GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...
In un libro intitolato Il calcolatore universale, il logico Martin Davis raccontava che nel 1929 «Hilbert ricevette la “cittadinanza onoraria” dalla sua città natale, Königsberg. Invitato a tenere una conferenza in autunno davanti a un pubblico di scienziati e medici, scelse, opportunamente, un argomento molto generale: “Scienza della natura e logica”. Nel suo discorso sottolineò, partendo da lontano, il ruolo cruciale della matematica nella scienza e della logica nella matematica, e ribadì col suo solito ottimismo che non esistevano problemi insolubili, concludendo con queste parole: Wir mūssen issen. Wir werder wissen [Dobbiamo sapere./Sapremo]». Ma che cosa sapremo, in definitiva? Adam Frank, Marcelo Gleiser ed Evan Thompson nel loro Il Punto Cieco. Perché la scienza non può ignorare l’esperienza umana (Traduzione di Vincenzo Santarcangelo, Einaudi, Torino, 2024) scrivono, a un certo punto: «La termodinamica spiega il fenomeno della freccia del tempo facendo riferimento alla perdita di informazione che si verifica quando un gran numero di molecole interagiscono le une con le altre. Tenere conto dei dettagli di ciascun urto richiederebbe, nella descrizione dello spazio delle fasi, una precisione irraggiungibile anche in linea di principio. Questo è un punto critico. Nessuna misurazione può avere una precisione arbitraria. Tale limite fondamentale compromette la possibilità di elaborare una mappa della realtà. Piccoli errori nelle misurazioni si propagano, l’informazione viene persa e la reversibilità è sostanzialmente impossibile. Per dirla sena giri di parole, non possiamo conoscere tutto, nemmeno rispetto a problemi abbastanza semplici». In realtà, possiamo conoscere fino al Punto Cieco: il luogo nel quale ontologia ed epistemologia fanno a botte, si contraddicono, hanno bisogno l’una dell’altra e negano, a loro volta, sia l’una che l’altra. I kantiani limiti del sapere diventano in questo formidabile volume un’occasione per esplorare il vasto panorama della scienza (sia storica che contemporanea) col sussidio di alcuni numi tutelari filosofici: Henri Bergson e Alfred North Whitehead sopra tutti. All’interno di questo «strano loop», nel quale noi finiamo per «sostituire la natura, nel suo processo vitale, con un simbolo inerte», l’evocazione delle opere pittoriche di Réne Magritte, di Maurits Cornelis Escher,del nicciano simbolo dell’eterno ritorno («IL leggendario uroboro, il serpente che inghiotte la propria coda chiudendosi in un cerchio», della bottiglia di Klein, del nastro di Mōbius (oltre dei dei frattali) è quasi d’obbligo. Il Punto Cieco è, però, forte espressione della «Crisi di senso che affligge la nostra visione scientifica del mondo». Noi possiamo conoscere qualcosa se riusciamo a «superare», in qualche modo, questo cerchio, questa contraddizione. Noi riusciamo a definire A solo grazie al presupposto di A, ma per definire A non dovremmo avere, di nuovo, bisogno di A. In questa contraddizione naviga il conflitto tra ciò che sappiamo di una cosa e ciò che è, effettivamente, quella cosa. Sostituire l’essere con il sapere conduce a una riduzione reciproca delle cose come sono e di quello che riusciamo a conoscere rispetto a quelle stesse cose. In fondo, i tre nostri autori ci stanno dicendo: siamo oggi di fronte a una scienza monca. Come avrebbe detto Emanuele Severino, per «oltrepassare» tutto ciò occorre integrare. La stessa nostra Terra, infatti: «Bisogna intenderla come un tutto che emerge da quelle che solo in apparenza sono componenti separate». Per prendere il mare magnum delle cose (e delle discipline che, rispettivamente, se ne occupano) come «un tutto integrato» occorre, alla fine, tornare al vecchio Hegel: alla logica dell’«et et»: la qualità e la quantità, la mente e il corpo, il softwere e l’’hardwere, l’organismo e la macchina. Oltre il «Punto Cieco», probabilmente, si situerà la scienza del futuro.
