Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
La Giunta Comunale deve dare l’indirizzo. La visione. Il progetto. La mission, insomma, che l’amministrazione comunale deve seguire. Questa «visione», a Reggio Calabria, pare essersi impantanata all’interno di secche e garbugli assai difficili da decifrare.
Se Pd e Dp, a parte che essere l’uno l’opposto dell’altro morfologicamente, si sono messi o sono stati messi o intendono mettersi da parte, dall’altra parte abbiamo tecnicismi (ipotesi tecniche) che intendono azzerare, annullare, piallare tutti quanti i vecchi componenti della Giunta a favore di un ripescaggio di alcuni (due) e di una messa in questione di ipotesi lontane dai «desiderata» dei partiti (che compongono la maggioranza).
La città, evidentemente, ha «bisogno» di questa «visione»: occorre sapere dove andare; occorre, come dicevano i vecchi saggi, sapere che «dovunque vai il mare è salato», occorre una «presa di coscienza» collettiva che si faccia carico, in una volta sola, delle determinanti questioni «politiche» sul tappeto e degli, indefettibili, «problemi della città», che ce ne sono … Si è spesso detto che dopo due anni di «sospensione», Reggio avrebbe avuto bisogno di un nuovo «stato di sicurezza». Sospeso e sicuro, figurativamente, sono due «contrari». Ma lo «stato di sicurezza» non è lo «stato d’eccezione» sul quale si esercita la «sovranità» (leggi: il governo; leggi la direzione della città; leggi la «governamentalità»).
E non è lo «stato d’eccezione» perché il continuo «indirizzo» politico di Reggio Calabria verrà comunque assicurato da una nuova Giunta Comunale – piaccia o non piaccia ai più o ai pochi. Diverso discorso è quello relativo a «trovare» i voti necessari per portare avanti le «direttive» di questo nuovo organo amministrativo che sta nascendo. Si parla di «appoggio esterno» del Pd e del Dp. In definitiva quello che abbiamo davanti è uno scenario davvero molto semplice. 1) Da una parte c’è un sindaco che «torna» a fare il sindaco dopo due anni. 2).
Da un’altra parte abbiamo le ragioni dei partititi politici (o di quello che ne resta, pensando anche al panorama nazionale). 3) dall’ultima parte abbiamo le «ragioni» di questo sindaco che, volente e nolente, si trova di fronte a un «panorama» enormemente cambiato rispetto a due anni fa. E’ vero che una Giunta Comunale è fata di uomini ma è anche vero che, essendo essa un organo politico, questi uomini devono essere espressione di una qualche politica. E se fossero dei tecnici? Allora dovrebbero essere, quantomeno, «graditi» al sindaco. Abbiamo assistito, come giustamente ha rilevato Ezio Mauro su «La Repubblica», a delle scelte ministeriali da pare di Giorgia Meloni che hanno fatto leva «Più sulla fedeltà che sulla competenza». Privilegiare la «fedeltà» in politica vuole dire andare sul sicuro.
Privilegiare, invece, la «competenza» vuole immediatamente dire mettere le persone giuste al posto giusto, comporre il «puzzle»; Nanni Moretti nel film «Il portaborse» diceva: «Ho sempre preferito un uomo, anche sgradevole ma che fa le cose, a uno onesto, bravo, perfettino ma che non fa niente». Privilegiare la «competenza» vuole dire «mettere» (ai posti giusti) uomini «che fanno le cose», non badando all’estetica, all’appartenenza politica, alla forma. La Meloni, sempre a detta di Ezio Mauro, ha badato a «stare sul sicuro» … Forse Giuseppe Falcomatà sta badando a «stare sull’insicuro», purché «si facciano le cose».
