Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

Un paio di sere fa leggevo un romanzo d’amore, per me cosa del tutto insolita perché leggo sempre e solo gialli o classici, ma dopo aver sognato per un numero imprecisato di notti omicidi, killer donne che vogliono accoltellarmi, assassini che cercano di investirmi (ho fatto i peggiori incubi), e altre cose che non mi va di dire, ho pensato di prendermi qualche giorno di riposo e ho cominciato a leggere una storia d’amore. Le storie romantiche mi fanno innervosire, ma forse chissà, il rosa avrebbe fatto da antidoto a tutto quel rosso sangue. Parlava di un amore abbastanza strano ma a un certo punto il protagonista maschio, in modo del tutto inaspettato, ha cominciato a recitare pochi versi che io conoscevo già e che sono sempre stati tra i miei preferiti :“Se devi amarmi, per null’altro sia se non che per amore.”
Questi sono i primi versi della notissima poesia che Elizabeth Barrett Browning dedicò al marito Robert Browning. Accidenti! Mai avrei immaginato di ritrovarmi versi così romantici in una storia d’amore così poco convenzionale. Purtroppo la mia natura emotiva ha preso il sopravvento e ho cominciato a fare ricerche su Elizabeth perché volevo conoscere la sua storia. Storia che in fondo io conoscevo già, avevo solo dimenticato, ma poi leggendo, ho cominciato a ricordare la stupenda storia d’amore tra Elizabeth e suo marito Robert nata con una lettera e che poi divenne un carteggio di oltre 500 tra poesie e lettere che si dedicarono a vicenda. I due poeti, per sottrarsi al crudele egoismo del padre di lei, fuggirono a Firenze dove si sposarono ed ebbero un figlio. Firenze li accolse amorevolmente e vissero insieme quella vita felice tanto desiderata da entrambi. Firenze fu anche l’ultima dimora per Elizabeth che venne sepolta nel cosiddetto “Cimitero degli Inglesi” di Piazzale Donatello, la cui denominazione ufficiale è “Cimitero Protestante di Porta a’ Pinti”, voluto dalla Chiesa Evangelica Riformata (Svizzera) per dare degna sepoltura alla comunità protestante di Firenze, che in precedenza doveva essere trasportata a Livorno. Dopo aver letto la storia di Elizabeth ho finalmente ricordato del tutto la mia storia che per un breve momento mi ha avvicinato alla poetessa inglese; quando, molto giovane, dopo aver subito un intervento in una clinica della mia amatissima Firenze, entravo nel Cimitero degli Inglesi per ritrovare quell’equilibrio che era finito a gambe all’aria. L’equilibrio non l’ho più ritrovato del tutto, ma in compenso ho imparato a memoria questa poesia (certo, poi l’ho dimenticata), cosa che allora mi ha rasserenato molto.
E adesso è d’obbligo che io metta la poesia per intero, così potrò ricordarla ancora una volta.
Se devi amarmi, per null’altro sia
se non che per amore.
Mai non dire:
“L’amo per il sorriso,
per lo sguardo,
la gentilezza del parlare,
il modo di pensare
così conforme al mio,
che mi rese sereno un giorno”.
Queste son tutte cose
che posson mutare,
Amato, in sé o per te, un amore
così sorto potrebbe poi morire.
E non amarmi per pietà di lacrime
che bagnino il mio volto.
Può scordare il pianto
chi ebbe a lungo
il tuo conforto, e perderti.
Soltanto per amore amami
e per sempre, per l’eternità.
