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Mediterranea

INTELLIGENZE ARISTOTELICHE       

 «Things are going to slide, slide in all directions
  Won’t be nothing
  Nothing you can measure anymore
  The blizzard, the blizzard of the world
  Has crossed the threshold and it has overturned the order of the soul» 

                                                                  Leonard Cohen, The Future

Mario De Caro e Bendetta Giovanola prendono quattro (sostanza, relazione, qualità e azione) delle dieci categorie aristoteliche e ne fanno qualcosa. Intelligenze. Etica e politica dell’IA (Il Mulino, Bologna, 2025) affronta uno dei temi che più stanno infiammando il dibattito al momento. L’Intelligenza Artificiale, infatti, «E’ una tecnologia a uso universale, tendenzialmente applicabile a ogni aspetto della vita umana e, per questo, ci appare tanto affascinante quanto allarmante». Tra salvezza e pericolo, De Caro e Giovanola ci conducono in un viaggio attraverso le conseguenze dell’applicazione di questa tecnologia, le sue distorsioni, gli scenari futuri che essa potrebbe aprire, le contromisure che potremmo (o, meglio, dovremmo) prendere per difenderci dai rischi. L’etica aristotelica, in questo senso, giunge a coronamento della quarta categoria che i due autori prendono in considerazione: l’azione. E, sempre in questo senso, l’etica delle virtù (o della phrónesis) risulta essere «intrinsecamente coerente» con la struttura stessa (l’architettura) degli odierni sistemi di IA. Il brillante volume in questione parte dalla categoria di sostanza. Ovvero: l’«IA come soggetto», passa a quella della relazione (l’«IA come oggetto», cioè l’«interazione tra esseri umani e sistemi di IA»), per poi transitare nei dintorni della categoria della qualità («Teoria politica dell’IA», risposta alla domanda «come è fatto il fruitore dell’IA?»), infine, come abbiamo detto, in quella di azione: la considerazione dell’IA come agente morale in risposta alla domanda: «Che cosa farebbe una persona virtuosa in questa situazione?». La considerazione pienamente realista di Aristotele serve a De Caro e Giovanola per affidare a questo testo la consapevolezza, soprattutto, di un mondo e di una società che sono irreversibilmente mutati. «I sistemi di IA modificano profondamente il nostro agire e le condizioni epistemiche che lo rendono possibile, così come le relazioni che strutturano la convivenza umana». In questa direzione, occorre far ricorso, prima di tutto, al pensiero di due autori: il medico greco Ippocrate («Primum non nocere») e la sociologa statunitense Shoshana Zuboff (oggi è nato «un nuovo ordine economico che sfrutta l’esistenza umana come materia prima per pratiche commerciali segrete di estrazione, previsione e vendita»). Attraverso il principio di precauzione e il capitalismo della sorveglianza, l’intero quadro – dischiuso dall’applicazione dei sistemi di IA al contesto della vita quotidiana – si cristallizza nella proposta di un etica precisa. «La moralità [consiste] (…) Nel coltivare capacità pratiche  come il discernimento, l’empatia, l’equilibrio e la saggezza» e non nel fare ricorso a idealistici (e romantici) principi a priori. Tenendo sempre conto che occorre sviluppare «un approccio pfluido, adattivo e sensibile della complessità del reale». Riforme, dunque; non rivoluzioni! Occorre integrare, implementare e incorporare tale etica delle virtù nel progetto stesso dei nuovi sistemi di IA. Tenendo, del resto, sempre conto che «Questi sistemi agiscono in modi rilevanti dal punto di vista morale, senza tuttavia essere dotati di coscienza, esperienza soggettiva o capacità di soffrire». I sistemi di IA modificano sicuramente il nostro agire, le condizioni della nostra conoscenza in base alle quali scegliamo di agire (o di non agire) in un certo modo e anche la percezione che noi stessi abbiamo di noi stessi. Il fatto che il vecchio Aristotele (sia pure aggiornato e revisionato, come si fa con le automobili dopo 4 anni dalla prima immatricolazione e, successivamente, ogni 2 anni) riesca ad essere ancora utile come bussola della nostra modernità non deve stupire. Le intelligenze (naturale e artificiale) aristoteliche corrispondono a due forme distinte di conoscenza. La prima è «la saggezza pratica, orientata al giudizio situato e all’azione contestuale»; la seconda è quella «oggettiva, strutturata, universalizzante», l’intelligenza di una macchina, appunto. Ma questa distinzione epistemica la fa proprio lui,  Aristotele.

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