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LINGUE ARBERESHE O LINGUA ALBANESE? FIATO AI FATTI E ALLE FONTI

 A cura di Demetrio Crucitti

 

Questo post  è apparso  un paio di giorni fa  sul social  media instagram  a cura di  youreduaction e riporta una frase  del grande  maestro  Andrea  Camilleri, come noto
affianco ai post  ci sono anche le  reazioni  di chi segue  quel  social, ci hanno colpito in particolare, quella di  teseraspazzini  che scrive: “questa frase è rivolta solo alla destra o anche alla sinistra”;  e poi c’è la reazione di tizianacalavaliere626 (scusate, ma uso gli stessi  nomi così  come sono riportati nel social): “ perché queste frasi accusatorie. Certo il merito è anche giusto di chi si informa legge di tutto e poi non ultima cosa importante ragiona con la propria testa.   

 

L’invito ai lettori  perciò  è quello  delle grandi occasioni, ovvero   dare  lustro  al proprio pensiero critico,  per esempio  analizzando  bene:   i fatti  e le fonti, che devono essere  riportati   senza  pregiudizi e sgomitate solo per    far  vedere  di essere  “i  primi della classe”,  alterando quel magnifico  principio che  è  rappresentato sempre dalla  verità.  Ma  poi  c’è il  dominio,   la sopraffazione delle  tante  verità che ci fanno pensare  che la verità  sia una chimera,    e allora  solo la conoscenza, la comprensione,  tornando alla  frase di  Camilleri, e noi diciamo   dei fatti e delle fonti, ci permette  di fare una scelta tra le tante verità. Ma dobbiamo aggiungere  altro. La  battaglia sulla scelta tra la Lingua  Arbëreshë  e quella  Albanese, il non decidere che  dura ormai  da troppo   tempo  ha ripercussioni  negative    sulla  vita sociale  del  popolo  Arbëreshe  presente in Italia e di gran lunga  numeroso  in Calabria che per questo motivo  ha  una maggiore responsabilità  rispetto  alle altre  comunità  appartenenti  sempre alla minoranza linguistica storica  Arbëreshë, residenti nelle altre  regioni d’Italia. Questa  battaglia  alimenta  fortemente  un dispendio  di  energie  non facendo  raggiungere  mai degli obbiettivi  condivisi  e quindi di qualità, creando  occupazione  attraverso  servizi  per la stessa  popolazione  Arbereshe, ma non stanno meglio i Grecanici di Calabria.

Premesso  che  personalmente non ho  nulla  contro  la  lingua  albanese  e  tanto meno contro la Repubblica,   il Governo e il Popolo Albanese, anzi li stimo  pure per quello che stanno facendo  per la pace nel Kosovo e per l’impegno del Presidente  Edi Rama per  portare  l’Albania ad entrare nella  Unione Europea.
E non dobbiamo dimenticare che è stata l’unica Nazione  ad offrire  in carne ed ossa  medici ed infermieri durante il Covid  in quel di Bergamo. Consapevole  delle problematiche  di contenimento della spesa, ma  anche  del principio  che la tutela  Costituzionale  delle minoranze linguistiche  risale all’  art. 6 della  Costituzione della Repubblica Italiana al 1946  e  alla Legge di attuazione costituzionale la Legge 482/99. Sarebbe  positivo che venga avviata  pur  in modo minimale, da parte dell’attuale Governo  la tutela della lingua Arbëreshë, questa  considerazione nasce da  alcune  valutazioni  semplici  da uomo della strada, ma l’approccio fin qui   avuto in cui ha prevalso e prevale   un forte  campanilismo  non ha portato  nessun  contributo al Bene Comune, forse  occorre  che tutti facciano un passo  indietro e si siedano ad  un tavolo per  redigere un manifesto di intenti.

