GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

di Felice Francesco Delfino.
La storia della Chiesa cattolica è anche la storia dei suoi territori, delle sue periferie che, a sorpresa, diventano centro. Tra queste, la Calabria occupa un posto speciale: terra di frontiera tra Oriente e Occidente, crocevia di monaci, santi e culture, ha dato i natali ad alcuni pontefici che hanno segnato momenti cruciali della cristianità. Non sono molti, ma il loro peso storico è notevole. Ripercorriamo, in chiave giornalistica, la vicenda dei principali papi calabresi.
Papa Zosimo: il ponte tra Africa e Roma
Nato a Mesoraca, nell’attuale provincia di Crotone, Zosimo salì al soglio pontificio nel 417 d.C., in un periodo delicato per l’Impero romano d’Occidente. Di origine greca, fu profondamente legato alla tradizione orientale della Chiesa.
Il suo pontificato, seppur breve, fu segnato da tensioni teologiche importanti, in particolare la controversia sul pelagianesimo, dottrina che minimizzava il ruolo della grazia divina. Zosimo inizialmente mostrò una certa apertura verso i seguaci di Pelagio, ma sotto pressione dei vescovi africani – tra cui Agostino d’Ippona – finì per condannare ufficialmente l’eresia.
Fu un papa di transizione, ma rappresenta bene la Calabria tardoantica: una terra aperta al Mediterraneo, capace di dialogare con mondi diversi.
Papa Gelasio I: il teorico dei due poteri
Originario probabilmente della Calabria (anche se nato a Roma), Gelasio I è una delle figure più importanti della teologia politica cristiana.
È passato alla storia per aver formulato la dottrina dei due poteri, distinguendo tra autorità spirituale (la Chiesa) e potere temporale (l’Impero). In un’epoca segnata dal crollo dell’autorità imperiale in Occidente, questa visione contribuì a ridefinire gli equilibri tra Stato e religione.
Gelasio fu anche un fermo difensore dell’ortodossia contro le eresie e promosse la liturgia romana. La sua figura dimostra come le radici meridionali potessero influenzare profondamente la visione universale della Chiesa.
Papa Giovanni VII: il papa iconografo
Nato a Rossano, uno dei centri bizantini più importanti della Calabria, Giovanni VII visse in un contesto fortemente segnato dalla cultura greco-orientale.
Il suo pontificato fu breve ma culturalmente significativo. È ricordato per il suo amore per l’arte sacra e per aver promosso decorazioni e affreschi a Roma, in particolare nella Basilica di San Pietro.
In un periodo segnato dalle controversie iconoclaste nell’Impero bizantino, Giovanni VII rappresentò una figura di mediazione: non condannò apertamente l’imperatore, ma mantenne una posizione prudente. La sua Calabria era ancora profondamente bizantina, e questo si riflette nel suo stile pastorale.
Papa Zaccaria: il diplomatico dell’Europa nascente
Originario di Santa Severina, Zaccaria è uno dei papi più influenti dell’Alto Medioevo. Di cultura greca, parlava correntemente sia il latino sia il greco, qualità preziosa in un’epoca di transizione.
Fu protagonista di una svolta storica: favorì l’ascesa dei Carolingi, legittimando la deposizione dell’ultimo re merovingio e sostenendo Pipino il Breve. Questo atto aprì la strada alla nascita del Sacro Romano Impero.
Zaccaria fu anche un abile amministratore e promotore di pace, capace di evitare conflitti e negoziare con i Longobardi. Il suo pontificato dimostra come un papa calabrese potesse influenzare il destino politico dell’Europa.
Questi pontefici non sono casi isolati, ma il frutto di una Calabria che, tra IV e VIII secolo, era un laboratorio culturale straordinario. Regione bizantina, popolata da monaci basiliani, crocevia tra Roma e Costantinopoli, la Calabria offriva una formazione teologica e spirituale di altissimo livello.
Città come Rossano, Gerace e Santa Severina erano veri centri di sapere. Non è un caso che proprio da qui emergano papi capaci di mediare tra Oriente e Occidente, tra fede e politica.
Oggi, la memoria dei papi calabresi è poco valorizzata, ma rappresenta un patrimonio identitario importante. In un’epoca in cui si parla di radici e di Europa, la loro storia ricorda che il Sud Italia non è mai stato periferia, ma spesso centro propulsore di civiltà.
La Calabria, terra spesso raccontata per le sue difficoltà contemporanee, può dunque riscoprirsi anche attraverso queste figure: uomini che, partendo da borghi affacciati sullo Ionio, hanno contribuito a scrivere la storia della Chiesa universale.
I papi calabresi non furono solo guide spirituali, ma protagonisti di grandi trasformazioni storiche: teologiche, politiche e culturali. La loro vicenda è la prova che anche le terre apparentemente marginali possono generare leadership capaci di incidere sul destino del mondo.
Una lezione che, forse, oggi vale più che mai.
