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Addio al giornalista Ennio Simeone

Da giornalistitalia.it

È morto il giornalista Ennio Simeone, storico direttore del Quotidiano della Calabria dal 1997 al 2007, al quale era approdato da pensionato dopo una lunga carriera come corrispondente da Avellino de l’Unità.
Nato ad Avellino il 9 agosto 1936, giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 18 agosto 1963, dell’allora organo del Pci, Simeone è stato anche responsabile della redazione di Napoli, che aveva lasciato nel 1976 per guidare quella di Paese Sera, il quotidiano di cui è stato vice direttore dal 1981 al 1982. Ha fondato e diretto il quattordicinale comunista La Voce della Campania ed è stato anche vicedirettore del Giornale di Napoli dal 1985 al 1987.

Entrato nel Gruppo Espresso, ha diretto l’Alto Adige dal 1988 al 1993, Il Tirreno dal 1993 al 1996 e Il Corriere delle Alpi. Di quell’esperienza ricordava: «Era stato Mario Lenzi, dominus della catena di giornali locali del Gruppo Espresso, a chiedermi, nell’ottobre del 1987, di lasciare Paese Sera per andare nella sua Livorno a ricoprire il ruolo di redattore capo del Tirreno. E fu lui, appena un anno dopo, a propormi di trasferirmi da Livorno a Bolzano per assumere la condirezione dell’Alto Adige. E ancora lui, pochi mesi dopo, mi comunicò che mi veniva affidato il ruolo di direttore di quel giornale. Nel maggio del ’93 la richiesta di lasciare Bolzano per tornare a Livorno a dirigere il Tirreno mi fu fatta da Carlo Caracciolo e da Marco Benedetto, ma l’ispiratore era stato sempre lui, che a questo giornale ha dedicato gli anni più intensi e brillanti della sua carriera».

Poi i dieci anni a a Castrolibero, al termine dei quali la famiglia Dodaro gli ha affidato la breve esperienza romana del Quotidiano della Sera distribuito nella Capitale nel 2007 con gli strilloni e, successivamente,
Ennio Simeone raccontava così il suo arrivo in Calabria: «Il ricordo di una singolare ma sempre più entusiasmante avventura. Singolare perché propostami dall’editore Carlo Caracciolo, appena un mese dopo che ero andato in pensione (traguardo raggiunto avendo compiuto 60 anni da direttore del Tirreno, edito dal suo Gruppo editoriale), dopo 42 anni di una attività giornalistica iniziata come corrispondente dell’Unità (organo del Partito comunista) dalla mia città di origine, Avellino, e proseguita in altre regioni con altre testate.

Ennio Simeone in una riunione di redazione con i giornalisti del Quotidiano della Calabria

Entusiasmante perché il compito affidatomi era quello di rispondere alla richiesta di un gruppo di giovani che in Calabria avevano avviato da alcuni mesi una iniziativa editoriale, appunto: Il Quotidiano della Calabria, ma, trovatisi in difficoltà anche per inesperienza, avevano lanciato un Sos al grande editore di Repubblica e di una catena di giornali regionali, per avere un aiuto nel proseguire nell’impresa, magari partecipandovi.

Francesco Dodaro

Insomma il mio era un compito “esplorativo” di 4 o 5 mesi per valutare le effettive potenzialità di quella impresa, magari individuando anche qualche figura di imprenditore locale interessato a parteciparvi… Inoltre, individuai l’imprenditore che potenzialmente potesse diventare il braccio operativo dell’editore Caracciolo, incoraggiando a lanciarsi nell’impresa la persona che con entusiasmo mi si era proposto per questo tipo di ruolo: Francesco Dodaro».
Ai giovani ripeteva che «il giornalismo non morirà mai: dagli Annales ad oggi ha subìto nei secoli radicali trasformazioni, ma il bisogno di comunicare e il bisogno di essere informati correttamente e tempestivamente non si spegnerà con la frenetica evoluzione dei mezzi di comunicazione. L’importante è che non venga confuso con la spettacolarizzazione, come sta accadendo con quasi tutti i talk show televisivi e persino con quelli radiofonici. Perciò un giovane deve attrezzarsi culturalmente per intraprendere questa professione, se ha voglia di cimentarsi.
E per verificare se davvero ne avevano voglia, a coloro che mi si proponevano rivolgevo a bruciapelo una domanda semplicissima: “Se ti trovi a passare – a piedi, in bici, in motorino o in auto – davanti a un assembramento di gente perché magari c’è un incidente stradale, che cosa fai? Ti fermi e vai a domandare che cosa è accaduto, o prosegui per la tua strada?”. Se mi rispondeva che avrebbe proseguito gli rispondevo di rinunciare al proposito di voler fare il giornalista. Perché è un mestiere che richiede una dote indispensabile: la curiosità. Tutto il resto (bella scrittura, cultura, tecnica espositiva, eccetera) si acquisisce. Ma la curiosità è una dote che nessuno ti potrà trasmettere»

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