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Mediterranea

La musica gentile del Maestro Alessandro Calcaramo. Il potere salvifico e profondo della musica: emozioni, esperienza educativa e ruolo sociale

Cantante, chitarrista e mandolinista, anima della band Corde Libere, Alessandro porta la musica dei popoli nei teatri, nelle scuole, nelle piazze e ora anche nella nuova filarmonica di Reggio Calabria.

Quando lo incontri, ha sempre uno strumento tra le mani e un sorriso che sa di Sud e di libertà. Alessandro Calcaramo non è solo un musicista: è un ponte vivente tra le culture del mondo. Canta, suona la chitarra e il mandolino, dirige la band Corde Libere e insegna musica ai ragazzi con passione contagiosa. Di recente ha anche contribuito a fondare la nuova filarmonica di Reggio Calabria, un progetto che unisce arte e territorio. L’ho incontrato per farci raccontare cosa significa oggi vivere (e far vivere) la musica dei popoli.

Le radici: una carezza che diventa vocazione

La sua passione nasce da bambino, in una casa in cui arte e sensibilita’ erano linfa quotidiana. “ Mia madre suonava il pianoforte per passione e mio padre era un insegnante e scriveva poesie in vernacolo. Lì è nata la mia musica”.  Quando parla della sua famiglia, l’emozione si percepisce come si percepisce quanto essa sia stata il punto fermo della sua vita. Il faro che ogni marinaio ritrova quando rischia di smarrirsi.

Ed e’ come se  la musica abbia accolto negli anni questo simbolico passaggio di testimone diventando per Alessandro un punto di riferimento “ La musica è come una carezza. Mi ha aiutato in tutte le cose, sempre mi indica la via”.

Quando gli domando se ha un brano preferito senza pensarci molto,  indica la Cavatina di Stanley

Myers: “ Non la ascolto, la sento e ogni volta è un’emozione nuova”. E’ come se questa sinfonia passasse dalla pelle al cuore. “ La musica la preferisco senza parole perché le parole a volte limitano, distraggono. In un mondo evoluto, si potrebbe comunicare solo con gli sguardi, le parole sarebbero di troppo”.

Corde libere e il linguaggio che unisce

Con la sua band Corde Libere, percorre da anni la strada della musica dei popoli, quella che nasce dal cuore della gente e parla a tutti. “ Siamo un unico popolo”, dice, “ ma ognuno si riconosce in suoni differenti: c’è chi vibra con la musica celtica, chi con quella africana. La nazionalita’ non conta: la musica va oltre”.

Questa visione si riflette anche nei concerti: “ Suoniamo per comunicare. Durante il concerto, guardo i miei allievi negli occhi, li ascolto, li accarezzo con lo sguardo. Tutto è musica”.

Corde Libere nasce nel 2014 quando il Maestro intuisce che questo è l’unico modo per trattenere i ragazzi che finiscono la scuola media e che diversamente si disperderebbero. Trattenere i ragazzi e anche a volte scoprire talenti nascosti. La sua band è proprio bella, anche da vedere. Tanta energia e tanti giovani che sanno fare vibrare le corde dell’anima.

Piu’ volte premiata per il modo originale e gentile di proporre la musica, la band Corde Libere riceve il premio “ Istituzione Culturale per la Promozione del Territorio Calabrese” 2025 della Fondazione Scopelliti che si dice “ fiera di premiare una realta’ che ha fatto della musica un messaggio di speranza, bellezza e promozione culturale, capace di fare crescere i giovani e di dare voce a una Calabria che merita di essere ascoltata”.

Si percepisce la gioia negli occhi dei ragazzi che trasmettono l’orgoglio dell’appartenenza a qualcosa di grande e anche in questo caso, il Maestro non manca di mostrare la propria emozione che e’ autentica e contagiosa.

Insegnare la musica: salvare l’anima

Il suo ruolo di insegnante è centrale, ai suoi allievi riserva cura e attenzione. Non insegna solo a suonare ma li aiuta a conoscersi.

“ La musica è salvifica, mi dice, aiuta i giovani a non prendere brutte strade”. Come la poesia arriva all’anima senza fare rumore. Disarma, abbatte le difese. Per questo funziona perché non costringe, accompagna”.

Secondo lui i giovani attraverso la musica riescono a guardarsi dentro sperimentando la propria anima attraverso un processo lento ma vero.

 Il karate: equilibrio e cammino interiore

Nella sua vita, accanto alla musica, c’è anche il karate, praticato con costanza e dedizione. Un’arte che lo accompagna nel suo percorso umano, prima ancora che fisico.

“Il karate mi ha insegnato il rispetto, la disciplina, la presenza. È un cammino silenzioso, fatto di ascolto e di equilibrio. Proprio come la musica, ti chiede di essere centrato, autentico.”

Non è questione di forza, ma di consapevolezza: “Quando sali su un palco o sul tatami, non puoi fingere. O sei lì davvero, oppure no. Il karate, come la musica, mi ha aiutato a conoscermi, ad accettare i miei limiti, a trasformarli.”

È anche grazie a questa doppia pratica – del suono e del gesto – che oggi riesce a trasmettere ai suoi allievi una visione profonda dell’arte come viaggio verso se stessi.

Un messaggio universale

Infine, dopo una lunga e interessante chiacchierata,  gli chiedo che messaggio darebbe ad un giovane che si è perso. La risposta è semplice e potente: “ Continua a cercare la tua musica e se non la trovi, componila tu”.

E se la musica fosse un messaggio per il mondo?

“ Siamo un unico popolo, basta guerre”. Cosi’ il maestro Calcaramo conclude.

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