GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

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Ernst Cassirer tra sostanza & funzione.
Il concetto di sostanza e il concetto di funzione (a cura di Renato Pettoello, Morcelliana, Brescia, 2018) si presenta, fin da subito, per quello che è. Cioè il testo della lezione di prova che Ernst Cassirer tenne presso l’Università di Berlino, il 26 luglio 1907, per il conseguimento della libera docenza. Dunque, un «testo» che è sì specchio delle future opere del filosofo ma che risente anche dell’«occasione» che l’ha generato. In più, questo «testo» presuppone, anche, una sia pur sommaria conoscenza della filosofia di Aristotele, della sua scuola e dei successivi sviluppi della scienza fino alla nascita di un «nuovo contenuto positivo del sapere». Ciononostante, per decretare l’estinzione della realtà, Ernst Cassirer non si fa scrupolo di imbastire una agguerrita e lucida trattazione che assolda, oltre che Leibniz, Galileo, Newton e Keplero, anche «la filosofia empirista inglese» e gli ultimi (cioè, suoi coevi) risultati della fisica meccanica e dell’energetismo. Che cosa è accaduto? «In base al nuovo concetto di realtà che qui viene scoperto e fissato, non è più possibile tornare al concetto di cosa del realismo ingenuo». Per Aristotele, la «sostanza» è sia ciò che è necessariamente quello che è, sia ciò che esiste necessariamente. Dice, a questo proposito, Cassirer: «l’essere permanente al quale egli guarda non è semplicemente il “supporto” delle proprietà percepibili sensibilmente; non è un sostrato indifferente e statico, bensì un principio formativo, che fa scaturire da sé una molteplicità di stati e di caratteri mutevoli». Al concetto di sostanza subentra adesso quello di funzione, cioè di regola, cioè di relazione, cioè di prescrizione di un comportamento, cioè del mandato in prescrizione della realtà. Prescrivendo, infatti, determinati comportamenti, «tutta la realtà dell’energia si risolve dunque, dal punto di vista della conoscenza, in un sapere che riguarda delle relazioni di equivalenza». Facendo così, si prescrive, cioè si provoca col tempo l’estinzione del «fatto che la “sostanza” sia originaria». E cosa c’è all’origine? Un Moloch che detta le condizioni della realtà, la quale è costituita (adesso) da un «sistema di relazioni» che tracciano una linea media (fatta di «peculiarità» e «affezioni», peraltro «geometricamente determinabili»). Queste «condizioni» fanno sì che «ogni enunciato relativo ai collegamenti empirici presuppone» esse stesse. In definitiva, sostituendo al concetto di sostanza quello di funzione – un accadimento che, a giudizio di Ernst Cassirer sta avvenendo nella scienza del suo tempo oltre che essere stato preconizzato, per esempio da Leibniz – si ha a che fare con un «tu devi» (la regola) che ha preso il posto del «tu sei». Prescrivendo «una regola generale e una costanza nei dati di fatto della natura» e prescrivendo la realtà alla sua estinzione, il filosofo di Breslavia non sta dando l’addio ai singoli alberi (il frassino, il leccio, eccetera) a favore della «relazione» che li tiene assieme; sta facendo un operazione diversa. Sta ponendo, infatti, al posto dell’oggettività della sostanza, quella della relazione. E sta dicendo che la «funzione» è l’unico argomento del quale si può occupare una felice teoria della conoscenza. L’estinzione della realtà non estingue l’oggettività, infatti. E se ogni funzione è una regola, allora la realtà si dovrà «regolare» intorno al suo termine medio. Sempre fermo restando che «il concetto di funzione appare chiaramente come una costruzione e una creazione del pensiero». Ovvero «la modalità in cui si connette il pensiero». In questo senso non avremmo, in teoria della conoscenza, a che fare con una «modalità» del tipo pensiero-pensiero. Piuttosto, con una «legge integrale». «Essa può dunque essere formulata a dimostrata compiutamente, se si confrontano tra loro, come un tutto, i processi del cui collegamento si tratta, senza averli prima risolti nei loro collegamenti infinitesimali». Siamo, dunque, dalle parti della teoria della complessità di Edgar Morin. E la realtà? Lasciamo stare (per un attimo) la realtà, e prendiamo un pezzetto di essa: 10, 20, 30 alberi. La coscienza dell’uomo ha, adesso a che fare, con la regola di congiunzione di similari caratteristiche di essi (la funzione) e non con essi stessi (la sostanza). Il tutto va, però, visto non in un ottica ontologica, ma epistemologica. Ecco che allora il quadro appare chiaro. Il modo di conoscere dell’uomo, adesso, cambia. E la realtà rimane quello che è sempre stata, se qualcosa di simile può essere conosciuto dal soggetto umano vuoi col concetto di sostanza vuoi con quello di funzione.
