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 Giuseppe Cormaci: una vita da conoscere e far scoprire

Di Antonio Cormaci

Reggio è una città fatta anche di piccole storie che diventano spesso un simbolo, l’identità di quel quartiere o borgata ove le stesse sono state raccontate. Chi ha vissuto lungo via Sbarre Centrali nel periodo compreso tra gli anni ’30 e la fine degli anni ’70, ha conosciuto sicuramente la Farmacia del Dott. Giuseppe Cormaci, ubicata là dove v’erano, un tempo, le porte del centro storico reggino, al Ponte di San Pietro.

40 anni fa, il 10 agosto del 1985, il Dott. Giuseppe Cormaci lasciava la vita terrena proprio nel giorno di San Lorenzo, lo stesso santo al quale il luogo che nel maggio del 1903 gli diede i natali è dedicato: San Lorenzo, borgo immerso nel cuore dell’Aspromonte e dell’Area Grecanica dello Stretto, in una cornice di alte vette che accarezzano il Mar Jonio.

La storia del Dott. Giuseppe Cormaci, riferimento di un’intera comunità, quella di Sbarre Centrali e della Chiesa de La Madonna di Loreto, è una storia fatta di dedizione, passione, umanità, contatto umano e disciplina. Chi ha avuto il privilegio di conoscere la sua sfera più intima e quella professionale, ricorda un uomo buono ma severo, devoto, spirituale tanto da avere come guida e compagno di preghiere, durante la sua lunga esperienza da militante dell’Azione Cattolica reggina, don Gaetano Catanoso, divenuto anni dopo Santo. Proprio lì, nel Santuario dedicato al Santo di Chorio, il Dott. Cormaci ebbe numerosi scambi intellettuali e religiosi col noto prelato reggino.

La sua fede cristiana è stata la base del suo operato scientifico ed umanitario. Aiutare il prossimo, anche grazie a preparazioni galeniche quasi istantanee e create con cura lì sul bancone, davanti agli occhi colmi di stupore di chi entrava nella sua Farmacia, è stata la sua unica missione di vita e faro della propria esistenza. Durante gli anni della sua gioventù, dopo aver concluso gli studi in Farmacia presso l’ateneo messinese, ebbe una esperienza professionale con la nota azienda farmaceutica Carlo Erba. Tuttavia per amore della propria terra, dei più deboli e della propria famiglia, rinunciò ad una sicura carriera professionale di successo, per aprire quella Farmacia che per quasi 50 anni è stata simbolo di un intero quartiere.

Il Dott. Giuseppe Cormaci è stato un protagonista pacato e silenzioso della ricostruzione reggina post bellica e un collante rispettato di una comunità, quella di via Sbarre Centrali che, dopo gli eventi tragici del conflitto mondiale, aveva perso le proprie coordinate sociali ed anche, forse, la speranza. Da ricordare è l’impegno economico e sociale per la ricostruzione del presidio ospedaliero “Morelli”, nato nel 1926, colpito duramente dagli eventi bellici. Presso la sede del presidio ospedaliero, il Dott. Cormaci si distinse sia per l’assistenza e la consegna di medicinali agli sfollati e ai feriti del conflitto e poi, nel 1972, per l’aiuto offerto alla popolazione nomade che, dopo aver perso le proprie abitazioni situate nei pressi del Torrente S. Agata e colpite dal grave fenomeno alluvionale che ha interessato la città in quell’anno, si erano momentaneamente stanziate dentro l’ex Caserma “208”.

L’impegno scientifico ed umanitario è stato accompagnato da quello sociale e spirituale. Il lavoro del Dott. Cormaci nella ricostituzione dell’Azione Cattolica reggina, sotto la guida di Mons. Giovanni Ferro, allora Arcivescovo della Diocesi Reggio-Bova, è stato di assoluta importanza in quanto la cura dell’allora “Sezione uomini” è stata motivo di aggregazione anche per tanti giovani che hanno trovato nei luoghi della Chiesa de la Madonna di Loreto un luogo per fare comunità e sviluppare al meglio la loro socialità, in un momento storico, quello degli anni ’50 e ‘60, dove le periferie non avevano poli di ritrovo.

La collaborazione con Padre Armando Jué, noto gesuita napoletano, nei c.d. “ritiri di perseveranza” e parte integrante della c.d. “Opera dei ritiri” di Padre Jué e della quale Papa Pio XI disse che era un’pera “veramente provvidenziale”, fu indicativo del suo operato all’interno dell’intera comunità cattolica non solo di Sbarre ma dell’intera città. Tale momento di preghiera ma anche di aggregazione avveniva all’interno della centralissima Cattedrale, raccogliendo così il plauso di tanti devoti reggini che hanno riconosciuto nella figura del Dott. Cormaci un riferimento importante. Un riferimento che – per tanti – è andato oltre quello di una figura clinica per arrivare ad essere un vero e proprio riferimento spirituale.

Reggio è fatta anche di piccole storie. E questa storia merita di essere ricordata, perché una piccola voce silenziosa ha costruito la storia di un quartiere intero, ergendosi ad uno dei tanti protagonisti del racconto di generosità ed umanità di tanti reggini.

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