IdeocoopSpazio Open
Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso Occhio al Degrado Occhio al degrado
Giovani in biblioteca
Mediterranea

L’ARCHITETTO HA SCARICHE ELETTROCHIMICHE NEL CERVELLO

Scrive Luigi Pareyson nella sua fondamentale Estetica che la «formatività» è «un tal “fare” che, mentre fa, inventa il “modo di fare”». Maurizio Ferraris, rispondendo alle domande di due architetti (Federica Visconti e Renato Capozzi) afferma: «Che cosa sia l’architettura, che cosa sia l’economia o che cosa sia la filosofia lo comprendiamo solo attraverso il divenire storico, ossia attraverso la somma delle diverse realizzazioni che si sono raccolte sotto il nome di “architettura”». Insomma, dalla casa alla «cosa» – o meglio: al «che cosa». In un libricino che, se ci fosse un premio al titolo più brutto della storia della filosofia, non solo potrebbe partecipare ma potrebbe, anche, vincere subito, Ferraris fa brillare i temi del «Nuovo Realismo» nell’architettura (intesa come quel «fare artistico» che «trova le proprie regole in corso d’opera»). Come al solito il filosofo di Torino – stavolta anche in maniera ironica e tagliente – ha pieno agio di far scaturire dai «vincoli» della realtà, l’oggetto che sta indagando. «La realtà dell’architettura non comprende semplicemente gli artefatti architettonici, ma i progetti che li hanno resi possibili e soprattutto l’immensa ontologia invisibile costituita dal reticolo di norme e documenti con cui l’architettura deve misurarsi tanto in fase di progettazione quanto in fase di realizzazione». Questo “Architesture”. Attorno all’architettura (letteraventidue Edizioni, Siracusa, 2021) ci conduce all’interno di alcuni luoghi tipici di questa «pratica costruttiva» che «si trova all’intersezione fra le belle arti e le arti utili». Tali luoghi sono: il progetto, il modello, lo standard, lo spazio, l’estensione, l’esempio, l’idea e la forma. «Per architettonica, intendo l’arte di costruire sistemi (…). Sotto il governo della ragione, le nostre conoscenze non possono affatto costituire una rapsodia, ma devono piuttosto costituire un sistema (…). Per sistema, d’altronde, io intendo l’unità di molteplici conoscenze sotto un’idea». Sono parole di Immanuel Kant. «L’architettonica della ragion pura» espone ed esprime il senso di un tutto. Maurizio Ferraris dice: «Le opere dell’architettura, così come le automobili o fornelli a gas, sono artefatti: ossia sono anche loro degli oggetti sociali con la sola peculiarità di poter essere adoperati da utenti  che non necessariamente comprendono le regole del funzionamento degli oggetti». Intendere in maniera sistemica l’architettura vuol dire, infatti, avere a che fare con artefatti, ma anche con un determinato contesto e con una certa progettualità. «Le modalità proprie del progetto interferiscono in modo decisivo nella formazione dell’idea». Si parte dalla realtà – «Non c’è spazio senza estensione, e dunque senza forma» – e, poi, attraverso un vero e proprio work in progress,  un’idea prende forma sulla base di esempi architettonici precedenti (che nella loro singolarità formano uno standard) e su modelli (che vengono presi come esempio). In questo senso, il progetto architettonico, tra vincoli e fantasia, si sviluppa come un tutto. Un onniavvolgente spazio di intesa tra natura e cultura. Tra realtà e «raffigurazione». Tra norma e fatto. Maurizio Ferraris, così, giunge alla definizione stessa dell’architettura. «Le teorie e le idee sono scariche elettrochimiche nel cervello». In genere, da sole, queste «scariche» non bastano. «Non si hanno idee se non si può far riferimento a oggetti concreti preesistenti». Non si può sfuggire alla realtà.

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto