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È INIZIATO IL CONGRESSO STORICO CALABRESE: È TEMPO DI RIMETTERE AL CENTRO LA RICERCA STORICA

Non ci è dato sapere se la Deputazione di Storia Patria per la Calabria e Santa Sede si siano accordate, di certo, la coincidenza, è alquanto affascinante.

Mentre alle ore 9 di un grigio ventuno di novembre, nella sala del Museo Archeologico Nazionale, Caterina Capponi, assessora regionale alla Cultura, dava inizio ai lavori dell’undicesimo congresso storico calabrese, in quel di Roma, all’ombra del Cupolone, Papa Francesco rendeva pubblica la sua Lettera sul rinnovamento dello studio della storia della Chiesa.

A un certo punto il Sommo Pontefice scrive: “per comprendere la realtà, infatti, c’è bisogno di inquadrarla nella diacronia, laddove la tendenza imperante è quella di affidarsi a letture dei fenomeni che li appiattiscono sulla sincronia: insomma, su una sorta di presente senza passato. Eludere la storia appare molto spesso una forma di cecità che ci spinge a occuparci e sprecare energie per un mondo che non esiste, ponendoci falsi problemi e indirizzandoci verso soluzioni inadeguate. Alcune di queste letture possono risultare utili a piccoli gruppi ma non certamente alla totalità dell’umanità e della comunità cristiana.

Ecco allora che il bisogno di una maggiore sensibilità storica è più urgente in un tempo nel quale si diffonde la tendenza a cercare di fare a meno della memoria o di costruirne una adeguata alle esigenze delle ideologie dominanti. Di fronte alla cancellazione del passato e della storia o ai racconti storici tendenziosi, il lavoro degli storici – chiosa Papa Bergoglio – così come la sua conoscenza e ampia diffusione possono fare da argine alle mistificazioni, ai revisionismi interessati e a quell’uso pubblico impegnato in modo particolare a giustificare guerre, persecuzioni, produzione, vendita, consumo di armi e tanti altri mali”.

Tali concetti, divinamente ispirati, ben sintetizzano il valore e l’essenzialità del Congresso che la Deputazione di Storia Patria per la Calabria ha voluto dedicare al sistema feudale della prima età moderna, in continuità col ragionamento compiuto nel decimo congresso, dedicato al periodo medievale.

Per ben due giorni, ovvero oggi e domani, i congressisti, unitamente a rappresentanti del mondo studentesco cittadino, agli appassionati e a qualche curioso, rifletteranno sulla feudalità laica ed ecclesiastica; sul mecenatismo, residenze feudali, cultura e arte; sulle casate feudali e le strategie familiari; su connivenze e conflitti giurisdizionali.

Quattro, insomma, saranno le sessioni di lavori: e la prima è stata introdotta dalla lunga, meticolosa, intrigante, utile relazione del presidente Giuseppe Caridi. Poi, Antonio Lerra, coordinatore della prima sessione nonché professore ordinario di Storia moderna all’Università degli studi della Basilicata, ha dato avvio al primo blocco dei lavori.

Chi c’era, abbagliato dalla maestosità del luogo, avrà certamente colto il… cuore della discussione: l’urgenza della ricerca storica, la necessità di trasmettere, anche alle nuove generazioni, il desiderio di viaggiare all’interno di libri e documenti, archivi cartacei e borghi impastati con acqua, cemento, umanità e storia!

È impensabile che l’Uomo, seppur essere in movimento e in relazione, non riesca a ritagliarsi del tempo per riflettere sul passato suo e del popolo al quale appartiene, della Terra che ha accolto il suo primo vagito e di quel pezzetto di Cielo che gli fa da rassicurante tettoia.

Amare, studiare la storia è scoprire le origini delle società e delle culture, conoscere le proprie e le collettive radici, è ascoltare il battito cardiaco di un mondo lontano, ma in qualche modo familiare, con il quale ciascuno di noi condivide l’eredità.

E se lo studio della storia è quel viaggio che ci permette di allargare i nostri orizzonti geografici, temporali, e intellettuali, la nostra Reggio, per ben due giorni, è orgogliosamente al centro di un evento alquanto accattivante: a quanti lo vorranno, la Deputazione di Storia Patria per la Calabria consentirà di fare un lungo salto, addirittura fin dentro il XVI e XVII secolo, assaporando la vita al tempo dei feudatari, sfogliando statuti feudali, visitando le calabre residenze feudali, sostando qualche minuto all’ombra del barone, scoprendo il rapporto fra Tommaso Campanella e i feudatari dei suoi tempi. Insomma, in sole quarantotto ore, i congressisti e quanti graviteranno attorno all’assise storica, potranno, allo stesso tempo, osservare ed analizzare l’oggi temporale e l’oggi storico. Impossibile? Assolutamente no! Basta riporre lo smartphone in tasca e lasciare che gli occhi e il cuore vengano rapiti dalla bellezza della ricerca storica, una delle… Arti che il divin Creatore ha affidato ad ogni Uomo. Peccato che non tutti ne sian consapevoli!

 

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