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I DIRITTI SI APPOGGIANO OGNUNO NELLA SCHIENA DELL’ALTRO

Con il termine “benaltrismo” si intende, spulciando qui e là autorevoli tomi, «ci vuole ben altro», ovvero “dall’individuare origine o soluzione di un problema in qualcos’altro rispetto all’affermazione dell’interlocutore”.

Per farla breve, ma spero non superficiale, si intende spostare su altro argomento, considerato priorità, una certa tematica.

E non credo di effettuare superficiale statistica se affermo senza remore che, sovente, questa tematica riguarda i diritti civili.

Ricordo perfettamente le discussioni, qualche anno fa, sulla tematica delle unioni civili. Ovvero ciò che poi diventò legge dello Stato n.76. Avveniva, come tutt’ora avviene, un’operazione di maquillage rispetto al reale tema, ovvero i diritti civili delle persone omosessuali.

Ci si nascondeva sotto frasi come “in questo momento storico per l’Italia questa non è la priorità”. Ed io, improvvido ed inesperto, immaginavo un solo parlamentare impegnato a legiferare da solo su migliaia di leggi, e dover quindi scegliere da quale parte sta la priorità!

Dimenticavo, dimenticavamo, o forse disconoscevamo, che i parlamentari della Repubblica Italiana in realtà sfiorano il migliaio, e non ritengo, ad occhio, che non vi siano i numeri per occuparsi di tutto ciò che attiene al vivere civile.

D’altronde, a cosa servono le leggi se non a consentire ai cittadini una vita migliore?

Ma non tutto scorre liscio, nella conquista della serenità.

Perché ancora lontani sono i tempi dove ogni conquista civile venga salutata con gioia anche da chi appare non direttamente interessato dalla stessa. Appare, direi, perché in un mondo migliore tutti ne ricevono il benefico riverbero, ne respirano l’inebriante ed appagante profumo di liberà e gioia.

In un percorso culturale contrario si collocano i Decreti Sicurezza, che di sicurezza, in realtà, non ne emanavano affatto.

“E per tutti il dolore degli altri è dolore a metà” cantava Faber.

Durante questo non lontano e triste periodo non posso non rammentare le diaspore degli immigrati dall’Africa al crollo del sistema SPRAR. Le loro storie, che ho avuto il dono di ascoltare.

E i loro occhi bianchi su sfondo bruno pieni di terrore ancora fresco.

Raccogliere il dolore è un privilegio che invade le notti, ma può rendere migliori.

Forse.

Anche in quel buio periodo c’era sempre qualcuno che riteneva giusto salvare la Patria dalle invasioni dei mori d’oltre mare. C’era sempre qualcuno che, non avendo mai guardato dentro gli occhi bianchi su sfondo bruno, riteneva non ci fosse possibilità di dividere la propria terra con altri esseri umani. Il coraggio dell’egoismo deriva dal mancato privilegio di aver raccolto a piene mani il dolore altrui.

E la domanda sullo sfondo è sempre la stessa. Cosa mi toglie l’altrui serenità?

Ma cosa toglie alla mia vita se verrà promulgata una legge contro l’odio omofobo e discriminatorio?

Se ci pensiamo, nulla. Anzi, aggiunge civiltà. Ma ci dobbiamo pensare, però.

Perché un mondo dove tutti rispettano la felicità altrui può essere solo un buon posto per viverci e per far vivere i propri figli.

Cosa toglie al diritto di veder risolte le problematiche post pandemia, quali il lavoro e l’emergenza economica, la concessione della cittadinanza italiana ad un giovane egiziano che si trova ingiustamente detenuto da un regime che di fatto prosegue a coprire la morte di un giovane italiano, e tante altre atrocità sconosciute perché perpetrate in assenza di comunicazione?

Eppure, anche in merito a questa azione di civiltà, i cultori del benaltrismo hanno dato il meglio di sé.

in questo momento non è questa la priorità”.

E quindi torniamo all’immagine dell’unico parlamentare della Repubblica che deve scrivere le leggi in perfetta solitudine.

Immagine che non esiste in una Repubblica che esiste.

Di tutta questa storia, e delle altre precedenti, la cosa più brutta e violenta consiste nel mettere l’uno contro l’altro.

Convincere con squallida retorica che a causa dei migranti non c’è lavoro per i nostri giovani, che a causa della legge Zan i ristoratori chiudono, che per tutelare gli omosessuali le famiglie non ricevono aiuti adeguati a crescere i figli.

Quindi giovani contro migranti.

Ristoratori contro omosessuali.

Pensionati contro uniti civilmente.

Tutti contro tutti, come si vorrebbe. 

La semplificazione del pensiero e la becera propaganda politica tentano di ledere la forma più elevata di umanità, che è la solidarietà verso il prossimo.

Se li leggete uno per uno, nessuno, se risolvesse i propri problemi, toglierebbe attenzione e risorse all’altro.

Sono situazioni staccate e separate, uniche ma universali, unite tuttavia dalla macro categoria dei diritti umani e civili.

La grande categoria dei diritti.

Il diritto di amare chi si vuole senza essere preso a sassate, il diritto di lavorare senza dover chiudere le saracinesche della propria attività aperta con i sacrifici di una vita, il diritto di una vita migliore senza annegare per ottenerla, il diritto di avere una pensione dignitosa.

Il diritto al futuro.

Potrei andare avanti all’infinito, perché i diritti non hanno fine, né fini diversi dall’umanità. 

I diritti si moltiplicano, non si possono contare, sono infiniti e soggettivi, mentre sono collettivi.

I diritti si appoggiano ognuno sulla schiena dell’altro.

Non si contrastano, non si escludono, non si fanno la guerra tra di loro.

Quelli invece sono i privilegi, il contrario dei diritti, e abitano nella casa buia di chi ha tanto, e vuole sempre di più.

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