Il Partigiano calabrese nella Resistenza: Sebastiano Giampaolo, nome di battaglia “Fiore”
La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

Di Gaetano Morgante
La specifica ghettizzazione e costrizione di deportare i cosiddetti rom dal centro di Reggio Calabria e da altri quartieri da Ciccarello, ex 208, Modena ecc. trasferendoli ad Arghillà nord, ha trasformato quel bellissimo territorio in un gravissimo disagio sociale (una bomba sociale).
Il collocamento di numerose famiglie già disagiate senza la vocazione della casa, senza lavoro e senza i principi della civile convivenza ha sconvolto il territorio ed i suoi abitanti del territorio di Arghillà, emarginando famiglie, bambini, anziani e disabili segregandoli e costringendoli a vivere e ad abitare ad Arghillà Nord con il risultato di avere creato terreno fertile di gravi episodi di illegalità costituendo un quartiere sudicio e malfamato.
Il trasferimento dei Rom( da parte delle precedenti amministrazioni ) ad Arghillà Nord da tanti anni ha spostato la patologia sociale dal centro della città in questo territorio di periferia dove la vita quotidiana è inzuppata ed è pratica da malaffare, senza regole di convivenza civile.
Sappiamo già che i Rom vivono secondo le loro tradizioni matriarcali e conservano molte abitudini e tradizioni, vivendo una vita trasandata e di solito non hanno la vocazione della casa.
Lo spazio di tempo vissuto tra la nascita e la morte da un corpo sociale di un bambino nato, cresciuto e vissuto in un ambiente malsano è come un tessuto cellulare asfittico, senza vitalità, con poco ossigeno, acido e lo stress infiammatorio prolungato è veleno per il nostro organismo danneggiando altre cellule. Questo terreno malsano contribuisce all’insorgere di malattie gravissime (obesità, cancro, malattie degenerative ecc).
Un corpo sociale lasciato permanentemente in uno stato di stress infiammatorio cronico, produce generazioni di persone malate e asociali.
Studiosi di neuroscienze hanno hanno trascorso migliaia di ore a studiare, per esempio, come influiscono nel cervello le droghe e la dipendenza.
Si sa che l’uso cronico delle droghe provoca cambiamenti essenziali in molte aeree del cervello, tra cui il sistema della memoria.
Fin da piccolini gli esseri umani imparano dalle loro figure di riferimento attraverso l’osservazione e l’imitazione.
Più è stretto il legame emotivo, più importante diventerà la figura a cui si ispira il neonato.
La mimica e i suoni diventano i modelli a cui reagisce il bambino. Si dice che l’ambiente crea l’uomo.
Domandiamoci se generazioni di bambini nati e cresciuti in un ambiente malsano dove respirano e annusano, vedono e ascoltano ogni giorno, ogni momento e si cibano di atti, di azioni malsane, di comportamenti senza regole civili, vivendo in un ambiente socio sanitario asfittico, questi bambini durante la loro crescita che cosa memorizzano, che tipo di informazione riceve il loro cervello, che emozioni ricevono? Questi bambini e giovani sono segnati, portano il marchio e sono predestinati a comportamenti caratterizzati da atti poco civili e delinquenziali.
In questi trenta anni ad Arghillà Nord e non solo si é creato un terreno colturale arido ed un ambiente malsano.
Un ambiente asfittico e acido dove si nutre una generazione di persone e la crescita di un mix di bambini sfortunati è un terreno favorevole di crescita di future generazioni di disperati e deviati.
Il sociologo Berelson (il comportamento umano) scrive: “All’interno delle città, i quartieri poveri presentano la massima incidenza di comportamento criminale e deviante di vari tipi: delinquenza giovanile, prostituzione, malattie mentali gravi, alcolismo e intossicazione di droga, infermità fisica e mentale, criminalità violenta e vari furti.
Sicuramente chi è svantaggiato economicamente è svantaggiato anche socialmente e culturalmente”.
Il sociologo Tyler nel 1891 scrisse: “Il comportamento umano è quell’ insieme complesso che comprende conoscenze, credenze, arte, principi morali, diritto, costume ed ogni altra capacità e costante attività acquisita dall’uomo in quanto membro della società. Che fare?Educare, Controllare e Reprimere.
E poi bisogna bonificare il terreno arido e acido creando un ambiente in cui l’insieme delle condizioni sociali e culturali ed economiche che nutrono ed allenano la persona a condividere le regole di convivenza civile.
Per vivere l’uomo deve mangiare, ma è la cultura a determinare se mangerà bistecca o lumache”.
La delocalizzazzione dei rom distribuiti in tutto il territorio cittadino, una scuola d’obbligo a tempo pieno mattino e pomeriggio gratis da cinque anni sino a diciotto anni ed avviamento al lavoro concreto e certo, valorizzando il territorio, potrebbe essere la soluzione migliore per evitare che la malattia sociale si cronicizzi e si diffonda con ripercussioni drammatiche per tutti i cittadini.
L’Educazione, l’istruzione e il lavoro sono la terapia e poi controllare e reprimere.
