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Mediterranea

LE SCONFITTE SONO MEDICINE AMARE MA DI SICURA EFFICACIA

Nel mondo c’è una sconfitta per ognuno di noi, scriveva Steinbeck. 

Come nel calcio, come nella vita, o si vince o si perde. A volte si pareggia, ovvero si rimane in stallo. 

Che brutta cosa, rimanere in stallo. 

Né di qua e né di là. 

Formula di successo per molti. 

Ma torniamo a noi. 

Intanto provo a prendere spunto dalla sconfitta della Nazionale Italiana ai play off per l’accesso ai mondiali di calcio contro la Macedonia. 

Ma prendo spunto anche da quanto la vita mi mette davanti ogni giorno, da quanto accade nella mia vita. 

E in quella degli altri. 

Perché le nostre vite esistono soltanto accanto a quelle degli altri, ne respirano i giorni. Ne vivono i respiri. 

Siamo benevoli parassiti in un mondo di relazioni sempre più asfittiche, desaturate. 

Ad un certo punto della vita, anzi, in tanti momenti della vita, si perde qualcosa. 

Una partita, un affetto, un lavoro, una elezione politica, la stima di un amico, la capacità di fare qualcosa. 

Uno sogno, un progetto. Un’utopia. 

Non c’è giorno senza sconfitta. 

Visibile o invisibile. Approdata o in cammino. 

Ma chi sono le sconfitte se non amiche sincere che ad un certo punto ci affiancano e ci indicano una nuova via, altrimenti invisibile nella comodità quotidiana?

Le sconfitte sono medicine amare. 

Ma sempre medicine sono. 

E guariscono dal male dell’autoreferenzialità. Dall’onnipotenza. 

Dalla saccenza. 

Dal sentirsi un dio che non si conosce. 

Ammettiamolo, ogni tanto ci vuole una scoppola, per aprire nuovi sentieri. Per ripartire. 

Per liberare gli occhi offuscati dalla cataratta dell’abitudine. 

Ma solo chi si metterà in discussione potrà rinascere. 

Chi guarderà con umiltà ai propri limiti, e ne farà un aeroporto per spiccare il volo, verso orizzonti nuovi. Le vittorie, i successi, sono momenti effimeri che maturano proprio nel buio, nelle amarezze. 

Ma occorre esercitare l’umiltà, che è la virtù dei forti. 

Ma la gente non lo sa. 

Un augurio allora di buona primavera a tutti i perdenti della vita. 

La serenità sorriderà sempre a chi saprà guardare bene dentro una sconfitta, amando le proprie macerie. E con queste pietre, termino citando un altro scrittore e poeta che amo, Fernando Pessoa, solo un perdente ne saprà costruire un castello.

E ci andrà ad abitare felice.

 

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