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IL BLUFF DEL PROCURATORE GRATTERI: RISARCIMENTI MILIONARI E MACERIE GIUDIZIARIE

(Di Pasquale Motta – LaNovità.it) 

 

Da “Piazzapulita” a “Otto e mezzo” fino al “Il cavallo e la Torre“e “Di Martedì” i media continuano a incensare il procuratore senza mai fare domande scomode. Intanto, lo Stato paga il conto delle sue inchieste fallimentari, l’ultimo, il “caso Zito”

Operazione “Stige”: lo Stato rischia milioni per le macerie giudiziarie lasciate da Nicola Gratteri

Oggi le cronache ci riportano indietro ad un’altra operazione giudiziaria firmata da Nicola Gratteri quando dirigeva la procura antimafia di Catanzaro. Le sentenze, infatti, ci consegnano un altro fallimento del “super Procuratore”.  Potremmo tranquillamente definirla un’altra delle sue “chicche” effettuata nel territorio crotonese nel 2018 e denominata: “Stige”. Lo “sceriffo della magistratura” fallisce ancora. Un altro teorema si è rivelato di cartapesta e si è frantumato sulle colonne portanti del diritto giudicante. Questa volta si parla però di risarcimenti per ingiusta detenzione.

 

L’operazione “Stige”, avviata nel gennaio 2018, mirava a smantellare la cosca Farao-Marincola di Cirò. Presentata come “la più grande operazione degli ultimi 23 anni”, portò all’arresto di 169 persone, tra cui amministratori pubblici, imprenditori e presunti affiliati alla ‘ndrangheta.

Tuttavia, nel corso dei procedimenti giudiziari, molte delle accuse non hanno retto. In primo grado, il Tribunale di Crotone ha emesso 54 condanne e 24 assoluzioni. Successivamente, la Corte d’Appello di Catanzaro ha assolto 26 imputati, tra cui ex sindaci e imprenditori, ribaltando numerose sentenze.

Un caso emblematico è quello dell’imprenditore Francesco Zito, arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo 158 giorni di custodia cautelare, è stato assolto con formula piena. La Corte d’Appello di Catanzaro ha riconosciuto l’ingiusta detenzione, disponendo un risarcimento di 47.635,64 euro per i danni subiti.

 

Mentre i risarcimenti milionari pesano sulle casse pubbliche, i media continuano a incensare il procuratore senza fare domande scomode.

La vicenda dell’operazione “Stige” è l’ennesima dimostrazione di come la giustizia spettacolarizzata possa trasformarsi in un disastro giudiziario. Centinaia di arresti annunciati con toni trionfali, accuse di collusione mafiosa e corruzione a carico di imprenditori e politici, e infine il crollo dei processi nelle aule di tribunale. Ora arrivano anche i risarcimenti per ingiusta detenzione, con lo Stato che rischia di dover pagare fino a cinque milioni di euro. Un conto salatissimo per le macerie lasciate dall’ex procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, ora trasferito a Napoli, dove – fortunatamente, visto il passato – il suo impegno appare molto ridimensionato.

Il muro di omertà mediatico attorno a Gratteri

In un paese normale, un disastro giudiziario di questa portata avrebbe suscitato domande e polemiche. In Italia, invece, assistiamo a un inquietante silenzio da parte dei media nazionali, sempre pronti a incensare Nicola Gratteri senza il minimo spirito critico. Tra i casi più eclatanti, ci sono le sue ospitate a Piazzapulita di Corrado Formigli, giornalista che si autodefinisce schiena dritta e che non perde occasione per rivendicare la propria indipendenza nei confronti del potere. Eppure, ogni volta che Gratteri si presenta nei suoi studi, le domande difficili scompaiono. Nemmeno un accenno ai flop giudiziari, agli errori investigativi, o ai milioni di euro di risarcimenti che lo Stato si trova a pagare per le sue operazioni discutibili.

Non è solo Formigli. La tentazione di non fare domande a Gratteri ha contagiato anche giornalisti intelligenti come Massimo Gramellini, capace di affrontare con ironia temi complessi ma stranamente remissivo davanti all’ex procuratore, e Marco Damilano, che pure aveva iniziato con uno spirito critico ma sembra essersi lasciato sedurre dal fascino mediatico di Gratteri. Persino il compassato Giovanni Floris e l’imperturbabile Lucia Annunziata si sono trovati a ospitarlo senza mai mettere in discussione i suoi numeri e le sue statistiche, spesso gonfiate per fare notizia.

 

Un bluff giudiziario senza precedenti

Il problema non è solo mediatico, ma sistemico. Gratteri rappresenta il volto di una giustizia che cerca il consenso popolare più che la verità processuale. Operazioni come “Stige” sono annunciate con grande clamore per soddisfare la sete di giustizia dell’opinione pubblica, ma i processi successivi dimostrano la fragilità delle accuse. Quando gli arresti si trasformano in assoluzioni e i risarcimenti iniziano a pesare sulle casse pubbliche, nessuno chiede conto a chi ha costruito un castello di carte che crolla al primo soffio di vento.

A Napoli, dove ora è procuratore, Gratteri non sembra aver lasciato il segno con iniziative incisive. Questo potrebbe essere un bene, considerando i risultati di Catanzaro. Ma il suo curriculum di macerie giudiziarie, unito alla complicità di gran parte della stampa nazionale, continua a rappresentare un problema per l’integrità del sistema giudiziario e dell’informazione.

Questi sviluppi sollevano interrogativi sull’efficacia e l’accuratezza delle indagini condotte. Le assoluzioni e i risarcimenti conseguenti rappresentano non solo un fallimento giudiziario, ma anche un potenziale danno economico stimato in milioni di euro. È preoccupante che, nonostante tali esiti, figure come Gratteri continuino a essere celebrate nei media senza un’adeguata analisi critica del loro operato. Questo atteggiamento rischia di alimentare una narrazione distorta, lontana dalla realtà dei fatti e dalle responsabilità istituzionali.

 

È fondamentale che il giornalismo mantenga una postura critica e indipendente anche verso la Magistratura, cosa rarissima in Italia, ponendo domande scomode e approfondendo le vicende giudiziarie con rigore. Solo così si può garantire una corretta informazione e prevenire l’esaltazione di operazioni che, alla prova dei fatti, si rivelano fallimentari.

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