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FRA IL PIL E I PUNTI VENDITA

L’opinione pubblica secondo Zygmunt Bauman ed Ezio Mauro

Cominciamo con una citazione. «La nostra filosofia economica contemporanea si fonda su due principi impliciti ma profondi. Il primo è l’idea che la panacea di tutti i mali sociali sia la crescita del Pil. Il secondo è che tutte le strade verso la felicità passino per i punti vendita». Zygmunt Bauman (l’autore di questa frase) ed Ezio Mauro si sono incontrati dodici anni fa, a Napoli, in occasione della «Repubblica delle Idee». Ne è nato un dialogo raccolto, adesso, nel volume Il silenzio dell’opinione pubblica (Feltrinelli, Milano, 2006). Ezio Mauro ribatte: «viviamo nella mutevolezza identitaria trasmettendo soltanto riflessi episodici di noi stessi, e portiamo nello spazio pubblico  rappresentazioni fugaci e parziali di ciò che realmente pensiamo e vogliamo». L’opinione pubblica dovrebbe rifarsi al buon senso. Equilibrio e moderazione nel giudizio e nel modo quotidiano di comportarsi. Tale buon senso, una volta recuperato, dovrebbe tornare a donarci fiducia (in noi stessi). Perché? «Fra la vita e la morte avrei scelto l’America», diceva il Buffalo Bill di Francesco De Gregori. Tra il bene e il male, noi abbiamo scelto il consumismo. Tra il Pil e i punti vendita è venuta meno la capacità di progettare (e di prospettare) un futuro credibile, possibile. Quello che ci manca è una nuova sicurezza. Anche la classe media – un tempo depositaria di tutte le sicurezze borghesi – adesso si è erosa. La sociologia del pianeta individua in un mondo precario la propria stella polare. Dunque, l’opinione pubblica? Sentiamo ancora Bauman: «i like, i follower… ecco la nostra presenza nello spazio pubblico». E Mauro: «l’opinione diventa individuale, non si somma e non si divide, non si moltiplica, resta privata». Si è detto, il buon senso … Ma il buon senso non può far altro che riferirsi al sistema stabilito di credenze e opinioni, e non può giudicare che in base ai valori che tale sistema veicola. Dunque? Ho giudicato con moderazione ed equilibrio una data situazione o persona o cosa; per cui ho raggiunto un certo grado di sicurezza. Ho bandito (da me) eccesso e prevenzione. Da questa sicurezza – considerata il mio punto di arrivo – posso ripartire; cioè smettere di «vivere in assenza di itinerario». Certo ci sono da considerare almeno due cose: il pianeta è esausto e la tecnologia, come brillantemente afferma Ezio Mauro, è «in grado di fornire la soluzione prima ancora che venga formulato il problema». Fra il Pil e i punti vendita me ne vado in giro con la mia certezza/sicurezza riconquistata. E’ chiaro che il mio punto di arrivo diventa (adesso), un nuovo punto di partenza. «Fra la vita e la morte avrei scelto l’America», si diceva, ma si potrebbe anche dire: «fra la vita e la morte avei scelto il buon senso». Adesso posso giudicare e comportarmi (in un certo modo). E l’opinione pubblica? Ezio Mauro: «è come se questa esplosione di opinioni private ci separasse, collegando tra loro le nostre separatezze, che rimangono tali». Ma il buon senso, che è il mio punto di ri-partenza, si rifà, sempre, alle faccende quotidiane della vita e al modo ordinario di comportarsi. Possono sorgere dubbi anche su questo?

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