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Intervento di un attivista Antimafia

Domenico Capezzoli attivista Antimafia

In seguito alla recente pronuncia della Corte di Cassazione riguardante la posizione di Marcello Dell’Utri sulle misure di prevenzione, si rende necessaria una chiara e ferma precisazione per contrastare la narrativa fuorviante di una presunta “assoluzione” o “riabilitazione” promossa da Forza Italia e da alcune testate giornalistiche, come ad esempio quelle di area, che hanno dato risalto all’aspetto della “riabilitazione storica”. La decisione della Cassazione è di natura tecnica e si limita a stabilire l’assenza di pericolosità sociale attuale e la revoca della confisca dei beni precedentemente disposta nei confronti di Marcello Dell’Utri. NON si tratta di un processo penale. La pronuncia non è un’assoluzione e non annulla, né ridimensiona le precedenti condanne definitive. È fondamentale ribadire che la storia giudiziaria resta scolpita nelle sentenze definitive: Marcello Dell’Utri è stato condannato in via definitiva nel 2014 per concorso esterno in associazione mafiosa. Le motivazioni di quella sentenza lo indicano come mediatore stabile tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi. Soprattutto, questa recente decisione sulle misure di prevenzione non nega né smentisce l’esistenza e la natura dei rapporti con l’associazione mafiosa accertati dalle sentenze penali. La pronuncia si concentra sull’attualità della pericolosità, non sulla verità storica dei fatti già accertati in sede penale, ovvero che tali rapporti ci sono stati. Queste sentenze penali definitive restano in piedi e non sono state intaccate dalla recente pronuncia in materia di prevenzione. L’utilizzo politico di un atto tecnico giudiziario, in particolare da parte di Forza Italia e di giornali come Il Giornale o Libero (spesso inclini a tale lettura), per trasformarlo in una “verità assoluta” di riabilitazione è un tentativo di propaganda che non ha fondamento nella realtà giuridica. Una decisione sulle misure di prevenzione non ha il potere di cancellare una condanna penale definitiva e la narrazione dei fatti in essa contenuta. Si invita la stampa e l’opinione pubblica a mantenere la massima accuratezza nel riportare i termini della decisione per non confondere la sfera della prevenzione con quella della responsabilità penale accertata.

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