GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Votare Giuseppe Falcomatà per il bene della città e della regione intera. Sono stato sei anni al suo fianco, gli anni più duri, più difficili, più complicati per molti e diversi elementi, tra cui la spada di Damocle della malagiustizia che ha pesato come un macigno sullo stato d’animo di noi tutti. Ci siamo insediati il 29 ottobre del 2014 in un Palazzo San Giorgio che presentava i segni della devastazione e dell’incuria; i preziosi lampadari del Salone pignorati, non un solo strumento d’ufficio funzionante, l’ombra del dissesto che vagava per i corridoi; per mesi ho comprato con i miei soldi la cancelleria per lo staff e giravo a fare le collette tra consiglieri e assessori per coprire le spese di rappresentanza. Con eleganza il sindaco ci proibiva di imprecare contro le amministrazioni precedenti tra le quali, non dimentichiamo, la triade di commissari che ha ulteriormente aggravato, con una condotta irresponsabile e scriteriata, lo stato delle cose. I mucchi di spazzatura arrivavano al primo piano delle case, i servizi essenziali ridotti al lumicino, l’ATAM sull’orlo del fallimento, le società partecipate sotto sequestro con accuse infamanti (poi rivelatesi infondate), i creditori minacciosi che presidiavano piazza Italia (con un cartello al collo: “vanzu sordi ru Comuni”) e un esercito di precari e LSU che chiedeva di continuare a lavorare anche gratis per tenere lontano lo spettro della disoccupazione. Ogni giorno una dura lotta con un’unica soluzione a portata di mano: dichiarare il dissesto, il che avrebbe comportato il fallimento di centinaia di imprese che vantavano crediti dal Comune e un futuro di sangue, sudore e lacrime per la cittadinanza e l’esercito di dipendenti (a cui, non dimentichiamolo, non erano stati nemmeno versati i contributi per anni). Abbiamo lavorato sodo (e i primi diciotto mesi noi dello staff completamente gratis) stretti a testuggine attorno a un giovane sindaco che, come il Grande Blek lottava strenuamente per strappare la nostra Reggio dalle sabbie mobili dello sciagurato Modello Reggio che la stavano inghiottendo. Pensate che, ironia della sorte, il primo debito fuori bilancio della nostra amministrazione è servito a saldare il decreto ingiuntivo milionario dello studio di architettura londinese Zaha Hadid per il Water Front e il Museo del Mare che Scopelliti non aveva pagato.
In quegli stessi anni ci confrontavamo anche con la politica nazionale, i nemici erano quegli stessi di oggi con in testa quella Lega Nord contro la quale avevamo coniato, proprio nella stanza del vicesindaco Armando Neri (vi dice niente questa circostanza?), l’efficace slogan: Reggio non si Lega!!!
Oggi il Grande Blek dello Stretto, lotta anche per l’indipendenza della sua Città metropolitana soffocata dall’ingorda e “occhiuta” Regione. Senza nulla togliere a Pasquale Tridico, capace di tirare sapientemente ogni giorno un asso dalla manica, Giuseppe Falcomatà sarebbe stato il candidato ideale a Presidente della Regione ma, come al solito, si è trovato a soccombere sotto il fuoco amico del suo stesso partito. Il destino dei Falcomatà questo, ero presente in Consiglio Comunale quel tardo pomeriggio di tanti anni fa quando Italo Falcomatà si andò a sedere tra i banchi dell’opposizione per additare platealmente la fronda che cresceva contro di lui dalla maggioranza. Oggi i maggiorenti del PD sostengono il sindaco di Palmi piuttosto che il sindaco di Reggio e seminano zizzania tra le stesse fila di Falcomatà facendo convergere voti su candidati di seconda fila. E qui apro una parentesi su questa malsana abilità di Giuseppe Falcomatà di disseminare sulla scena politica un piccolo esercito di apprendisti stregoni che inevitabilmente gli si sono ritorti contro.
Il PD sta rischiando grosso, non utilizzare la popolarità di Giuseppe Falcomatà significa perdere l’occasione di fare risultato (altro che campo largo…) e di farsi rappresentare da una personalità di gran peso. Questi fenomeni della politica, tragici ridicoli burattinai, non si rendono conto che la malaugurata mancata elezione di Falcomatà significherebbe il tracollo del PD che si ripercuoterebbe inevitabilmente sulle altre prossime tornate elettorali. Qualche segnale di ravvedimento, per fortuna, mi è sembrato di coglierlo e l’altra sera a Piazza De Nava la presenza di un padre nobile mi ha fatto ben sperare.