Ci limitiamo ad osservare  che ci sono  alcuni elementi popolari  imprescindibili oggettivi   che  non si può fare a meno di riportare  a favore  della tutela  della Lingua  Arbëreshë, vediamo quali sono:  1)  L’UNESCO  da diversi  anni ha  lanciato l’allarme  che la lingua  Arbëreshë  appartiene,  insieme ad  altre 3000 lingue nel mondo, all’elenco delle lingue in via di estinzione e non cita certo  la lingua Albanese che è  lingua ufficiale di una Nazione; 2)  Ci sono  elementi popolari  che  vanno  presi inconsiderazione  nelle  “decisioni alte” per  stabilire  la  scelta di quale  lingua  adottare  ce lo impone  una  recente Risoluzione del Consiglio d’Europa (Aprile 2023) e per  questo riportiamo   una mia intervista fatta nei giorni successivi alla visita  del  Presidente Primo Ministro S.E.  EDI  RAMA  il 3 e 4 Giugno  2023  in Calabria a  cui tra l’altro è stata  conferita durante l’adunanza pubblica  del  Consiglio  Comunale  la Cittadinanza  Onoraria  del   Comune di Vaccarizzo, consegnata di persona  dal  Sindaco di Vaccarizzo  il dott. Antonio Polillo.  E questo  è  molto importante per il Popolo Arbëreshë  in quanto  vengono presi molto in considerazione  dal Governo Albanese, ma  anche da quello del Kosovo, Macedonia e altri  infatti riportiamo un estratto di una intervista al Presidente Italo Elmo della Associazione UNIARB  che ha organizzato la due giorni di visita del Presidente Edi Rama, pubblicata  su Calabria Live:

“CL:  Presidente  Elmo, alcuni  colleghi  giornalisti e lo stesso  Gennaro De Cicco  riportano  un intervento nel  corso della  visita a  Frascineto da parte del prof. Agostino Giordano  direttore della rivista Jeta Arbëreshe sulla  questione della  lingua  arbereshe, il prof. Agostino Giordano  ricordiamo è il  nipote ed erede spirituale dell’archimandrita Papas  Emanuele Giordano a  cui  è stata  dedicata  una  via  proprio a Tirana.

Elmo:  “  si,   è  vero! Un  paio di anni fa  la Municipalità di  Tirana  ha  dedicato a  questo  illustre Papas  nato e vissuto  per tanti anni a Frascineto (CS-Italy), ma conosciuto anche  in tutto il mondo per la  produzione di un Dizionario  Arberesh -Italiano e Dizionarietto Italiano-Arberesh  per la proficua  produzione  editoriale  a  difesa  della Lingua  Arbëreshe, che rischia l’estinzione come denunciato anche di recente dall’ONU. La  proposta della dedica della via  a Tirana  fu fortemente  sostenuta  dal QSPA del  Governo Albanese il QSPA ( Qendra e Studimeve dhe Publikimeve për Arbëreshët)  Centro   Studi  e Pubblicazioni Arbëreshe un organismo  governativo  appartenente  al Ministero degli Esteri del Governo  Albanese,  (n.d.r.: il cui Direttore  Esecutivo  è la prof.ssa  Diana  Kastrati)   in sostanza  il prof. Agostino Giordano nel  corso della visita  di Edi RAMA, pubblicamente  ha  espresso  una esigenza popolare  di poter  continuare a salvaguardare la Lingua  Arbëreshe in diversi contesti:  familiare,  scolastico, amministrativo insomma  in diversi campi della vita quotidiana, e sono proprio i genitori a volerlo. Se posso permettermi  lo studio e la continuità  linguistica  con la lingua Arbëreshe  non esclude  lo studio e la conoscenza dell’Albanese per  esigenze  anche di scambi commerciali  e  di cooperazione con la madre-Patria,   la  Tutela della Minoranza Linguistica  Storica a cui noi  apparteniamo, come Status  Giuridico,   parte proprio in buona percentuale  dalla nostra Lingua d’Origine è  necessario  che  tutte  le  Istituzioni preposte a cominciare dall’Università, per la formazione dei docenti,  le Istituzioni Scolastiche  per la diffusione  a scuola della Lingua  Arbërshe   a partire dalle scuole primarie  ecc.   sia  condivisa  da tutti, e la  Regione Calabria  attenta   a  tali  questioni non mancherà di supportarci  nei confronti delle Istituzioni Nazionali, Governo e vari  Ministeri. E  questa  visita  del Presidente  Edi RAMA  rinforza e ci da’ speranza  quando il Presidente   stesso dichiara che  occorre  difendere  ad “Oltranza il Patrimonio del popolo  Arbëreshë”.  Parole  di Agostino  Giordano  devono  essere  non solo lette ma  anche  comprese,   mettendoci  anche l’anima. E poi ci sono le  questioni giuridiche che non vanno mai dimenticate  come  l’osservanza  della spesa  dei fondi   della Legge 482/99  destinati  alla Lingua Arbëreshë  che  si ispira  alla Carta  Europea,   esclude  interventi  economici verso le lingue standard di altre nazioni, ci sono  risposte governative molto chiare  su questo tema che  da decenni rappresentano  interpretazioni della legge molto chiare  a favore della tutela delle Minoranze Linguistiche  Storiche.   

