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(M)ELODIE NUOVO REALISTE 

«Il regista risveglia il suo pubblico in un incubo ancora peggiore con una doccia finale di splatter. Occhi infilzati, carne martoriata: l’abominio» così recitava parte della recensione che Nanni Moretti leggeva al critico che l’aveva scritta in Caro diario. Il corpo, dunque. Abominio di by-pass, impianti, stent, pacemaker, pompe di insulina, defibrillatori impiantabili, impianti cocleari (orecchi bionici), ma anche tatuaggi, piercing; Maurice Merleau-Ponty scriveva che «io sono il mio corpo». Sia esso dispositivo biopolitico o semplice res extensa (separata dall’anima e dal pensiero), il corpo come (m)elodie nuovo realista rimane inemendabile. Elodie incarna (è proprio il caso di dirlo) quel preciso dispositivo che intercetta gli sguardi altrui e la presenza del «totalmente altro» attraverso l’uso di una «tecnologia del sé» destrutturante. A rimbalzo, il corpo (giustappunto, martoriato e/o sollevato lungo il perimetro di una vasca piena d’acqua durante un concerto) diventa – in questa nuova «rifeudalizzazione» (come dice Massimo De Carolis) – oggetto di vassallaggio. Gerarchicamente incastrato e incapsulato tra un «non più» e un «non ancora», il corpo di Elodie, nei dintorni della sua musica (della sua melodia), ghermisce il biopotere neoliberista. Maurizio Ferraris parla del corpo come di un «organismo inserito in un ambiente fisico». In questo senso, la demarcazione platonica tra nascita e tomba, per così dire, ovvero tra sema e soma, non potrebbe venire interpretata oggi (più) come prigione. Carceri, cliniche, manicomi e sistemi educativi non direttamente fanno (più) pensare a sorveglianza e punizione. Fanno, invece, pensare a una messa in esecuzione delle «ragioni del corpo». Il «marcatore somatico» di Antonio Rosa Damasio indicava, proprio, quella corretta interrelazione fra corporeità (in questo caso delle emozioni) e azione. Il corpo automatico, insomma – come la «fidanzata» di Ferraris. Inemendabile, questo corpo-azione immediatamente proiettato nell’etica e nella politica, si manifesta, dunque, come realtà che esiste, persiste e resiste. Insiste, anche, sulle (m)elodie nuovo realiste della cantante romana che, lontano dagli sguardi del suo pubblico, prospetta una inedita dimensione della corporeità. Il corpo, in tutta la sua concretezza, che si pone come alternativa anche a quel «virtuale» che secondo Jean Baudrillard, avrebbe preso il posto del «reale». In tale direzione ermeneutica, tale corpo-oggetto (capace di decisione) assume il valore di una realtà con cui dovere fare i conti. Aver citato Elodie serve, in questo quadro, solo come esempio di una tendenza che risulta ampiamente già in atto. Il corpo liberato, libero, autarchico. Non il corpo del reato, il corpo di ballo. 

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