“IL MALE CHE IMPARA LE BUONE MANIERE”Don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli, scrive ai potenti della terra
“Ai potenti della terra, pace a voi! Il male non arriva sempre sfondando una porta....

“Ai potenti della terra, pace a voi! Il male non arriva sempre sfondando una porta....

Una visione condivisa: prodotti, imprese, paesaggio e patrimonio culturale al centro di una narrazione contemporanea capace di trasformare identità e memoria in conoscenza, attrattività, turismo e nuove opportunità di crescitaAffidare all’audiovisivo la forza di rendere visibile l’identità dei luoghi e riconoscere nelle produzioni agroalimentari e nell’enogastronomia un patrimonio vivo di tradizioni, competenze e innovazione, da trasformare in una concreta leva di sviluppo.È la prospettiva emersa dall’incontro “Cultura dello sviluppo, sviluppo della cultura. Le prospettive in Calabria”, inserito nella tredicesima edizione del Lamezia International Film Fest, che sta animando il centro lametino, fino a sabato 18. Al confronto, moderato dalla giornalista Fabrizia Arcuri, hanno partecipato Gianlorenzo Franzì, ideatore e direttore artistico del Festival, Luigia Iuliano, direttrice del Centro sperimentale dimostrativo ARSAC di Lamezia Terme, Franco Esposito, presidente del GAL dei Due Mari, Maria Antonietta Sacco, direttrice del GAL, e Tullio Rispoli, direttore di LameziaEuropa, rappresentanti delle realtà che, a diverso titolo, hanno sostenuto e promosso l’iniziativa.L’apertura del Festival all’enogastronomia non rappresenta un elemento accessorio, ma l’evoluzione coerente di una manifestazione che sceglie di ampliare i propri linguaggi e di leggere il territorio nella sua interezza. Prodotti, imprese, paesaggi, tradizioni e patrimonio storico-culturale entrano così in una narrazione audiovisiva capace di superare i confini locali e di restituire l’immagine di una Calabria contemporanea, dinamica e riconoscibile.
Gianlorenzo Franzì ha ricondotto questa scelta al percorso di crescita del Lamezia International Film Fest, nato dalla centralità del cinema e progressivamente aperto all’universo più ampio dell’audiovisivo, alle sue molteplici forme espressive e alla capacità del racconto per immagini di dialogare con altri linguaggi. Una vocazione che consente al Festival di andare oltre la proiezione cinematografica e di diventare uno spazio di contaminazione tra esperienze, sensibilità e differenti manifestazioni della cultura.
Il valore della nuova sezione risiede proprio nella possibilità di portare all’interno del Festival ciò che rende autentico un territorio, facendo incontrare immagini, sapori, imprese e comunità. Per il direttore artistico, l’audiovisivo può offrire alle eccellenze locali una forza narrativa nuova, sottraendole a una rappresentazione episodica e rendendole parte di un immaginario più ampio, capace di raggiungere pubblici differenti e di proiettare il territorio oltre i suoi confini consueti.
Determinante il ruolo di ARSAC, che si è fatta promotrice di un percorso capace di avvicinare il mondo agricolo e agroalimentare ai linguaggi contemporanei della cultura e della comunicazione.
Luigia Iuliano, direttrice del Centro sperimentale dimostrativo ARSAC di Lamezia Terme, ha evidenziato la necessità di individuare forme espressive maggiormente aderenti ai tempi, capaci di rivolgersi a nuovi pubblici, a partire dalle giovani generazioni, e di raggiungere territori e interlocutori diversi.
Le eccellenze calabresi, ha sottolineato Iuliano, non possono più essere affidate esclusivamente agli strumenti tradizionali della promozione, ma devono diventare immagini, narrazioni e contenuti capaci di restituire ciò che esiste dietro ogni prodotto: la ricerca, il lavoro, la stagionalità, i saperi, l’innovazione e il rapporto inscindibile con la terra. L’audiovisivo può conferire a questo patrimonio una straordinaria potenza comunicativa, accorciando le distanze e portando la storia delle produzioni calabresi verso nuovi interlocutori, nuovi territori e nuovi orizzonti.
Il presidente del GAL dei Due Mari, Franco Esposito, ha posto l’accento sul lavoro quotidiano svolto da una realtà che opera come cerniera istituzionale e operativa tra il Dipartimento regionale Agricoltura e il tessuto economico e sociale locale, traducendo le strategie di sviluppo rurale in animazione territoriale, accompagnamento alle imprese e sostegno concreto all’imprenditoria. Un impegno che ha permesso di sostenere oltre ottanta aziende, offrendo opportunità reali a chi investe, innova e sceglie di continuare a costruire il proprio futuro nel territorio. Le misure del Gruppo d’Azione Locale rappresentano, in questa prospettiva, non semplici strumenti finanziari, ma autentiche leve di crescita, capaci di consolidare le attività esistenti, favorire nuovi investimenti e alimentare la vitalità del sistema produttivo locale.