 

  Di  recente  è passato al vaglio della  Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi,  meglio nota brevemente come   Commissione di Vigilanza RAI, lo schema  del Contratto di servizio 2023-2028  tra  la RAI RadioTelevisione Italiana e il Ministero Imprese e Mady in Italy  ovvero  il MIMIT. La Commissione è chiamata ad esprimere  un parere sul contratto  di servizio, che per  regolamento, non è  vincolante per il Governo. Allora, vediamo cosa è accaduto: la Commissione Parlamentare  per l’indirizzo  Generale  e la  Vigilanza dei  Servizi  Radiotelevisivi  il  3  Ottobre  2023,  ha  approvato  il Parere  sul Contratto di Servizio 2023-2028  tra la RAI e il Ministero Imprese e Mady in Italy MIMIT;  questa  della  possibilità democratica  di esprimere  un parere   non  vincolante per il Governo,  ci permette  di  vedere  come  i rappresentanti  dei partiti  si  muovono.  La Commissione Parlamentare   della  RAI, essendo  di Vigilanza e Controllo,  spetta  all’Opposizione e fin qui nulla da eccepire.  Quello  che  disturba  un pò,  in questo passaggio dello schema  di contratto  di Servizio in Vigilanza, ovviamente non è la prima volta, è l’eccesso  di meriti decantati,  per esempio, per  aver portato a casa grandi successi sul Contratto di Servizio   a livello nazionale e locale come riportato  da sottoposti territoriali, e che  tale  “disturbo” è riverberato da osservatori  e stampa nazionale,  distanti dalle  vicende  locali  della Calabria e del Mezzogiorno, a dimostrazione del fatto che non viviamo più da soli in un deserto.   Ieri non più tardi del 2017  con il Presidente della  Commissione Roberto  Fico, il Parere sulla  Convenzione RAI-STATO 2017-2027   passò al vaglio senza tanti  problemi  con l’apporto  di tutti i partiti,  oggi,  ottobre  2023  a parità dell’impegno indiscusso   dei relatori,  allora Lupi-Dalila Nesci, e oggi Lupi -Nicita   stride un pò  che l’approvazione del Parere sullo schema (atto 052) di Contratto di Servizio   RAI-STATO 2023-2028 abbia avuto la necessità  di un voto di maggioranza  “assistito” dal M5S , visto il corale  disappunto di tutti i partiti dell’opposizione,  PD compreso, con  l’astensione di Azione,  come dire che a pensare  male talvolta ci si prende. Tornando a casa nostra (Calabria),  stride  ancora di più  il ritorno trionfale  di aver  raggiunto  da soli e per meriti divini l’obiettivo  di  avere imposto   finalmente in Calabria le trasmissioni RAI  per una minoranza  linguistica  riconosciuta evidenziando anche l’appartenenza di importanti esponenti politici  di origine  a quella  minoranza linguistica storica.   Prima  ambiguità,  molto  strana, e che non si riesce  a comprendere,  è il fatto  che si ribadisce  che finalmente   RAI Calabria  trasmetterà  in lingua  arbëreshe;   mentre  il Parere sul Contratto di Servizio RAI-STATO 2023-2028  approvato dalla Commissione di Vigilanza il 3 Ottobre, è sufficiente leggere  il resoconto  con la verbalizzazione di quanto approvato   riporta  per  iscritto  la dicitura   lingua albanese. (Attenzione scripta manent! ). Non può continuare ad essere  considerata una svista,  ma supponiamo per un attimo che sul tavolo del Ministro Adolfo Urso Ministro  del  MIMIT sia arrivata la dicitura lingua Arbëreshë,  bene manteniamo in vita questa ipotesi  e analizziamo il Resoconto della Riunione del 27 settembre 2023  della  Commissione di Vigilanza RAI in cui sono pubblicati i testi dei vari  emendamenti  presentati   dai vari gruppi politici. Negli emendamenti  presentati  dal  Movimento 5 Stelle   non c’è straccia  della parola Calabria, e tanto meno fanno riferimento  alla lingua  Arbërshë.  Ma  vediamo cosa  hanno presentato, tra gli altri  emendamenti  in particolare  al numero  9.28 (il numero 9 si riferisce all’art.9 del Contratto di Servizio,  e il numero dopo il punto  rappresenta l’emendamento e riportiamo i nomi dei parlamentari che  hanno  presentato gli emendamenti: 9.28 Orrico, Carotenuto, Bevilacqua, Ricciardi. “Al comma 4, il periodo contenuto tra le parole: « La Rai, inoltre, è tenuta » e: « conseguire » è sostituito dal seguente: « Ai sensi dell’art. 12, comma 1 della legge 15 dicembre del 1999, n. 482 e dell’art. 11 del dpr 2 maggio 2001, n. 345, la Rai si impegna ad assicurare le condizioni per la tutela delle minoranze linguistiche riconosciute nelle zone di loro appartenenza, assumendo e promuovendo iniziative per la valorizzazione delle lingue minoritarie presenti sul territorio italiano anche in collaborazione con le competenti istituzioni locali e favorendo altresì iniziative di cooperazione transfrontaliera. La commissione paritetica di cui all’art. 21 definirà le più efficaci modalità operative per l’applicazione di tali disposizioni, tenendo conto in particolare della necessità di potenziamento delle strutture periferiche dei centri di produzione della concessionaria”.  

