IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Di Nadia Crucitti
Il passaparola, specie riguardo ai libri, è cosa buona, sul passalibro nutro qualche dubbio. Lasciare un libro letto in un posto pubblico in modo che ne usufruiscano altri mi vede d’accordo, anche se io personalmente non lo prenderei perché già da bambina ho interiorizzato il divieto paterno. Mio padre aveva un lato igienista che ci ha condizionato per lungo tempo, e gli strascichi ci sono ancora in parte: i libri si comprano nuovi perché non sai chi li ha tenuti in mano, e se è per questo non mi faceva mangiare nemmeno la cialda del cono gelato perché l’aveva toccata il gelataio. Negli anni, la mia golosa predisposizione per le cialde mi ha fatto trasgredire il divieto, poi ho messo da parte i sensi di colpa perché nel frattempo il signor Raffaele Caputo aveva inventato i fazzolettini da bar e i gelatai iniziavano a usarli, ma il libro già letto no, nonostante il mio anticonformismo, la mia inclinazione per i figli dei fiori e le comunità hippie, il libro doveva essere intonso, in modo che io potessi bearmi nell’aprire le pagine e affondarvi tranquillamente il viso respirando il suo odore, quel profumo leggero e inebriante di erba e vaniglia.
Ma fin qui si tratta di una mia piccola mania; a suscitarmi dubbi sul passalibro è che per tre volte nel corso di un anno mi è capitato un fatto antipatico. Vi racconto l’ultimo, tanto sono tutti simili.
Reduci da una presentazione dove è stata venduta una sola copia del mio romanzo, discuto le cause delle mancate vendite con il mio editore. Ora qualcuno dirà: e certo, se il libro non è piaciuto perché avrebbero dovuto comprarlo? No, le cose non stanno così. Sorvolo sul fatto che siamo a trentasei gradi, che invece di starcene stravaccati all’ombra a leggere, a mangiare un gelato, a chiacchierare, giocare o a fare il bagno ci siamo imbellettati per poi farci 100 chilometri con consumo macchina e carburante, e traffico annesso, ecco, dicevo, su questo sorvolo. Il fatto è che erano stati gli organizzatori, supportati dal Comune, a chiedere mesi prima il libro in omaggio e poi a decidere di presentarlo perché era piaciuto molto.
Il romanzo era uscito anni fa e aveva venduto bene, se piace ancora oggi è perché parla di una storia d’amore inserita in un contesto storico interessante. Infatti il pubblico interviene senza uscire dai binari per lanciarsi verso destinazioni metafisiche, cosa che spesso avviene durante le presentazioni dove il soggetto che prende la parola lo fa per svariati motivi, quasi mai attinenti al romanzo di cui si dovrebbe parlare. Per soggetto intendo maschi e femmine perché lo shewa o lo schwa o lo scevà
-accontentiamo tutti- mi irrita i neuroni. Che poi vorrei pure sapere perché lo shewa, che dovrebbe essere inclusivo, si dice comunque al maschile; allora mettiamoci davanti un nuovo articolo: loa. Lao no, perché è la lingua parlata nel Laos.
Dicevo dei soggetti che intervengono parlando dei loro lavori passati, presenti e futuri, dei soggetti che prendono il microfono per fare una domanda e non lo mollano più partendo dal Pleistocene per arrivare all’intelligenza artificiale e alla fine si dimenticano anche la domanda che volevano fare, dei soggetti che fanno citazioni prive di attinenze con il romanzo, ma una citazione ci sta sempre bene perché così tutti vedono che hai studiato, e questo sì, ci starebbe pure, ma all’estero, dove per ascoltare un autore devi pagare il biglietto d’ingresso e dunque, visto che hai pagato, ti ritagli un piccolo spazio di notorietà. Qui invece se lo ritagliano tutti gratis. Quindi, con il viaggio di tre ore fra andata e ritorno, i saluti, i ringraziamenti, le divagazioni o il relatore che dice tutto quello che avrebbe dovuto dire l’autore, per la presentazione perdi praticamente mezza giornata, per poi scoprire che tutti quelli che ti fanno i complimenti e che sono intervenuti hanno letto il libro passandosi l’un con l’altro la copia “omaggio”.
L’editore tace, anche se ha l’espressione di uno che vorrebbe sacramentare in turco, ma non lo fa perché è un tipo ammodo, educato, e poi non conosce nemmeno il turco.
A questo bisogna aggiungere che non si tratta quasi mai di soggetti con problemi economici, semplicemente non comprano libri per sé stessi e nemmeno li regalano perché, e qui sta il busillis, amano l’idea di salire su un palco a disquisire di libri.
Voi direte, ma la cultura non dev’essere legata a fini economici, va coltivata come valore per arricchire la società, per migliorarla. Intanto, se pochi leggono, come accade oggi, voglio proprio vedere come si migliora la società, per sentito dire, forse, seguendo i social che ti offrono soluzioni già pronte, standardizzate, massificate, senza affaticare il cervello con ragionamenti, dubbi o deduzioni.
C’è poi da tener presente che anche autori ed editori mangiano, io ad esempio ho messo su un chilo nell’ultimo anno perché mi piace assai la colazione italiana con burro e marmellata unita a quella americana, e me la posso consentire perché ho il mio stipendio, e pure lui; infatti, gli ho detto di mettersi a dieta. Ora noi non è che siamo d’accordo con Mackie Messer quando canta Prima viene la pancia, poi viene la morale,anzi abbiamo amato Bertolt Brecht perché siamo sempre stati anticapitalisti convinti (se questo passaggio vi è ostico significa che leggete poco). Però, anche se il vile denaro corrompe gli animi e, come sosteneva Fëdor Dostojewski, può anche conferire il talento (chi non legge non si rende nemmeno conto di quanti ignoranti privi di talento sproloquiano da tv e giornali) i giusti soldi ti consentono di vivere e di fare progetti senza l’assillo economico, che di norma innervosisce e crea ansia.
Senza soldi come andrebbe avanti un editore? L’autore non lo considero nemmeno, perché in Italia è già tanto se chi scrive viene pubblicato senza guadagnare un euro. Quindi, se un libro vi è piaciuto o vi ha incuriosito la presentazione, compratelo perché dietro quel piccolo oggetto c’è il lavoro e il sacrificio non solo di autore ed editore, ma anche del grafico, dell’editor, dell’impaginatore, del tipografo e altri, tutte persone che contribuiscono al vostro arricchimento mentale perché più si legge più si riesce a capire quanta spazzatura preconfezionata c’è in giro, e dunque si faranno anche buone scelte nella vita di ogni giorno perché i libri, aprendo la mente, aiutano a capire chi ci vuole manipolare, aiutano a capire se di fronte a noi abbiamo un arrogante pieno di vento o una persona in gamba, aiutano a capire tante altre cose, ma non ho proprio voglia di elencarle: chi legge le conosce già, chi non legge peggio per lui/lei.
Per concludere, mi sono pure alzata all’alba per scrivere queste lamentazioni, orario per me desueto, ma mi è piaciuto perché ho scoperto quattro cose:
