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LA SFIDA ELETTORALE IN CALABRIA

Per convincere quella enorme percentuale di italiani che sistematicamente non va più a votare il centro-sinistra, da anni, si è reso conto che deve abbracciare anche argomenti propri del centro-destra (oggi diventato la destra-destra). E’ cominciato tutto con la fantomatica «Questione settentrionale» di Miglio e Bossi, a ridosso della caduta della cosiddetta Prima Repubblica, e il processo è proseguito senza soluzione di continuità. Federalismo, tutto alle imprese niente allo Stato, temi del neoliberismo, privatizzazioni e, come si suol dire, chi più ne ha… Dopo la sconfitta elettorale delle Marche e in previsione dell’annunciata sconfitta in Calabria, i leader del «campo largo» hanno ripreso questo leit-motiv. La questione è chiara. Molti degli ex elettori (che ormai non votano più da anni) si ritiene che, se andassero a votare, voterebbero per il centro-sinistra. A fronte di questo dato – e qui sta la fallacia logica – per convincerli, si sospetta, è necessario utilizzare gli argomenti degli avversari. Dunque: Ponte sullo Stretto, sovranismo, populismo, niente Reddito di Cittadinanza, niente Reddito di Dignità, niente. Con una torsione magica alla Harry Potter, tutti questi argomenti dovrebbero, a questo punto, essere declinati in funzione di «un pizzico di centro-sinistra». In questo modo si realizzerebbero almeno tre risultati. 1) Aumenterebbe la confusione nell’elettore. 2) Si darebbe ragione a quell’avventore del bar (nel quale si trova Michele Apicella/Nanni Moretti) che dice: «Destra e sinistra: tutti uguali». 3) Si riterrebbe che gli argomenti della destra  siano assolutamente più persuasivi solo perché la destra ha vinto le passate elezioni (politiche per esempio, ma anche le altre). 4) Si getterebbe un discredito immenso sui classici temi del centro-sinistra (primo fra tutti, l’attenzione per i deboli in un Paese dove quasi 6 milioni di persone vivono in condizioni di povertà assoluta) a favore di «contenuti» (come dicono gli esperti di Isntagram e OnlyFans) in passato e in generale giudicati reazionari, conservatori e passatisti. Prendiamo la situazione della Calabria. I sondaggi danno per vincente (tra l’altro con un grosso scarto) il candidato della destra, Roberto Occhiuto. Pasquale Tridico, a capo del «campo largo», si trova a dover risalire una china che pare impervia e ostica più che mai. Quali sono i problemi storici della Calabria? Tridico ha impostato la propria campagna elettorale su un concetto coniato dall’antropologo Vito Teti: la «Restanza». Dalla Calabria si va via. Non si resta. E chi resta,si trova di fronte una sanità fatiscente, servizi degni dei romanzi di Isaac Asimov (cioè di fantascienza), un Prodotto Interno Lordo che fa ridere. Ma, ecco la «tragedia» (senza la catarsi aristotelica): tutto ciò è stato declinato, a Lamezia Terme, dalla Meloni,come il punto di partenza dei successi della coalizione di destra in Calabria. Per cui, Tridico, se applicasse la formula che Dario Nardella (ex sindaco pd di Firenze) ha espresso dalle pagine di Repubblica («Occorre parlare anche di argomenti su cui specula la destra, come la sicurezza»), ne avremmo un attorcigliamento di destra e sinistra attorno agli stessi temi. La sicurezza per noi è questo. La sicurezza per noi è quest’altro. Abbandonando, così, tutti gli altri temi, non degni di considerazione da parte della destra, e quindi non esistenti. Sarebbe, dunque, la destra a dettare l’agenda politica di Tridico. E i calabresi voterebbero «contro» e non «per». Ma a parte che la destra non è Dio in Terra e dunque non conosce per filo e per segno tutte le problematiche sul tappetto degli italiani e, in questo caso, dei calabresi c’è anche dell’altro. Gli elettori, come è stato autorevolmente scritto, «votano ma non sanno perchè» vanno a votare. Una competenza senza conoscenza. Una funzione senza sostanza, insomma. In casi some questo la retorica ha la meglio sulla logica. E non vincono gli argomenti logicamente ineccepibili, vince chi fa la voce più grossa. Dunque, paradossalmente, si potrebbe anche fare a meno degli argomenti. E iniziare, come faceva quella trasmissione di Rai2 cancellata dopo le prime puntate, a fare proclami senza nessuna attinenza più con la realtà. Pasquale Tridico, invece, è un uomo moderato. E’ stato Presidente dell’INPS; è un eurodeputato. E’ abituato a parlare con dati di fatto alla mano. Certo se i fatti non esistono ed esistono solo le interpretazioni, come diceva Nietzsche, allora vincerà Occhiuto.  Ma se i fatti contano ancora (5+7=12 era uno di essi, come ricordava addirittura Immanuel Kant)ci sarà da ridere. Se tutto è interpretrazione anche dimettersi per poi ricandidarsi potrebbe essere considerato non un gesto di teatro ma una grande strategia politica alla Churcill. Ma se esistono i fatti, se 5+7=12, allora  come ci ha informato Umberto Eco: la semiosi non è illimitata. L’interpetrazione si deve fermare di fronte alla «nuda vita»: l’ultima regione di Italia, una sanità inesistente, persone che stanno male e sono costrette ad andare via, lavoro che non c’è… Certo, tutto questo non riuscirà mai a fare audience in un salotto domenicale di Mara Venier e i proclami della destra avranno davvero ben poco da proclamare, ma è la realtà. Si sa dalla psichiatria che chi ha problemi con la realtà non va tanto bene. Credetemti, ve lo giuro su mia madre, chi ha problemi con la realtà non va bene! Costui, come minimo, ha bisogno di aiuto. Ma la realtà ha una caratteristica: non la si può cancellare. Per cui al posto di affidarsi ai «contenuti» (tratti dai video delle influencer dei social) della destra, forse, Tridico fa bene a restare coi piedi per terra e a tornare alla realtà. I calabresi possono pure non votarlo, in democrazia ne hanno tutto il diritto. Ci mancherebbe. Ma la realtà, neppure loro, possono negarla.  

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