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IL PONTE SULLO STRETTO TRA RAZIONALITÀ E PROPAGANDA

di Francesco Costantino

L’approvazione del “progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina” da parte del Cipess, è un passaggio importante nelle secolari vicende riguardanti l’opera, ma anche ai più agguerriti sostenitori dell’opera converrebbe portare  cautela perché, al di là delle dichiarazioni trionfalistiche di rito, l’iter strettamente realizzativo e tutt’altro che avviato per tutta una serie di passaggi ancora necessari e da compiere.
Primo:  La magistratura contabile avrà il compito di «bollinare» il progetto definitivo. previo “accertamento  della legittimità degli atti” del progetto. Questa operazione dovrebbe completarsi nel giro di 3 /4 mesi, dopo di che, ad esito intervenuto,  eventualmente positivo, potranno essere avviate solo le attività preliminari propedeutiche alla realizzazione dell’opera. Eurolink, cautelativamente, parla di avvio di queste attività entro la fine dell’anno 2025.
Secondo: Contemporaneamente all’avvio delle opere propedeutiche si potrà dare inizio concreto alla redazione  del progetto esecutivo che, verosimilmente e ottimisticamente, impegnerà circa due anni di tempo e dovrà recepire le molteplici osservazioni e le implementazioni tecniche richieste dalla commissione di valutazione di impatto ambientale che ha dato l’ok all’opera all’unanimità ma ha raccomandato 62 nuove prescrizioni. Oltre al dover valutare in questa fase progettuale le importanti osservazioni presentate dagli enti locali.
Nelle more anche l’Europa entrerà in gioco esaminando la documentazione ricevuta dall’Italia nel giugno di quest’anno nel quadro della direttiva habitat che tutela la biodiversità nei siti d’interesse Ue.  In questa sede saranno valutati “i motivi imperativi d’interesse pubblico” che giustificherebbero l’opera e «le misure compensative proposte».
Ancora, sul possibile inserimento del Ponte tra i progetti a doppio uso civile e militare la valutazione, comunque da definire, si fermerà al livello nazionale.
Infine,  questione ancora aperta resta quella, non trascurabile, dei ricorsi giudiziari degli espropriandi, del comitati ambientalisti  e dei “No Ponte” per questioni inerenti, tra l’altro, in quest’ultimo caso, la sicurezza strutturale.
Solo dopo il superamento di questi step  (non proprio quisquilie) se tutto dovesse andar bene, si darà avvio alla realizzazione dell’attraversamento stabile.
Con  queste incertezze, un comportamento razionale del Governo, a mio avviso, prima di procedere con l’avvio di opere propedeutiche altamente impattanti  sul piano sociale economico ed ambientale, dovrebbe  prudentemente   attendere almeno gli esiti, eventualmente positivi, della progettazione esecutiva di un’opera di attraversamento la cui complessità strutturale non è stata mai sperimentata in nessun’altra parte del mondo.
Non resterebbe solo il disastro economico per le conseguenze dell’eventuale ineseguibilità delle opere nel frattempo irritualmente contrattualizzate (vedi valutazione dell’autorità di Vigilanza) e non è una partita che possa essere rimediata in corso d’opera se dovesse accadere che si siano effettuati inutilmente gli espropri e le devastazioni territoriali collegate alle opere preliminari.
LA PROPAGANDA NON PUO’ PREVALERE SULLA RAZIONALITÀ E A QUESTE LATITUDINI GLI EFFETTI DEL FALLIMENTO EVENTUALE SAREBBERO IRRECUPERABILI

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