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HERMANN HESSE E L’ESTETICA DEL TENTATIVO

“Un giorno scoprii una gioia tutta nuova. Incominciai già quarantenne ad un tratto, a dipingere.  Non che mi ritenessi un pittore, o che lo volessi diventare, ma dipingere è meraviglioso, rende lieti e più pazienti, non si hanno le dita nere dopo, come nello scrivere, ma rosse e blu”.

Chi scrive così nel 1919 è il celebre scrittore Hermann Hesse. 

La storia di questa nuova avventura creativa è parte del libro del filosofo Francesco Idotta Hermann Hesse e l’estetica del tentativo (pagg. 159, 10euro, 2004 Città del Sole edizioni).

Verso la fine della Prima guerra mondiale, all’età di quarant’anni caduto in una profonda crisi interiore, Hermann Hesse iniziò a disegnare su suggerimento del suo medico curante che gli aveva consigliato di annotare e se possibile, interpretare i suoi sogni, ma “anche dipingere poteva essere utile”. Nacquero così piccoli schizzi di paesaggi a tenui tratti di matita e alcuni autoritratti che ben presto lasciarono il posto ad acquerelli espressionisti, chiari e colorati; per Hesse dipingere divenne un esercizio di contemplazione attiva che gli permetteva di sopportare la vita anche nei periodi più amari.

Quando poi nel 1919 si stabilì definitivamente a Montagnola, nel Canton Ticino, in un isolamento dettato dalla necessità di anteporre a tutto, famiglia compresa, il suo lavoro letterario, la sua produzione pittorica divenne copiosa.

Il libro racconta questa esperienza ed è corredato di testi, poesie, citazioni, osservazioni e rimandi sul tema del fare pittura, e sull’arte in generale, una lettura un po’ diversa che ci presenta un Hermann Hesse più intimo alla scoperta di una gioia tutta nuova e che si riteneva “fortunato di poter giocare con i colori e cantare le lodi della natura”.

L’estetica del tentativo cui fa riferimento nel sottotitolo l’autore Francesco Idotta è, come lui stesso dice, la via del “tentativo”, che mira al recupero della bellezza, violentata dalla massificazione e dalla soffocante volontà di dominio dell’uomo, il quale non “vede” e non “sente”, ma si limita a “consumare”. La via del tentativo, che conduce l’uomo su strade inesplorate, partendo dall’istante attuale, e dal presupposto che gli opposti non sono più tali, e che Tutto è parte del Tutto.

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