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MICHELA MURGIA, L’OMAGGIO DI MARIO ALBERTI

CHI SCRIVE NON MUORE MAI, CIAO MICHELA

È morta una donna libera.

È morta Michela Murgia, quando pensavamo non dovesse morire mai. La sua narrazione della malattia col sorriso, e l’ironia, il suo “tutto il cancro minuto per minuto”, raccontato sui canali social, era un modo, forse più per tutti noi, di esorcizzare la morte incombente, la morte più brutta.

E noi tutti che la leggevamo sentivamo le cose brutte distanti, come in una bolla di tempo sospeso e rimandato.

Leggo della sua morte all’alba e provo dispiacere come fosse una conoscente, perché la presenza sui social, sovente, è prossimità.

Quando è di qualità.

Ammetto, non accade con tutti.

Della Murgia condivido totalmente la lotta per i diritti delle persone che amano, come dire, in modo non tradizionale.

Orrendo termine coniato da quelli che si affrettano, in ogni dove, a dire che il matrimonio è solo tra uomo e donna. Mentre il resto è quasi reato.

Ma non importa. Andiamo oltre.

Diritti e libertà in questo mondo escludente sono ciò che non dovrebbero essere.

Una costante lotta.

È la cultura della distopia che la Murgia, con la sua narrazione ironica e dolce della famiglia liquida e inclusiva contrasta. Attenua.

Parlo al presente, perché chi scrive non muore mai.

Ecco forse l’eredità di una scrittrice che muore. Sopravvivere tra le parole diffuse nelle pagine scritte.

E forse scrivere è veramente, anche, l’unico modo per essere liberi.

Chi vuole ti legge, legge chi sei nelle storie che racconti, chi no legge altro.

Un laico addio, potente Michela.

Come dissero già, Bella Ciao.

Mario Alberti

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