Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Ascoltare, comprendere, agire. Apparentemente scontata, tal sequenza è, nell’anno del Signore 2025, di difficile realizzazione. Specialmente nelle stanze che sanno di burocratese! Tuttavia, v’è un posto dove tal sequenza sboccia, accade! Addirittura nel profondo, italico, Sud: praticamente in punta allo Stivale tricolore.
Lì, a un certo punto, in un allucinante, per il caldo climatico, venerdì di fine giugno, fa capolino una lettera, firmata da Giuseppe Camera. Papà di Emanuele.
Ma, andiamo con ordine, prendiamo in mano la missiva, cominciamo a leggere: “desidero esprimere pubblicamente la nostra più profonda gratitudine – scrive Camera, evidentemente a nome dell’intera famiglia sua – al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Dr. Emanuele Mattia, per il prezioso, tempestivo e concreto intervento a tutela di nostro figlio Emanuele, affetto da una grave disabilità. In un momento di grande difficoltà per la famiglia, segnata da criticità economiche e dalla necessità di cure specialistiche continuative, il Garante ha saputo ascoltare, comprendere e attivarsi con una competenza e una sensibilità rare, riuscendo ad avviare un percorso di valutazione e presa in carico presso strutture specializzate e sollecitando il coinvolgimento dei servizi territoriali. A tale riguardo – sottolinea Camera – desidero ringraziare il Sindaco di Bovalino, Dr. Vincenzo Maesano che in piena sintonia con il Garante ha immediatamente attivato tutte le procedure inerenti la mia personale situazione”. La figura del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza è stata istituita con la legge 112 del 12 luglio del 2011. Peregrinando fra commi e articoli leggiamo che il Garante “segnala al Governo, alle regioni o agli enti locali e territoriali interessati, negli ambiti di rispettiva competenza, tutte le iniziative opportune per assicurare la piena promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, con particolare riferimento al diritto alla famiglia, all’educazione, all’istruzione, alla salute”. Ecco, Emanuele Mattia, Garante reggino metropolitano, ha reso vivo, davvero, quanto scritto in una legge dello Stato. Lo dovremmo considerare un eroe? Probabilmente no! Possiamo additarlo quale esempio di Uomo dello Stato che, una legge, la legge, la interpreta, la applica.
Ma torniamo alla lettera di Camera: “questo rappresenta per me non solo un atto di giustizia e attenzione verso i diritti fondamentali di un bambino, ma anche un esempio concreto di come le istituzioni possano e debbano farsi prossime alle fragilità, promuovendo la dignità e il benessere di ogni minore per migliorare la qualità della Vita. A lui e al suo Ufficio va il mio più sentito ringraziamento, nella speranza che l’attenzione dedicata a Emanuele possa continuare e che sempre più minori, nel nostro territorio, possano beneficiare della stessa cura e dello stesso impegno. Con stima e riconoscenza”. Insomma, Giuseppe Camera, papà di Emanuele, conferma quel che noi annotavamo qualche rigo su: la Donna o l’Uomo che, liberamente, sceglie di rappresentar l’Istituzione, qualunque essa sia, sa, o dovrebbe sapere, che primario quotidiano compito è il farsi serva/o di ciascun cittadino. Per intenderci: non basta anteporre al nome di battesimo un titolo, è necessario viverlo, quel titolo, con sacrificio, con oggettività, con timore, con scrupolo, con creatività, con spirito d’adattamento, e potremmo continuar per molte altre righe…
Ma ci fermiamo qui, felici d’aver appreso che, di tanto in tanto, nascono crescono e s’impegnano Donne e Uomini vogliosi di farsi, con la propria Vita, strumento capace d’apportar serenità all’altro, chiunque esso sia. Altrimenti rischiamo, tutti quanti, di venir considerati tanti piccoli Ponzio Pilato: all’occorrenza, nascondendoci dietro carte e cavilli, ci rinfreschiamo le mani. E chi s’è visto, s’è visto. Ma il fascino della vita sta, invece, proprio in quel trittico: il coraggio d’ascoltare, l’impegno a capire, il desiderio di risolvere. E grazie pure al Signor Camera, che, condividendo il caso suo, ha ricordato a noi che, in fondo, siamo esseri in relazione, e come tali necessitiamo di parlare ed essere parlati, ascoltare ed essere ascoltati, aiutare ed essere aiutati. Senza vergogna. Perché l’altro non è altro che un altro me stesso. O no?
