GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

di Felice Francesco Delfino
Negli ultimi due decenni Borgo Croce, piccola frazione del comune di Fiumara, a pochi chilometri da Reggio Calabria, ha compiuto una trasformazione che ha attirato l’attenzione dei media regionali e nazionali: da paese in via di spopolamento a meta di turismo esperienziale grazie a un progetto di rigenerazione culturale e sociale basato principalmente sulla street-art e sull’attivismo locale.
Fino agli anni 2000 Croce (spesso chiamato semplicemente “Borgo Croce”) ha seguito il destino comune a molti borghi dell’entroterra calabrese: progressiva diminuzione della popolazione, case vuote e servizi ridotti. Nel corso degli ultimi vent’anni la situazione è iniziata lentamente a cambiare quando iniziative territoriali — sia individuali che associative — hanno cominciato a puntare sulla valorizzazione del patrimonio locale e sulla promozione turistica.
Il punto di svolta è arrivato tra il 2020 e il 2021, quando artisti locali e alcuni paesani — in particolare Mariagrazia (o Maria Grazia) Chirico, originaria del borgo — hanno avviato il progetto di dipingere facciate, scorci e piazzette con murales colorati e installazioni. L’operazione, nata come recupero estetico e identitario, ha rapidamente generato una piccola economia di eventi, visite guidate e iniziative culturali, rendendo il borgo “instagrammabile” e aumentando i flussi di visitatori nelle stagioni turistiche.
Dalla spontaneità delle prime pitture si è passati alla strutturazione: è nata un’associazione locale (Associazione Borgo Croce) che coordina eventi, raccolte fondi, interventi di riqualificazione — tra cui progetti come “Le Pietre Raccontano” — e collabora con enti e operatori turistici per promuovere il territorio. Queste attività hanno permesso di realizzare anche piccole opere infrastrutturali e momenti di aggregazione (mercatini, feste, visite guidate).
L’effetto più visibile è la rivalorizzazione dell’immagine del borgo: dalle cronache locali emergono testimonianze di come la nuova veste abbia risvegliato l’orgoglio degli abitanti, favorito ritorni temporanei di residenti originari e generato opportunità per operatori locali (ost hospitality, artigianato, ristorazione di piccola scala). Alcuni articoli e reportage hanno sottolineato come il progetto abbia contribuito a contrastare almeno in parte lo spopolamento e a promuovere un turismo lento, legato all’arte e alla natura dell’area aspromontana.
La trasformazione non è priva di criticità: la sostenibilità a lungo termine dei progetti dipende da risorse economiche stabili, da capacità organizzative e dal dialogo con le istituzioni locali per servizi e manutenzione. Altro tema aperto è il rischio di una “gentrification” culturale o di un turismo mordi-e-fuggi che valorizza l’immagine senza produrre ricadute economiche diffuse. Diversi osservatori suggeriscono di puntare su reti territoriali (borghi vicini, percorsi tematici, parchi) per consolidare gli effetti positivi.
Se il modello dei murales e della comunità attiva continuerà a trovare risorse e collaborazioni, Borgo Croce potrebbe consolidarsi come esempio di rigenerazione culturale nel Reggino, attrattore per micro-turismo e attività creative. La sfida futura sarà trasformare l’attenzione mediatica in progettualità duratura: formazione locale, infrastrutture minime, circuiti turistici e percorsi didattici potrebbero fare la differenza.
