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La “razza padrona” che non cambia mai

Non ha piu’ senso, forse non l’ha mai avuto alle nostre latitudini, la contrapposizione tra “classi”, la dialettica e la battaglia per giungere, in competizione, al Potere; si e’ sempre preferito, infatti, l’accordo e la pacificazione, spesso al ribasso.
Una cosa, pero’, a Reggio regna sovrana (e regna tanto tra i “nobili” decrepiti, i borghesi piccoli ma altezzosi e i parvenu) ed e’ il culto alla “RAZZA PADRONA”, l’asservimento a chi e’ forte, a chi comanda e decide, a chi – “ora” – minaccia di cambiare tutto, di sostituire, nei posti che contano, i loro con i propri.
Qui non c’entra la destra o la sinistra, non c’entra la mafia o l’antimafia, il ricco o il povero, il giusto o il colpevole (chi prima e chi dopo ne sono stati coinvolti tutti, o quasi) … c’entra l’istinto atavico di vendere l’obbedienza per la protezione, di deporre il diritto per il favore, di confondere l’amico con il facilitatore, di piegarsi finche’ passa la piena, di svilire la dignita’ per la tranquillita’, di tacere per non urlare, di disobbligarsi per non lottare, di annullarsi per non rischiare, di vivere nascosti e schiavi per non manifestare liberi, di sistemarsi presto la “cuccia”, abbattendo quella degli altri.
Se c’e’ una cosa che dovremmo davvero augurare al sindaco Francesco Cannizzaro – e a tutti noi reggini – per questa nuova fase, e’ di avere la forza di respingerla la tentazione della “razza padrona” per riappropriarci insieme del significato di Comunita’ di uguali e di Cittadinanza tra pari.

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