MIMMO MINUTO L’UOMO CHE NON VOLEVA DISTURBARE
Altri scrivano di lui con sapienza e dotta conoscenza, di come la Calabria abbia avuto...

Altri scrivano di lui con sapienza e dotta conoscenza, di come la Calabria abbia avuto...

di Vincenzo Falcone
Questo libro è stato un lavoro sofferto.
Non è nato a tavolino, né dall’astrattezza dei convegni.
È nato dall’esperienza vissuta, giorno dopo giorno, dentro le istituzioni: come Dirigente Generale della Regione Calabria, come Segretario Generale presso l’Unione Europea, come uomo di amministrazione che ha conosciuto da vicino le stanze dove le decisioni si prendono — e dove, troppo spesso, si rimandano.
È nato anche dalla mia formazione: sono un economista della Bocconi degli anni ’70, cresciuto in una scuola che insegnava il rigore dei numeri, ma anche il senso della responsabilità pubblica.
Ho imparato che l’economia non è una formula, è la vita delle persone. Che un bilancio non è una colonna di cifre, è la scuola di un paese, l’ospedale di una città, il lavoro di un giovane.
Ho scritto queste pagine con la testa, ma anche con la memoria delle delusioni e con la testardaggine della speranza.
Perché ho visto gli errori, li ho toccati con mano, e ho sentito il dovere di indicare un’altra strada — concreta, possibile, misurabile.
Questo non è un libro solo per i calabresi che sono rimasti.
È un libro anche per quelli che sono partiti. Da decenni, da secoli. Che sono andati via per sfuggire alla povertà e alla miseria. E che, paradossalmente, erano i più forti, i più capaci, i più intelligenti.
Non sono più tornati. Né loro, né i loro figli, né i loro nipoti.
Eppure, ovunque siano andati nel mondo, hanno dato — e continuano a dare — un contributo enorme alla crescita dei sistemi in cui vivono.
A loro va il mio pensiero e il mio rispetto. Questa è anche la loro Calabria. E forse, un giorno, potrà tornare ad essere anche la loro casa.
È un libro che non dimentica.
Non dimentica le alterne vicende della criminalità, che hanno segnato la nostra storia e avvelenato le nostre possibilità. Dobbiamo avere il coraggio di nominarla, di guardarla in faccia, perché solo la verità ci rende liberi di cambiare.
Ed è un libro che lancia un messaggio chiaro anche a chi ha approfittato della Calabria.
A chi l’ha trattata come terra di confine, terra di conquista. Ai mercenari venuti a prendere contributi. Ai potentati del Nord che l’hanno usata. Ai mazzettari che hanno svenduto la loro regione per pochi spiccioli.
A tutti loro dico: il tempo dell’uso è finito.
Perché la Calabria non è una colonia. È una terra di cui dobbiamo riappropriarci.
Per renderla più sana, più bella, più protagonista, più competitiva.
Per affrontare, con dignità e orgoglio, le sfide che il sistema globale ci impone, consapevoli delle difficoltà e dei percorsi di medio e lungo termine che dovremo seguire, senza scorciatoie e senza illusioni.
Non è un libro contro qualcuno. È un libro per qualcosa: per una Calabria che smetta di chiedere scusa di esistere e inizi, finalmente, a governarsi con dignità.
Perché questo titolo al mio lavoro: “Calabria – Bagliori oltre la Siepe”
C’è una siepe, in Calabria. La vediamo tutti, ogni giorno.
È fatta di treni che non arrivano, di ospedali che chiudono, di giovani che partono con la valigia e tornano solo a Natale.
È fatta di carte bollate che non finiscono mai, di cantieri fermi, di parole spese male.
È fatta, a volte, di paura. E di quella stanchezza che ti fa dire: “tanto non cambia niente”.
Questo libro nasce da lì. Non per aggiungere un’altra lamentela. Ma per dire una cosa semplice e ostinata: oltre la siepe, c’è luce. Si vede, se alziamo lo sguardo insieme. Sono i “bagliori”. E sono veri.
AI GIOVANI, dico:
questo libro non vi chiede di “resistere”. Vi chiede di pretendere.
Di pretendere una scuola che vi prepari al mondo, non a un concorso. Un lavoro che sia dignità, non favore. Una connessione veloce come i vostri pensieri. Una Calabria dove non dobbiate scegliere tra restare e vivere.