Esposito ha inoltre richiamato il valore di una visione di area vasta, particolarmente significativa in un comprensorio complesso e articolato come quello lametino. Lo sviluppo non può essere costruito guardando esclusivamente alle produzioni agricole, ma deve comprendere il paesaggio, il patrimonio storico e culturale, i borghi, le imprese, le comunità e la capacità di accoglienza, riconoscendo in ciascun elemento una parte essenziale di un sistema unitario e interconnesso.
In occasione della kermesse, la realtà territoriale ha promosso il coinvolgimento di aziende agroalimentari e realtà artigiane, ospitate negli spazi del Chiostro di San Domenico con le loro produzioni e le rispettive storie imprenditoriali. Un’iniziativa che ha dato concretezza al dialogo tra audiovisivo ed enogastronomia, portando nel cuore della manifestazione non soltanto i prodotti, ma anche il lavoro, le identità e le esperienze umane che essi racchiudono.
A completare questa prospettiva è stato l’intervento di Maria Antonietta Sacco, direttrice del GAL dei Due Mari, che ha individuato proprio nei prodotti e nelle aziende il racconto più autentico del territorio. Ogni impresa custodisce una storia composta da tradizioni, passaggi generazionali, esperienze familiari, trasformazioni ed evoluzioni produttive; il prodotto non è soltanto l’esito di un’attività economica, ma racchiude la memoria di una comunità e, al tempo stesso, la sua capacità di rinnovarsi attraverso la ricerca, la creatività e l’innovazione.
Sacco ha insistito sul valore della commistione di saperi e culture, un incontro fecondo tra conoscenze antiche e competenze contemporanee, manualità e tecnologia, radicamento e apertura. È proprio questa capacità di evolvere senza recidere le proprie origini a rendere le aziende e le loro produzioni espressioni vive, dinamiche e riconoscibili dei territori.
Il contributo di Tullio Rispoli, direttore di LameziaEuropa, ha collocato il confronto all’interno di una progettualità più ampia, orientata a rafforzare il ruolo di Lamezia come centro di servizi, formazione, innovazione e produzione audiovisiva.
Nell’area industriale procedono infatti i progetti per gli Studios destinati alle produzioni televisive e audiovisive, concepiti come parte di un’infrastruttura articolata, dotata di teatri di posa, spazi per costumi e attrezzature, ambienti per la postproduzione, uffici e attività formative. Al medesimo percorso di sviluppo appartengono la Calabria Food & Tourism Academy, dedicata all’alta cucina e alla formazione delle nuove professionalità del turismo enogastronomico, l’Agriexpo e il Centro servizi polifunzionale per le imprese.
In questa visione, ha evidenziato Rispoli, il Lamezia International Film Fest entra di diritto come presidio culturale capace di connettere la crescita della filiera audiovisiva con la promozione del territorio, la formazione e le attività economiche. La manifestazione può quindi rappresentare non soltanto un appuntamento culturale, ma una componente stabile di un sistema che mette in relazione infrastrutture, creatività, produzioni locali e nuove professionalità.
Nelle conclusioni, Fabrizia Arcuri ha posto l’accento sul valore dello storytelling, inteso non come semplice tecnica promozionale, ma come il racconto di altri racconti: quelli custoditi nei prodotti, nelle aziende, nei paesaggi, nelle famiglie e nei saperi che attraversano le generazioni. La moderatrice ha stimolato i relatori a tradurre le convergenze emerse in un impegno comune, facendo affiorare una chiara unità d’intenti sulla necessità di lavorare in sinergia e di costruire insieme progetti capaci di connettere audiovisivo, enogastronomia, formazione, impresa e promozione territoriale.
Da tutti gli interventi è emersa, infatti, la volontà di dare continuità alla collaborazione e di trasformare il confronto in un percorso stabile, perché l’incontro tra audiovisivo ed enogastronomia può amplificare la conoscenza delle produzioni, accrescere la riconoscibilità dei luoghi e aprire nuove prospettive alle imprese, ma richiede visione, progettualità e una rete capace di far convergere competenze e responsabilità differenti.
L’incontro si è chiuso così con una prospettiva precisa: non limitarsi ad affiancare mondi diversi, ma farli lavorare insieme nella costruzione di un racconto unitario, autorevole e riconoscibile. Quando istituzioni, organismi di sviluppo, imprese e cultura condividono obiettivi e progettualità, la narrazione del territorio supera la semplice rappresentazione, genera innanzitutto conoscenza e consapevolezza e, proprio attraverso queste, diventa una forza capace di produrre attrattivi e crescita.