E’ necessario a questo punto,  offrire  maggiori elementi ai nostri lettori per meglio   comprendere quanto richiesto dal Movimento 5Stelle,  sono state  inserite  questioni che esulano dal Contratto di Servizio RAI-STATO 2023-2028  come  collaborazioni con competenti  istituzioni locali, transfrontaliere, ecc, ecc. perché  sono regolamentate da altre normative ed inoltre,  si continua a porre  in evidenza  il concetto “dell’area di appartenenza “  rischiando  di far  partire  programmi in ambito regionali in cui  in una regione si  hanno programmi in arbërshë e in un’altra programmi in lingua albanese, nel Parere  approvato dalla Commissione  di Vigilanza (scripta manent…) che riporta lingua Albanese per la Calabria  vorrebbe dire  che  l’importante e storico    Festival  della Canzone  Arbëreshë  potrà continuare la sua  brillante  vita, ma  non potrà   essere  ripreso  da trasmissioni   RAI   se  non si procederà  a cambiare il   nome in Festival della Canzone Albanese,  il Festival di San Remo  in realtà si chiama Festival di San Remo della Canzone Italiana. Ma qualcuno si è posto il problema della  cura  e tutela della identità culturale, che comprende  anche ed innanzitutto la lingua di minoranza Arbërshë.   Altro  aspetto che l’emendamento non riporta  quando cita l’art. 21  relativo alla Commissione Paritetica  tra RAI e Ministero  MMIT che è chiamata  a scegliere una ed una sola  Sede  Regionale della Concessionaria  RAI  a cui affidare   i livelli minimi  di tutela  di una lingua.  Imporre  alla RAI da parte del Parlamento ( la Commissione di Vigilanza RAI è una Commissione Bicamerale del Parlamento ) una regione e  le rimanenti, come si continua a richiedere  nei Pareri  del 2017 e in quello di oggi è una forzatura  grave   per  il principio della separazione dei  Poteri tra quello Legislativo  del Parlamento e il Potere  Esecutivo  proprio del Governo ed  inoltre la Commissione di Vigilanza RAI  non può ledere  il principio della libertà  d’impresa,   non ci si dimentichi  che  RAI  resta  sempre una Impresa Concessionaria di Servizio Pubblico Radiotelevisivo  anche se è  a partecipazione pubblica, gode  inoltre della possibilità per taluni  settori specifici della produzione  e messa in onda di programmi  radiotelevisivi di operare senza  l’obbligo di applicare il Codice degli Appalti.   