Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
«Per l’autocoscienza c’è un’altra autocoscienza; essa è uscita fuori di sé… in primo luogo l’autocoscienza ha smarrito sé stessa perché ritrova sé stessa come essenza diversa; in secondo luogo, essa ha superato l’altro perché in lui non vede un essere autonomo ma sé stesso» (Hegel, FDS, parte II)
Sostituendo «l’autocoscienza» con Putin e «l’altra autocoscienza» con il premier ucraino Zelensky si comprenderà molto del perché si è giunti alla guerra.
Ma la sostituzione potrebbe essere anche la seguente: «l’autocoscienza» è il governo ucraino nel corso degli ultimi dieci anni e «l’altra autocoscienza» sono i russi del Donbass; anche qua il potere ucraino vede un altro potere sorgere al di fuori di sé, gli indipendentisti russi appunto, ed ha bisogno di eliminarli per essere sicuro del potere statuale.
In ogni caso per Hegel questo è un «operare unilaterale dell’autocoscienza» e ne riassume la posizione in questa frase monumentale: «Ognuno fa da sé quel che vorrebbe che gli altri facessero e vede gli altri fare ciò che esso stesso fa» (FDS, ibidem).
Questo enunciato di Hegel mette una pietra tombale sul regno della chiacchiera televisiva e giornalistica da cui siamo stati bombardati in questi giorni; tutti i commentatori, in gramaglie o col seno prosperoso, vedono Putin fare quello che gli americani fanno da settant’anni nel mondo; gridano al lupo russo quando i lupi li hanno sempre serviti e riveriti ed ancora lo faranno, chissà per quanto tempo ancora.
Manteniamo le sostituzioni di cui sopra e l’analogia: la Russia aggredisce l’Ucraina perché questa vuole porsi autonomamente sullo scenario del mondo ma, prima ancora, da otto anni a questa parte, l’Ucraina voleva eliminare i russofoni del Donbass perché anche loro volevano essere autonomi da Kiev; due perfette unilateralità che si intersecano e che portano, hegelianamente, al conflitto fra le autocoscienze, cioè alla guerra.
Hegel considera che questo conflitto si instaura non già per ottenere cibo o vantaggi materiali ma come una lotta per il riconoscimento, una lotta per la vita e per la morte contro «l’altro» che non ti riconosce la stessa libertà che riconosce a sé stesso.
Come finisce questa lotta per la vita o per la morte?
Hegel non ha dubbi: la lotta finisce quando uno dei due contendenti, tenendo di più alla propria vita biologica e temendo di perderla, si arrende all’altro: lo riconosce come autocoscienza indipendente e lascia per sé la condizione di dipendenza e di servitù.
Altra cosa che Hegel ha ben presente è la seguente: la morte nel conflitto di uno dei due contendenti, lungi dal delegittimarlo come autocoscienza, ne esalta la grandezza: egli, infatti, combattendo fino a morire, non ha considerato l’altra autocoscienza come autocoscienza signorile ed ha preferito la morte biologica del proprio corpo all’asservimento della propria autocoscienza.
La simulazione che abbiamo fatto non esaurisce la potenza dell’enunciato hegeliano: attribuiamo, semplificando, il ruolo di «autocoscienza» agli americani e alla Nato e quello de «l’altra autocoscienza» a Putin e alla Russia; consideriamo poi il gran parlare che si fa di sanzioni che, in gergo hegeliano, hanno pertinenza con il cibo e con gli altri vantaggi materiali.
Ebbene gli americani e i loro alleati credono, rectius fanno credere, che Putin, con i suoi alleati e col popolo russo, rinuncino ad essere «autocoscienza» per aver dei vantaggi economici; Putin invece, ed anche il popolo e la nazione russa, non sono affatto disposti a diventare «autocoscienza servile» in cambio di qualche briciola di benessere.
