trattazione della figura di Bufalino. Saranno presenti gli autori.
Il volume riporta brani di Bufalino tratti da “Argo il cieco” e “La luce e il lutto”, nonché brani di Capuana tratti da “Profumo”. Le splendide analisi letterarie e archeologiche sono di Giovanni Di Stefano ed Evelina Barone, mentre l’articolata esposizione testuale è accompagnata da un notevole apparato fotografico, fortemente evocativo, a cura di Antonino Lauretta.
Si tratta di un voyage insolito ed esplorativo di Cava d’Ispica attraverso la letteratura, l’archeologia e la fotografia che si intersecano, intrecciandosi in un’unica dimensione ovvero quella che per Paolo Orsi era una delle “meraviglie di Sicilia”. Un’esplorazione di un territorio, un luogo, un topos letterario ibleo posto sotto i riflettori da due autori siciliani, Giovanni Di Stefano ed Evelina Barone, alla scoperta di questo territorio che suggerì, tanto all’immaginario di Capuana quanto a quello di Bufalino, una compresenza di Eros e Thanatos che trovò espressione nel racconto di scene di seduzione e di incontro con il limen tra viventi e anime dei defunti, ambientate proprio tra gli aggrottati di Cava d’Ispica, laddove vita e morte hanno convissuto in naturale ciclicità.
«I nostri testi (miei e di Evelina Barone) – dichiara Giovanni Di Stefano – nascono da alcune riflessioni: la Cava d’Ispica come luogo letterario che si intreccia, in un mirabile connubio, con le antichità rupestri (le tombe scavate nella roccia o le case dentro le grotte) che evocano in due autori della nostra letteratura, Capuana e Bufalino, sentimenti di erotica intimità alternati a momenti che evocano aspetti talora contrastanti quali il buio, la luce, il lutto. In tal guisa, Cava d’Ispica si presenta come un luogo in cui si intrecciano antichità e letteratura».
Com’è nata l’idea di intessere archeologia e letteratura? «Tutto ha avuto origine – spiega Evelina Barone – da una conversazione con l’archeologo Di Stefano e dalla convergenza di passioni condivise, tra queste la fotografia con il conseguente coinvolgimento del prof. Lauretta che da moltissimi anni fotografa Cava d’Ispica, “paesaggio selvaggio e romito”, la cui sola esperienza visiva combina la storia antica con la bellezza della natura incontaminata».