Non si comprende inoltre  perché  fare riferimento  ai “centri di produzione della concessionaria”  nell’emendamento 9.28  che sono Napoli, Roma, Milano e Torino, in nessuno di questi centri si  trattano  le Minoranze Linguistiche Storiche, un centro di produzione non può e non deve  essere  utilizzato come paventa l’emendamento  perché il Regolamento della Legge 482/99  recita  con molta chiarezza che una ed una sola   Sede della Concessionaria prescelta per l’assegnazione  dei livelli minimi   per la tutela di  una determinata  Lingua di Minoranza  Storica  e  deve  essere  scelta  in una zona di appartenenza della Minoranza  Linguistica Storica stessa.

Quella che va tutelata è la Lingua  Arbëreshë delle  Popolazioni Arbëreshë  nel suo  complesso  sfruttando le opportunità  tecnologiche  oggi disponibili sempre a minor costo e per fare questo  le Istituzioni si devono fidare dei contributi provenienti dalla cosiddetta  società civile.

Passando invece  ad analizzare tra i diversi ed importanti   emendamenti per  esempio sulla digitalizzazione   presentati dal  Gruppo di Forza Italia  in merito alla questione dell’art. 9, in particolare gli emendamenti  9.26 e al 9.32:

“9.26 Gasparri, Rosso, Dalla Chiesa, Orsini: “ Al comma 4, apportare le seguenti modificazioni: a) alla fine del primo periodo, dopo le parole: « Friuli Venezia Giulia » sono aggiunte le seguenti: « La Commissione Paritetica MIMI-RAI ai sensi dell’art. 21 del presente Contratto di Servizio 2023-2028 istituita con DM 4 settembre 2018 dal MISE oggi MIMI, renda operativo, nell’ambito delle sue competenze, i dettati dell’art.11 del Regolamento D.P.R. 2 maggio 2001, n. 345 Regolamento di attuazione della legge 15 dicembre 1999, n. 482, recante norme di tutela delle minoranze linguistiche storiche. In particolare, la Commissione definisce la scelta di una Sede Regionale della RAI in una Regione a Statuto Ordinario alla quale affidare i livelli minimi di tutela per la Lingua Arbëreshe e individua anche una Sede Regionale RAI in una Regione a Statuto Ordinario in cui possano essere assegnati i livelli minimi di tutela per la lingua Ladina, facendo rientrare le suddette Lingue di Minoranza Storiche in convenzioni a prestazioni corrispettive stipulate con la Presidenza del Consiglio dei Ministri ai sensi della legge 14 aprile 1975, n. 103, per svolgere attività di produzione e distribuzione di trasmissioni radiofoniche e televisive, nonché di contenuti audiovisivi, dedicate alla lingua Arbëreshe e alla lingua Ladina. »

9.32 Gasparri, Rosso, Dalla Chiesa, Orsini: “Al comma 4, aggiungere in fine il seguente periodo: « La Rai istituisce con la regione Calabria, d’intesa tra le parti ed entro sei mesi dall’approvazione del contratto, una convenzione per garantire le trasmissioni radiofoniche e televisive nella lingua della minoranza albanese.

