Il Partigiano calabrese nella Resistenza: Sebastiano Giampaolo, nome di battaglia “Fiore”
La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

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Sabato sera a Reggio Calabria il teatro ha viaggiato su tre ruote e ha preso la forma di un racconto sorprendente: la Divina Commedia rivisitata come un viaggio in Ape, con a bordo niente meno che Dante Alighieri, compagno di strada e di visione di Vincenzo, un uomo calabrese che va alla scoperta della sua terra e la racconta con la meraviglia e il timore di un bambino. È lo spettacolo itinerante di Marco Mittica, che trasforma il suo carro scenico in un mezzo narrativo capace di attraversare luoghi, immaginari e identità.
Lo incontro e la prima cosa che gli chiedo è: “ ma come sei arrivato fino a qui”? E Marco, con la sua semplicita’ mi risponde: con l’Ape! Penso: ma è fantastico! Mi racconta di un viaggio di quattro ore da Gerace a Reggio con una pausa di 40 minuti a Bova Marina per il pranzo. Allora capisco tanto di piu’ di questo straordinario attore che tanti anni fa decide di lasciare il Piemonte dove è nato e di venire a vivere in Calabria regione di origine dei suoi genitori.
D’estate Marco la bazzicava la Calabria, veniva a trovare i nonni, imparava il dialetto, si appassionava alle storie che gli anziani raccontavano e quando i suoi genitori decidono di tornare, non ci pensa un attimo e si trasferisce. Qui, fa l’attore ma si prende anche cura delle terre di famiglia, sceglie una diversa modalità di vivere, nonostante una laurea in giurisprudenza, che lo riporta alle sue radici ed al contatto diretto con la natura.
Recupera il valore della lentezza che non è indolenza ma attenzione e cura. L’Ape esprime proprio questa modalita’ lenta che dà il tempo di osservare il mare e le montagne. Qualcuno gli suggerisce di mettere una radio ma Marco non ci pensa minimamente niente e’ piu musicale del rombo della sua LAPA.
Lo spettacolo, “Lapa Reggina” comincia a piazza Orange grazie al comitato civico “ La Strada” che ha organizzato questo momento di teatro e di mercatini natalizi profumati di dolcezze.
L’Ape diventa navicella poetica e popolare insieme, capace di traghettare il pubblico in un percorso che rilegge Inferno e Paradiso attraverso la Calabria, le sue contraddizioni, le sue ferite e la sua straordinaria bellezza. Non c’è una riproduzione scolastica del poema, ma una riscrittura viva, ironica e profondamente umana, che usa Dante come guida per guardare il presente.
Con pochi oggetti, il corpo dell’attore e una parola che sa farsi canto, racconto e invettiva, Marco Mittiga costruisce uno spettacolo che nasce in mezzo alla strada e si nutre degli sguardi. Il pubblico non assiste soltanto: viaggia, riconosce, ride, riflette. Bambini e adulti si ritrovano parte di un racconto collettivo che parla di identità e futuro.
Il teatro su tre ruote, a Reggio Calabria, si conferma così atto politico e poetico insieme: un modo di riportare i classici tra la gente, di usare Dante per raccontare il Sud senza stereotipi, e di trasformare una piazza in uno spazio di pensiero condiviso.
Alla fine del viaggio, l’Ape si ferma, ma resta la sensazione di aver attraversato qualcosa di vero: un Inferno da riconoscere e un Paradiso da costruire, qui e ora, su questa terra. Anche – e soprattutto – su tre ruote.
