Il Partigiano calabrese nella Resistenza: Sebastiano Giampaolo, nome di battaglia “Fiore”
La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...
La Calabria è in lutto e con essa lo è tutto il mondo della cultura.
È morto Nik Spatari, artista poliedrico, nella sua Mammola, all’età di 91 anni. Pittore e scultore di fama mondiale, è stato il fondatore del parco laboratorio MuSaBa, un museo a cielo aperto sorto sui resti del monastero dell’ordine basiliano sul fiume Torbido.
Un progetto ideato assieme alla moglie, compagna di vita, Hiske Maas, nel 1969, dopo aver aperto una galleria a Milano, nel quartiere Brera.
Allievo di Le Corbusier, fu amico di mostri sacri del calibro di Pablo Picasso e Jean Cocteau, conobbe Jean-Paul Sartre nella Parigi degli anni ’50, capitale della cultura dell’epoca. Fautore della corrente del Prismatismo, non smise mai di innovarsi, perseguendo quel dinamismo nella costante esplorazione del mondo, nella scomposizione del reale, nella vitalità della nudità pittorica.
Un’arte anelante visione, elogio alla terra natia mai dimenticata, alle radici salde dell’esistenza. Ma oltre ad essere stato un Maestro inarrivabile, Nik Spatari è stato un grande uomo.
Sordo dall’età di 11 anni a causa dello scoppio di una granata, non si perse d’animo, sviluppando una mirabile capacità sensoriale, instaurando un vero e proprio rapporto esclusivo con la materia. Un contatto diretto che pervade tutte le opere, vivificandole, conferendo loro una tangibile sensibilità.
Una sensibilità che ho avuto la fortuna di riscontrare quando nel 2012, ancora bambino, ho visitato il museo. Un’esperienza totalizzante, l’immedesimazione in un percorso meditativo corroborato da un colloquio personale con l’artista.
Rammento la vivezza nei suoi occhi, riflesso di un acume mentale, di una profonda e inimitabile emotività, dimostrazione di come la disabilità sia una risorsa da cui trarre la forza di superare se stessi.
Mi sono ritrovato partecipe di quest’impresa, scorgendo lo spirito insito nella sua arte, ho pianto, commosso da un sorriso semplice, puro.
La sordità non era per lui un limite insormontabile ma uno stimolo che non lo fece sentire mai arrivato, ingaggiando una sfida col proprio io artistico.
Spatari era un prodigio, un genio ma soprattutto un maestro di vita da assurgere a modello per tutti coloro che affrontano quotidianamente avversità.
Ecco perché oggi la Calabria, la comunità tutta è afflitta da una perdita incolmabile. La perdita di un uomo, che ha insegnato tanto, un animo trascendente che personalmente ricorderò per sempre, eternando quell’incontro, raccogliendone, intimamente, l’eredità umana.