Senza  voler  andare  troppo lontano nel tempo,   gli emendamenti  presentati dal Senatore  Gasparri in occasione della  discussione  in Commissione di Vigilanza  RAI del Contratto di Servizio    sono la conferma  di un suo personale impegno preso pubblicamente  il 3 Luglio 2023  nella sala Zaccari del Senato della Repubblica in occasione della  Giornata di Studi:  Istruzione e Comunicazione per la Tutela della  Minoranza Linguistica Storica Arbërshe, organizzata dalla Fondazione Salvatore  Crucitti Onlus  evento  fortemente  voluto dal  Senatore  Maurizio Gasparri per  il suo impegno ultra decennale nei riguardi delle Minoranze Linguistiche  Storiche  che  ha partecipato  personalmente all’intera giornata di studio.   Esistono anche dichiarazioni  rilasciate dallo stesso  Gasparri a margine della Giornata di Studi.

Alla Giornata di Studi hanno dato il Patrocinio varie  istituzioni, non solo della Calabria, ma anche di diverse regioni d’Italia. Nell’emendamento  9.26 si  lascia  e si rispettano i ruoli del Parlamento rispetto al Governo, si invita il Governo ad attivare la Commissione Paritetica per  definire, secondo criteri  oggettivi,  la  Sede  Regionale RAI  della Concessionaria per  assegnare  i livelli minimi per la tutela, e questo  vuol dire  che per la Lingua  Arbëreshë,   il programma  o il telegiornale  sarà unico;  ma  nulla toglie nella attuazione che  ci possano essere  sempre  a carico della Convenzione RAI-STATO 2023-2028,  sempre che il Governo  lo accetti, che  vengano previsti  contributi  audio e video  dalle  altre  realtà  in cui sono presenti le popolazioni arbëreshe.  Oppure giornalisti,  autori,  tecnici  presenti nelle altre  regioni, che abbaiano la funzione di essere, per esempio,  i  primi dei corrispondenti  e i secondi autori territoriali, anche per fare  sopraluoghi e  i tecnici  appoggiarsi  alla Sede Regionale  RAI disponibile, ovvero giornalisti, programmisti-registi e tecnici  tutti,  per esempio,  che operino in smart-working con le garanzie dettate da specifici contratti di lavoro; per questo non è mancato l’importante contributo, non solo dietro le  quinte, della FIGEC (Federazione Italiana Giornalismo Editoria e Comunicazione) rappresentata nel convegno dal Presidente dott.  Lorenzo del Boca (che per diversi anni è stato Presidente  dell’Ordine  Nazionale dei Giornalisti) e dal Segretario Generale della Figec  dott. Carlo Parisi.  Il Convegno  al Senato  del 3 Luglio 2023  fu  moderato dal dott. Pino Nano già Caporedattore Centrale della RAI.    

Al gruppo di lavoro costituito da rappresentati della società civile che da giugno  2023  ogni lunedì si sono  incontrati in video  conferenza sotto  l’organizzazione di un Comitato Scientifico della  Fondazione Crucitti presieduto dal prof.  Pierfranco Bruni  coadiuvato da:  dall’avv.  Tommaso Bellusci, , Prof.  Enrico  Marchiano’ , prof.  Vincenzo  Cucci, Prof.ssa   Fernanda  Pugliese,  Prof.   Alfonso  Benevento, dott.ssa  Ornella  Radovicka; dott. Emanuele Armentno e dall’ing. Demetrio Crucitti  che con il loro contributo culturale ed esperienziale  hanno consentito  di fornire  elementi  sintetici  su cui l’Ufficio Legislativo  di Forza Italia sollecitato dal Sen. Maurizio Gasparri che   ha poi  presentato sottoforma di emendamento al Contratto di Servizio RAI-STATO 2023 -2028 dando un importante contributo per la stesura del Parere espresso dalla Commissione di Vigilanza  RAI.

