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Michele Albanese testimone di libertà e verità

Da Giornalistitalia.it di Franco Siddi

La notizia della morte di Michele Albanese è di quelle non si vorrebbero mai ricevere. Mi addolora profondamente. La Calabria e l’Italia perdono uno dei suoi uomini e giornalisti migliori, un testimone autentico e rigoroso di libertà e verità. Non ha mai cercato le platee della notorietà personale.

È stato sempre se stesso, umile, quanto determinato a raccontare notizie scomode per la malavita organizzata, la ’ndrangheta e le mafie, restando sempre in frontiera, nei luoghi scomodi della sua terra, convinto che al riscatto civile e alla società della legalità ciascuno debba portare il suo contributo vivendo sul campo. Un’esperienza, questa, dura e difficile, che lo ha esposto a gravi pericoli, fino a costringerlo a vivere sotto scorta quasi dodici anni: una condizione che lo ha salvaguardato ma ne ha condizionato la vita privandola di normalità per sé e per la famiglia.
Michele avrebbe potuto cercare di avere un posto adeguato fuori. Ha sempre, invece, voluto stare lì, nella sua terra, per dare voce alle qualità e alle libertà della sua comunità, evidenziando di contro violenze e soprusi. Un sacrificio che ha pagato in salute. L’ho trovato in frontiera un quindicina d’anni fa con la Fnsi.

In Calabria è sempre rimasto e ogni scelta, anche associativa, come l’adesione alla Figec, l’ha fatta sempre con fedeltà alla sua autonomia di coscienza, alla sua comunità e alla sua missione di libertà e verità. Senza etichette.
È stato sempre la stessa persona della legalità che convinse più di tutti il Ministero dell’Interno a istituire il Centro di coordinamento sul monitoraggio delle minacce e degli attentati contro i giornalisti. Il nome e l’opera di Michele Albanese possono e debbono continuare a vivere. Ai familiari le più sentite condoglianze

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