Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
Nicola Gratteri è il nuovo procuratore della Repubblica di Napoli. L’attuale capo dei PM di Catanzaro è stato nominato alla guida della Procura più grande d’Italia a maggioranza del Plenum del Csm. Il posto di procuratore di Napoli, per il quale è stato designato, era vacante da oltre un anno, da quando Giovanni Melillo è andato alla guida della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, ruolo a cui era stato candidato lo stesso Gratteri, battuto nel maggio 2022. La preferenza per Gratteri, per la maggioranza che lo ha sostenuto, è stata determinata dall’ampia e profonda esperienza maturata nel contrasto ai fenomeni di criminalità organizzata, nella sua dimensione nazionale e transnazionale; nonostante il curriculum vitae del neo procuratore, nel corso del dibattito che ha preceduto il voto, non sono mancate critiche al modo in cui Gratteri interpreta il ruolo di procuratore ed al metodo con cui intende operare alla procura di Napoli, illustrato in occasione della sua audizione al Csm. Ne è un esempio la fredda accoglienza riservatagli dai penalisti napoletani al neo procuratore. Nel comunicato pubblicato dalla Giunta della Camera Penale di Napoli, nel quale vengono espressi i “più sinceri auguri di buon lavoro al dott. Nicola Gratteri”, i penalisti partenopei “auspicano una continuità” con chi l’ha preceduto alla guida della Procura di Napoli, lasciando trasparire una certa delusione per la scelta di un “profilo”, come quello del procuratore calabrese, secondo loro, poco adatto a ricoprire quest’incarico.
“L’auspicio è che il Dott. Gratteri prosegua – eventualmente anche implementandolo – l’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni dai suoi predecessori, il Dott. Melillo e la Dott.ssa Volpe. Negli ultimi anni la Procura di Napoli si è infatti caratterizzata per l’interlocuzione costante, franca e proficua con l’avvocatura; per un’incessante opera di modernizzazione e razionalizzazione dell’Ufficio che, grazie anche ad un uso coraggioso e ragionato delle nuove tecnologie, ha raggiunto buoni livelli di efficienza; per il rapporto nella gran parte dei casi sobrio e rispettoso delle garanzie degli indagati e della presunzione di innocenza – ancor prima che entrasse in vigore la recente novella legislativa – con gli organi di stampa, dopo gli ‘scantonamenti’ che avevano caratterizzato gli ultimi due decenni; per un uso moderato e rigoroso della custodia cautelare che, quantomeno nel distretto partenopeo, è tornata ad assumere quel ruolo di extrema ratio voluto dal Legislatore”. Prosegue il comunicato della Camera Penale di Napoli, sottolineando, gli importati risultati raggiunti in questi anni e l’imbocco di una nuova strada che, a loro avviso, “sarebbe un gravissimo errore abbandonare. Non ci sfugge ovviamente – e sarebbe ipocrita da parte nostra non farne cenno – che la storia e soprattutto talune dichiarazioni pubbliche del neo- procuratore destano qualche perplessità, poiché in taluni casi agli antipodi con quell’idea di diritto penale liberale e democratico di cui i penalisti (e soprattutto le camere penali) sono da sempre strenui sostenitori”. A preoccupare i penalisti napoletani, è principalmente il rapporto turbolento del neo procuratore con gli avvocati calabresi che, in più occasioni, sono stati costretti a dar vita a “condivisibili iniziative di protesta e di denunzia finalizzate a portare a conoscenza dell’opinione pubblica alcune innegabili torsioni avvenute, specie nei processi di criminalità organizzata, nei vari Tribunali della Calabria”. Ad essere sottolineato, inoltre, è la particolarità di una città come Napoli, un aspetto che non deve essere sottovalutato: “È una città che ha vissuto periodi drammatici… dai quali sta faticosamente uscendo soprattutto grazie ad un tessuto sociale fatto di cittadini, professori, professionisti, imprenditori ed associazioni ed una parte non irrilevante del suo ceto politico che ha ben operato, con onestà, impegno e competenza. Una narrazione che, di contro, dovesse descrivere la realtà napoletana (e più in generale quella campana) come un coacervo di interessi opachi, di “logge” criminali e/o massoniche in grado di orientare sensibilmente la vita politica ed economica della città, oppure come una città “culturalmente o geneticamente” dedita al crimine o al malaffare e come un luogo da bonificare con le manette e con la forza militare dello Stato suonerebbe immediatamente grottesca e controproducente”. I penalisti di Napoli esprimono, senza giri di parole che avrebbero “preferito un profilo diverso alla guida della Procura napoletana. Un profilo meno operativo/militare poiché il problema – a Napoli forse più che altrove – non è fare tabula rasa del passato, quanto avere la capacità di comprendere e governare la complessità, estirpando attraverso un lavoro certosino e chirurgico le sacche di malaffare e delinquenza che ancora impediscono ai cittadini l’esercizio di tutti i loro diritti costituzionalmente garantiti”.
Giusi Mauro
