Fatica senza fatica: il 14 e il 15 marzo tutti al Vittoriale degli Italiani!
Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

“Ci sono posti in cui basta andare avanti di un metro e si è carnefici e, se si arretra di un metro, si è vittima. Talvolta è lo spazio a definire l’identità”. Leggendo queste ultime righe, Giuliana Mangiola, presidente sezione Anpi “Carlo Smuraglia”, ha concluso l’incontro, tenutosi ieri pomeriggio presso Spazio Open in via Filippini, che ha visto protagonista l’autore del libro: “Gli dei di domani”, Antonino Princi. Edito da Città del Sole, questo libro viene concepito dall’autore come una “seconda parte” di una trilogia che tenta di decostruire e rinnovare l’immaginario culturale, storico ed estetico dell’oggetto simbolico che definiremo “Calabria”, questo libro ha come suo predecessore un libro dal titolo “La Calabria è un calzino spaiato”, che si concentra sulle restituzioni narrative e massmediatiche di tale oggetto simbolico e, precede, a sua volta un terzo e definitivo testo che avrà come oggetto il mito, poiché Narrativa letteraria, Storia e Mito sono tre pilastri attraverso cui si identifica e si cristallizza un Immaginario.
Antonino Princi, in questo suo ultimo lavoro, racconta il contributo dato dai calabresi alla Liberazione del Paese durante l’ultimo conflitto mondiale contrasta con lo stereotipo della terra destoricizzata, intrappolata in un eterno incanto naturalistico, quasi incapace di generare figure con una coscienza critica dei loro tempi. Princi, riporta alla luce alcuni di questi contributi senza cadere nella letteratura da campanile, da un lato, o nei facili appetiti mainstream, dall’altro. I protagonisti di questo libro sono quindi persone comuni che, nel periodo intercorrente tra la caduta del Fascismo, l’Operazione Baytown e la nascita della Resistenza in alcuni teatri extraregionali, hanno compiuto o subito delle scelte capaci di proiettarle, in misura più o meno maggiore, nella Grande Storia del nostro Paese. Nella maggior parte dei casi, l’inumano peso di tali scelte avvicina queste narrazioni a dei miti antichi, degnissimi di avere piena cittadinanza nel nostro immaginario collettivo. È un libro costituito da 12 racconti, ciascuno con un protagonista legato alla Calabria o perché i fatti che lo riguardano sono avvenuti nel nostro territorio oppure perché le sue origini sono calabresi. Il taglio del libro è quello della saggistica storica.
Il periodo oggetto di questa ricerca è quello a ridosso dell’8 settembre del 1943, con delle incursioni fino al marzo dello stesso anno e fino al dicembre del 1944. Gli episodi riportati sono tutti inediti, nella loro completezza. Le storie sono ambientate in diverse parti della Calabria e in diverse parti d’Italia in cui si è combattuta fattivamente la Resistenza e la lotta di Liberazione. I protagonisti di questi racconti sono partigiani, civili, militari dell’esercito italiano, persone di cultura e religione ebraica. Ciascuno di loro si è trovato costretto, suo malgrado, a fare delle scelte di insostenibile portata storica e umana. Il libro cerca di fornire uno spaccato concreto e per niente retorico sulle possibilità che ciascuno di questi uomini e queste donne ha abbracciato, spesso pagandone le conseguenze. L’insostenibile portata di tali scelte fa di queste persone normali e ordinarie quasi degli dèi, capaci con le loro azioni di modificare, involontariamente spesso, il corso degli eventi. Il sottotitolo del libro è “Racconti contro lo stereotipo della terra destoricizzata”, e basta a spiegare un ulteriore intento dell’autore, cioè quello di far riguadagnare Storia a questo oggetto simbolico in chiave di riacquisizione di una memoria collettiva per troppo tempo obliata, se non volutamente rimossa o circoscritta a poche e minime comparsate.