Altro importante aspetto  dell’Emendamento  9.26  è quello di aver abbattuto  il blocco delle regioni e provincie  a statuo autonomo in quanto la 482/99  non  fa queste discriminazioni e differenze tra  Regioni, e tra l’altro imposto, in quanto legge dello Stato e di attuazione Costituzionale, delle  variazioni importanti agli Statuti  delle singole regioni e provincie  autonome  qualora  non fossero già presenti dei precetti migliori  a tutela  delle Minoranze  Linguistiche.

Ci scusiamo se per ragioni  editoriali, non elenchiamo i numerosi ed importanti  relatori  ma rimandiamo il lettore  a leggere  il nutrito  numero di rappresentanti Istituzionali  che hanno dato il loro contributo alla Giornata di Studio del 3 Luglio 2023  presso il Senato della Repubblica. L’Emendamento 9.32 dice inoltre  di  attivare  l’art. 12  comma 2  che prevede  la possibilità  delle Regioni di Stipulare  con la RAI  delle Convenzioni specifiche che oltre  a comprendere la produzione  prevedono anche diffusione dei programmi prodotti sto pensando ai  Greci di Calabria e agli Occitani e  nel frattempo in attesa che si sblocchi la  Tutela con i fondi della Presidenza del Consiglio dei Ministri  verso la lingua Arbërshë  sarebbe possibile  applicare  da subito una  convenzione  tra  Giunta Regionale e RAICOM S.p.A. come fu già proposto nel 2015. 

Il Percorso non si  conclude con il Parere della Commissione di  Vigilanza  ma  inizia proprio da  qui  e non lasciarlo cadere  come avvenne  già nel 2017 quando  la proposta  di tutelare   “la  lingua albanese, come lingua  di Minoranza” al vaglio del Governo  dell’epoca 2017  in cui passò solo  la Lingua Sarda e   migliorie  per altre  Lingue Minoritarie comprese  nella Legge 482/99, ma l’ approccio seguito  di allora  non passò, forse oggi qualche speranza  in più esiste e sarebbe concreta.

Per  concludere  nel corso dei lavori  del  Comitato Scientifico associato  alla Giornata di Studi  su Istruzione e Comunicazione  al Senato  della Repubblica  è intervenuto un giovane  ricercatore  Giulio Cusenza di Paina degli Albanesi  in video conferenza dalla Germania  a quando  nella telefonata  prima del suo intervento, ebbi la possibilità di raccontare quanto nel 2002  il Ministro  Gasparri  all’epoca  Ministro delle Comunicazioni,  fece istituire il Forum del Trattamento Automatico del Linguaggio, per  realizzare un progetto di trattamento  dei linguaggi per  favorire, attraverso la RAI la  comprensione  dell’italiano ai tanti stranieri presenti in Italia,  ne fu tanto entusiasta che nel presentarci  i suoi studi  di intelligenza  artificiale a favore  della  lingua  Arbëreshe    usò  proprio il termine: Trattamento Automatico del Linguaggio, ma questa è una altra  storia.  

Auguri al Popolo Arbëreshë d’Italia, perché possa vedere  finalmente  soddisfatta  questa  carenza  costituzionale di poter disporre di trasmissioni radio e televisive e web  che  da moltissimi anni richiede ma che purtroppo  senza una azione comune e  visione d’insieme, non riesce ad ottenere.   

                                                                                                                                                         

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