Fatica senza fatica: il 14 e il 15 marzo tutti al Vittoriale degli Italiani!
Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...

Sabato 14 dalle ore 16.00 e domenica 15 marzo dalle ore 11.00, il Vittoriale degli...
METAFISICA. «“Ettore Majorana è caduto in mare dal postale fra Palermo e Napoli e non è più riaffiorato” sono categorico» dice Carlo Ferretti al giovane pastore Michele nei pressi della Certosa di Serra San Bruno (in Calabria) durante l’anno 1938. Mimmo Gangemi in questo L’atomo inquieto (Solferino, Milano, 2022) cerca un «legame», un «collante», un «Attack»; fra le «tante vite» di Ettore Majorana, la sua «scomparsa» (fa fede, in questo senso, il titolo e la definizione dell’enigmatico «fatto» occorso all’ordinario catanese di fisica teorica presso l’Università di Napoli (chiamato per «chiara fama») fornito da Leonardo Sciascia nel 1997 nel suo La scomparsa di Majorana (Adelphi, Milano)) e la «ricostruzione» di un unico grande «disegno» («cosciente») entro il quale inquadrare il «significato» di un esistenza che non fu delle più tranquille e nemmeno delle più ordinarie. Gangemi «insiste» nella ricerca di questo «significato» quasi che l’«accadimento» della «scomparsa» di uno dei Ragazzi di Via Panisperna (con a capo il «Papa», Enrico Fermi) volesse restituire il «senso» di un’intera generazione, di una globale storia politica e di una singola «esistenza personale». In questo quadro il «demone» che ha condotto alla «scomparsa» (Gangemi afferma che Majorana mai prese il «postale» da Palermo a Napoli e che, invece, riparò in Calabria a fare il «frate», l’«asceta», il «metafisico») non è altro che una strana «voce» (la «creatura», la chiama l’autore di questo romanzo che è noto al grande pubblico per la fiction Il giudice meschino, con Luca Zingaretti, tratta da un suo romanzo del 2009 e andata in onda su Rai1 nel 2014) che perseguita, blandisce, consiglia, accudisce, esorta lo stesso Ettore Majorana all’interno della sua testa.
MA C’E’ ANCHE DELL’ALTRO. «Eccomi un altro da aggiungere ai precedenti. Ognuno ha avuto una sua storia, distante, indipendente. Ettore Majorana era un disadattato che fuggiva da sé stesso. Carlo Ferretti un disperato che si affidava all’inganno dell’estremo rimedio. Martino Sereni, un camuffamento per sottrarsi agli americani e agli inglesi e per non tarare la famiglia con una malattia intrisa di pregiudizio. Karl Weitner era un fuoco di passione scientifica, competeva con Enrico Fermi, collaborava con i grandi fisici tedeschi, parteggiava per la Germania. Fin qui, identità innocenti – anche quella di Weitner, gli abbagli presi a mutarlo in colpevole. Quelle di dopo sono tragiche. Andreas Blnkenhorn è occorso per scappare e per occultare Karl Weitner -che a sua volta occultava Majorana – ricercato in quanto criminale di guerra, lui ad aver percorso l’esistenza più breve, e più da giramondo, se ha attraversato l’Atlantico ed è finito in Argentina. Andrès Bini, non so, intanto è ai primi vagiti, e va a nascondersi dai nazisti che pur ha abbracciato» scrive Mimmo Gangemi. In realtà la «voce» che parla dentro di lui (l’ottava «vita» delle «sette» raccontate in questo romanzo che unisce acribia filologica ma anche «ricostruzioni» linguisticamente calibrate in base al «territorio» nel quale, di volta in volta, Majorana «insiste» e «risiede») non è l’unico «movente» della «scomparsa». Ce ne sono altri!
L’AMORE, LA SCIENZA, LA MALATTIA, LA RELIGIONE, LA POLITICA, IL VAGABONDAGGIO, LA FUGA. Il totale di queste sette «vite» è rappresentato da «sette» luoghi metafisici che Ettore Majorana attraversa. Racconta, in soggettiva, l’intera storia un io narrante che scopriamo essere Andrès Bini, in un posto non meglio definito della Calabria ionica – e siamo al primo «luogo»: il «vagabondaggio». Si susseguono poi gli altri «sei» luoghi «metafisici»: la tubercolosi (la «malattia», Palermo, 1938), a Berlino nel 1939 – la «scienza», la «religione» (il «rifugio» nella Certosa sotto il nome di Carlo Ferretti), l’«amore» a Berlino e a Valencia, rispettivamente, con Hertha e la «maestra Morena», ultimi due «luoghi» metafisici: la «fuga» e la «politica».
IL SIGNIFICATO. Attraverso il passaggio di questi «sette» («otto» con quello costante della «creatura» che «attraversa» i pensieri della sua mente), Ettore Majorana, in «coma» (cosciente-incosciente) traccia la «traccia» di un filo conduttore, a sua volta metafisico, che gli restituisca il «significato» (ovviamente, anch’esso, elemento «metafisico») di una storia che, dalle simpatie naziste alle grandi intuizioni scientifiche alla presenza minacciosa dei servizi segreti (fascisti) alla ricerca di una stabilità emotiva e sentimentale per uno che ha, fino a quel momento, avuto esperienze di donne solo nei casini (ed è anche additato come omosessuale). Un «filo metafisico» che «cerca» un «significato» impossibile a dirsi. Impossibile come il numero atomico dell’«uranio» (quel 92 che contraddistingue il numero dei protoni contenuti in un nucleo atomico, costituito, come si sa, appunto da protoni e neutroni) il quale serve, attraverso una «reazione a catena», la presenza di un «motore nucleare» e di una «massa critica», a costruire la «bomba atomica». Impossibile il quantitativo di «uranio» alla Germania hitleriana secondo Werner Heisemberg ma possibile agli americani – grazie alla «scissione del nucleo» intravista dallo stesso Ettore Majorana – ai quali «a fornire il materiale nucleare è stata proprio la Germania». Il «significato» di tutto questo non è chiaro. Amore, scienza, politica, eremitaggio … Una «vita» settupla, quella di Ettore Majorana (o «ottupla» se consideriamo la «creatura») che «corre» lungo il «crinale» di un secolo (il XX°) contraddittorio e percorso da più «voci». Il romanzo di Mimmo Gangemi ne riesce a «raccontare» (a «raccogliere») qualcuna. Probabilmente Ettore Majorana è stato molto più che la sua «scomparsa». Probabilmente c’era in lui un’«ansia» di ricerca e di scoperta che lo tormentava. Probabilmente il fascismo non ha mancato di fare la sua parte in questa storia.
