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ANDARE, VEDERE, ASCOLTARE, RACCONTARE. L’ULTIMO EDITORIALE DI NOTARSTEFANO PER GAZZETTA DEL SUD

Che su una direzione, in un giornale, a un certo punto cali la tela è fisiologico, comune, normale.

Che un direttore si accomiati con parole, dunque con un editoriale, ch’è, al contempo, sintesi d’emozioni, d’impegno e… magistrale affresco dell’esser giornalista, dell’esser cercatore e faro per l’umanità, non è cosa assai diffusa.

Alessandro Notarstefano, lo scorso 30 di dicembre, ha idealmente abbracciato lettori e collaboratori, dopo più di quarant’anni in “Gazzetta del Sud”, dodici anni e otto mesi da direttore.

Chi, nella vita sua, ha scelto di consacrarsi alla missione giornalistica, non può non appendere in bacheca, a portata di cuore e di mente, l’editoriale ultimo di Notarstefano: t’avvedi, passo dopo passo, che hai una bella terribile responsabilità, quella d’organizzare notizie, di dar loro peso o “sottrarglielo” – se attribuirgliene troppo è sviare il mondo da ciò su cui dovrebbe rimanere più concentrato, appunto la condizione umana nella sua essenza, il dover-vivere in attesa del dover-morire –.

E ancora: è una professione straordinaria, forse in nessun’altra “il concreto” ha così tanto il sapore dell’effimero: il giornalismo – rivela Notarstefano – prende al laccio il tempo, ma non fa in tempo a “verbalizzarlo” che già gli sfugge, la “verità delle cose” è già diventata qualcos’altro. E questo romanticissimo incubo, soprattutto nel corso degli ultimi venticinque anni, si è fatto particolarmente ingombrante: è sempre più difficile tener testa alla “realtà”, raccontarla smussandone vischiosità e resistenze, districarsi tra i flussi talora inquinati del web, mettere ordine fra le troppe informazioni che ormai assediano, quotidianamente, le nostre esistenze, caotiche e sempre più impersonali.

Paragrafo dopo paragrafo, il lettore scopre, in e attraverso Notarstefano, il vero e unico segreto che muove l’ingranaggio dell’Uomo Giornalista: la passione avvinghiata alla verità, entrambe avvolte dal destino di chi, quotidianamente, s’alza dal letto col pensiero di sapere come e dove sta andando il Mondo.

Tant’è che Notarstefano aggiunge: il punto è che in questa (a)storica fase siamo dominati da un profluvio di comunicazione che “incide al ribasso” – costantemente – sui “propositi” di chi offre informazione, sui “neuroni” di chi la riceve. Pertanto, sottolinea l’ex direttore di “Gazzetta del Sud”, in una “realtà” come quella di oggi, così amorfa perché forse troppo infestata, e ubriaca, di dati, i fatti hanno perso colore e nitidezza, le esperienze vere difettano, tutto appare troppo fluido e quindi trascurabile. Mai, però, un reporter deve cedere all’intrattenimento, tradire l’etica che deve permeare ogni cronaca, sia che si “narri” di un (in)-credibile conflitto in Europa nel 2024, sia che si riferisca intorno alla stretta prevista da un nuovo codice della strada. La “scrittura di scena” giornalistica, sempre, dovrà sottrarsi al vuoto di riflessione che è nei resoconti asfittici, dovrà saper “tornare ai fatti” ma sapendo ormai che saranno comunque “interpretazioni”. E dovrà, al contempo, ignorare la dilagante “domanda di conformità” alimentata da un mondo paradossalmente sempre più acritico perché impegnato a “criticare” ogni cosa.

Si rivolge, Notarstefano, non solo agli addetti ai lavori: intende raggiunger tutti, specialmente le nuove generazioni. E il passaggio che stiamo per citare andrebbe ricopiato sui muri dei nostri ragazzi: siamo drammaticamente trasparenti, disvelati dagli algoritmi, esposti: e la ribellione starà nel “resistere” – già, senza scampo, sconfitti ma resilienti – al “monitoraggio” che è preludio d’omologazione e morte del pensiero “eretico”, il solo che può salvare l’uomo-individuo e la società-organismo dalla scomparsa della “privacy”, unica ultima cassaforte di libertà. Non a caso tutelata dal miglior giornalismo. A loro, ai ragazzi nostri, Notarstefano offre l’ultima scialuppa di salvataggio: giacchè lo siete, restate unici, originali, capaci di critica oggettiva, culturalmente fondata, propositiva. E poi, difendete il vostro scrigno esistenziale, non date in pasto, più di quanto lo è già, il vostro intimo, i vostri sentimenti, il vostro essere nel mondo ma non appartenenti alle mode del mondo: il mondo gira secondo la velocità e la direzione scelte da voi, e non da voi subite!

La chiosa finale, ovviamente, Notarstefano la dedica ai colleghi, a quanti, come lui, tremano – di gioia professionale – stringendo tra le mani un taccuino e una penna, e ai piedi un paio di scarpe con le suole consumate: l’auspicio è che la necessità di doversi muovere fuori d’ogni rassicurante “regola” – lasciate alle spalle tutte le culture “storiche”, uniformanti e monocrome – accresca la possibilità, porgendo modelli eterogenei, di propiziare rinnovate “pratiche di informazione”, finalmente affrancate dalla pervasiva bulimia del web (un promemoria: c’è dittatura non solo se non si ha il diritto di esprimere le proprie idee, ma anche se – per stare nel mondo – si ha l’obbligo di esprimerle “per forza”).

Le ultime righe, poi, son dedicate alla famiglia di “Gazzetta del Sud”, a tutti coloro che, insieme al nuovo direttore Nino Rizzo Nervo, sapranno leggere e reggere i tempi che attraversiamo e quelli che ci aspettano.

Insomma, a noi di CalabriaPost.net, al direttore nostro Franco Arcidiaco, e fino all’ultimo arrivato, quel che ha scritto Notarstefano ha colpito, a tal punto da decidere di farne riflessione d’inizio d’anno civile.

Anche perché, come sottolineato dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella notte di San Silvestro, nel 2025 celebreremo gli ottanta anni dalla Liberazione. Una ricorrenza importante. Reca con sé il richiamo alla liberazione da tutto ciò che ostacola libertà, democrazia, dedizione all’Italia, dignità di ciascuno, lavoro, giustizia. Sono valori che animano la vita del nostro Paese, le attese delle persone, le nostre comunità.

L’editoriale di Notarstefano è preziosa bussola per il viandante del 2025.

Un anno, causa l’anniversario indicato dal Presidente Mattarella, che potrà, se lo vorremo, vederci impegnati a lavorare per un nuovo modo di comunicare. Umano, realmente. Libero, concretamente e magari pure con qualche sacrificio. Originale, cioè vero.

Buona vita, direttore Notarstefano. E grazie!

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