Qui troverete i progetti scritti neri su bianco: la “Calabria dei Circuiti” per un turismo che dura 12 mesi, il digitale nelle scuole e nei Comuni, la ricerca che incontra le imprese, il porto di Gioia Tauro che può diventare il vostro porto per l’Europa e il Mediterraneo.
Non è un libro che vi coccola. È un libro che vi prende sul serio.
AGLI ADULTI CHE LAVORANO, FATICANO, FANNO IMPRESA, dico:
so che siete stanchi di promesse.
Qui non troverete promesse. Troverete un metodo.
Perché un artigiano non può aspettare 2 anni un’autorizzazione. Perché un agricoltore che fa olio eccellente non deve elemosinare un mercato. Perché un albergatore non può lavorare 3 mesi e chiudere 9.
Il libro spiega, passo passo, come governare meglio e spendere meglio: meno burocrazia, tempi certi, fondi europei che arrivano davvero e non si perdono nei cassetti. Parla di credito, di filiere, di “SoloCalabria” come marchio unico, forte, riconoscibile nel mondo.
È la vostra fatica, messa finalmente al centro di una strategia.
AGLI ANZIANI, AI NOSTRI PADRI E MADRI, dico:
voi avete visto la Calabria cambiare pelle tante volte, e tante volte siete rimasti delusi.
Questo libro vi rispetta. Non vi racconta favole.
Vi parla di sanità vicina a casa, di servizi sociali che non vi lasciano soli, di paesi che non devono morire, di trasporti che vi ricongiungono ai figli.
E vi chiede una cosa: di non smettere di credere che la vostra esperienza conti. Perché la “Nuova Calabria” si fa con la memoria di chi ha resistito, non cancellandola.
ALLA CLASSE POLITICA, AI SINDACI, AGLI AMMINISTRATORI, dico:
qui c’è una cassetta degli attrezzi. Non ideologica. Pratica.
Bilancio regionale rivisto, agenzie indipendenti invece di carrozzoni, patto vero con i Sindaci, programmazione d’area, lotta alla povertà e all’illegalità come precondizione di tutto.
Non è un atto d’accusa. È un invito alla responsabilità. Governare non è occupare posti. È far funzionare le cose. E si può fare, se si ha il coraggio della trasparenza e della misura dei risultati.
AI CITTADINI, A TUTTI NOI, dico:
la Calabria non è una condanna geografica. È una responsabilità collettiva.
Questo libro non assolve nessuno e non condanna nessuno. Ci mette tutti davanti a uno specchio: abbiamo “mali antichi”, è vero. Ma abbiamo anche “beni antichi”: il mare più bello d’Italia, montagne che sono un patrimonio, cibo che il mondo ci invidia, intelligenze che brillano ovunque vadano.
La differenza la fa il metodo: coscienza (dire la verità), conoscenza (studiare), azione (fare, e verificare).
Cosa troverete, concretamente, sfogliando queste pagine:
Troverete la spiegazione (finalmente chiara) di perché i soldi europei, in passato, spesso non hanno cambiato niente: perché hanno sostituito i soldi normali, invece di aggiungersi. E la proposta per invertire questa logica, una volta per tutte.
Troverete il Capitolo 6, che è il cuore che batte: non teoria, ma vita reale. L’impresa, la scuola, l’ospedale, la strada, la raccolta differenziata, il Wi-Fi nel borgo, la legalità come aria da respirare.
Troverete 13 progetti, nel Capitolo 7. Non sogni. Cantieri possibili: Gioia Tauro eccellenza del Mediterraneo, la montagna calabrese che torna a vivere, l’acqua usata con intelligenza, un fondo di solidarietà tra regioni, un’accoglienza dei migranti che sia integrazione e non emergenza perenne.
E troverete, alla fine, il Capitolo 8: “I bagliori oltre la siepe”. Che non è un finale consolatorio. È una scelta. Perché i percorsi ci sono. Bisogna solo deciderci a percorrerli. Insieme.
Concludo così:
Io non credo alla Calabria “migliore delle altre”. Credo alla Calabria all’altezza di se stessa.
Questo libro è un atto d’amore esigente.
Non chiede applausi. Chiede alleanza.
Tra giovani e anziani. Tra impresa e istituzioni. Tra costa e aree interne. Tra chi è partito e chi è restato.
Perché i bagliori, oltre la siepe, non sono un’illusione ottica.
Sono il riflesso di quello che potremmo essere, se smettiamo di avere paura della nostra stessa forza.
E il tempo per cominciare, come dice il libro, è adesso.
