GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

«Il primo sostrato è quello che sembra in particolar modo identificarsi con la sostanza». Nella sua Metafisica, Aristotele, quindi, continua: «questo primo sostrato suole essere identificato in primo luogo con la materia, in secondo luogo con la forma e in terzo luogo col composto di entrambe (intendo indicare, ad esempio, come materia il bronzo, come forma la figura rappresentata, come composto di entrambe la statua [cioè il sinolo]), di guisa che se la forma è anteriore alla materia ed ha più realtà di essa, in virtù dello stesso ragionamento essa dovrà essere anteriore anche al composto di entrambe». Alberto Arbasino (Autocronologia, A cura di Raffaele Manica, Adelphi, Milano, 2026), scrive (riflettendo sul proprio metodo di lavoro), a un certo punto: «la stesura sarà in ogni caso provvisoria, una delle parecchie stesure probabili (sempre tentando di evitare i lineamenti mortuari del finito); dunque, formalmente più che spalancata». Questo Arbasino spalancato si apre, e dilata, e schiude – come le uova dell’ aragosta – in un ordinamento in successione nel tempo di «un programma di santuari, isole e citazioni classiche», del «ripasso diligente di templi, musei, giardini, spettacoli», «buone letture e nessun pregiudizio», «storia e cronaca e panorama (e romanzetto) di formazione e avventure e scoperte culturali», «con anticipi e ritardi abbastanza individuali, rispetto alla Via Principale delle maggioranze poetiche». Qual’è la funzione della sostanza aristotelica? Essere sostrato, e fondamento. In questo senso «si imparò presto da Šklovski a considerare i libri come congegni messi a punto – e da mettere criticamente a nudo – oltre che come organismi completi di strutture e funzioni indipendenti e autosufficienti». La struttura-sostrato-fondamento-sostanza dei libri pubblicati da Arbasino (e regolarmente registrati, anno per anni, in questa Autocronologia scritta, in collaborazione con Raffaele Manica, originariamente, per l’edizione dei Romanzi e racconti – in due volumi nei Meridiani della Mondadori) è dunque una testimonianza/attestazione (o «memorialismo», come afferma lo stesso Alberto Arbasino) di un fatto preciso: «ogni mio libro nasce come “operazione letteraria”, cioè dalla programmazione precisa di un “organismo” dotato di fisionomia propria, di leggi e connotati assolutamente “personali”, e in relazione soltanto con il “proprio” progetto». Dall’informatica all’architettura, insomma; dal programma al progetto, passando per una certa quale filosofia dell’espressione (à la Giorgio Colli). «La parola dovrebbe apparire non già funzionale, ma soprattutto espressiva», dice Arbasino. E Colli ci informa che «sotto il profilo espressivo, l’oggetto della rappresentazione viene interpetrato come un segno, un geroglifico che indica qualcos’altro». Che cosa, dunque, in Arbasino? Frivolezze, leggerezze, spirito (di patata?), avanguardia sperimentalistica, testimonianza di atti e fatti, attività politica diretta e un anno su tutti: il 1963. In quell’annus mirabilis esce la sua opera-mondo Fratelli d’Italia, si costituisce, a Palermo, il Gruppo ’63 e, il 23 gennaio, esce sul «Giorno» la profetica Gita a Chiasso. Arbasino – scrittore sì di ritardi (si vedano, nel 1949, le «impressioni sempre più diffuse di una ricaduta generale negli immobilismi provinciali d’anteguerra», ovvero «la restaurazione del tran tran» e, negli anni Sessanta: «l’’imminente riorganizzazione di una nuova cultura come boutique provocatoria e conformista») culturali, ma anche dell’ascolto (ma «non da un punto di vista settoriale e accademico, ma quale testimone, utente ,fruitore, spettatore e ricettore diretto») – ci ha sempre segnalato l’immarcescibile provincialismo, del quale non riusciamo a liberarci, e «dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori», anche che, alla fine, noi tutti «ci troviamo piuttosto in un loft – un po’ hard e un po’ cool – dove si accumulano e si mescolano i comò Impero e le radio del Quaranta, le pile dei cd e le procellane da pizzeria cinese, le argenterie della nonna e i collages pop e il Kitsch dell’aeroporto di san Francisco».
